Ieri era domenica. Tanta gente al centro commerciale. Ma poi cosa c’ero venuta a fare? Non osavo pensare cosa ci fosse ai parcheggi e all’incrocio mentre mi accodavo ad una fila interminabile alla cassa.
“Un attimo, ci metto un attimo, devo assolutamente comprarlo, amore, torno subito!”
Lei. Sui trent’anni, minuta, jeans attillati su tacchi altissimi.
Lui. Alto, moro, rosso in viso.
“Ma è il nostro turno, è un’ora che aspettiamo, ma dove vai, vieni qua, è il nostro tur….!”
Lei. In trance, scarica sul carrello, stracolmo all’inverosimile, la sua grossa borsa di pelle bianca con frangia ed è già lontana.
Lui. In braccio il bambino, in mano una lattina di coca cola, al dito medio il ciuccio, nell’altra mano un sacchetto di patatine aperto che come una bocca spalancata semina briciole ovunque. Tra l’imbufalito e l’imbarazzato scuote la testa, si risistema sul braccio il pupo che si agita e ci guarda abbattuto e rassegnato mentre mormora, non si sa se a noi, che gli accenniamo un sorriso di solidarietà o a se stesso
“non era così, non la riconosco più”
In quell’attimo mi è venuto da pensare a un film degli anni cinquanta che avrò visto mille volte “L’invasione degli ultracorpi”, mi pare di Siegel. Racconta di una città americana nella quale molti sono convinti che le persone a loro più vicine, le mogli, i figli, le madri… non siano più essi stessi, insomma li sentono degli “estranei”. In realtà gli alieni stanno sostituendo alle persone dei sosia senza più sentimenti ed emozioni che ubbidiscono solo alla loro volontà.
Grande metafora della massificazione e del consumismo, nel quale l’individuo, come dice Zygmunt Bauman, non riesce a conservare la propria “forma”.
Mi guardai intorno. Mi sembrò tutto surreale, la fiumana di volti inespressivi verso una sola direzione, la voce metallica ad intervalli regolari, l’uomo che si rigirava tra le mani un cavolo, la donna che parlava con uno scaffale, il commesso che sfrecciava su un coso elettrico a due ruote, un numero indefinito di mani concitate all’assalto di un ‘enorme pila di scatoloni, il bip ininterrotto e penetrante del lettore di codici alla cassa….
E se questa mutazione fosse un processo iniziato da tempo? E se tutti noi fossimo già alieni ma non lo sappiamo?







