Ciao Miriam!

Sarà un segno  che proprio in giorni  in cui viene fuori tutta la miseria intellettuale di una classe politica inetta ed  indegna, muoia  una donna  che credeva fermamente che un mondo migliore fosse possibile e per questo ideale ha combattuto per tutta la vita. Ho avuto l’onore di conoscerla quando era  già una donna matura ed io,  giovanissima, fui colpita dalla sua storia, dalla  sua cultura,  dalla calma e la fermezza con le quali affermava le sue idee.  E’ stata per me un esempio e una guida.

A lei voglio dedicare perciò questi versi e salutarla come si saluta un’amica.

Ciao Miriam!

Anni 70 di Franca Figliolini

ricordi quando pensammo di fermare il tempo

coi palmi delle mani aperte
e parole, parole, infinite parole
una teoria di parole
come incantamenti
scorrevamo per le strade come torrenti in piena
trasformati in bandiere di noi stessi
trascinati a valle inarrestabilmente
annichiliti da una diga di sangue e violenza
dall’ottusa crudeltà di chi si volle avanguardia
d’umanità imbastardita dall’ecolalia degli slogan
ah, come fu duro il silenzio
-dopo-

Le voci dei bambini impollinano il tempo….

In questi giorni sono lontana da casa. In quel di Scandiano faccio la tata a tempo pieno a mia nipote  Asia, tre anni e le idee già ben chiare: da grande vuole fare la “pinpipessa” e la ballerina.

Da quando è nata, quando la guardo,  è come se ogni volta, qualcosa di prodigioso avvenisse sotto i miei occhi.

Che regalo stupendo ci fanno i nostri figli!

Ieri non si dava pace, aveva perso un giochino e girava dentro casa, ripetendo “dov’è naccotto nonna? “

Mi è venuto da pensare, in quel momento,  alle tante cose che  dovrà cercare nella vita,  per essere felice, e a una poesia che parla di questo  gioco che dura tutta la vita.

C’è qui – mentre le voci dei bambini
impollinano il tempo – come una nostalgia
simile a quella che del corpo hanno i morti.
Acqua acqua fuoco fuoco – giocano
a chi trova ciò che è nascosto
un gioco che durerà ancora,
a lungo.

Lucianna  Argentino

La poesia è tratta da  http://www.vicoacitillo.it/

Certe volte al mattino la trovo là, lei, la solitudine, appoggiata sullo schienale della sedia accanto al letto e ho l’impressione di infilarmela insieme ai vestiti che indosso. Iraida

Solitudine    di Franz Krauspenhaar

Non c’è che una solitudine, una sola.
Attraversa le braccia della giacca,
si posa sulla cenere della sigaretta,
atterra sui capelli tra la pioggia e
si stanca delle scarpe, delle mani
strette, e si acciglia per il bianco
sparato della neve, il blitz del tempo
in un inverno che non ha mai fine,
fino a una primavera che non vedi.

Le canzoni sussurrate di Canio Loguercio

Descritto dalla critica come un incrocio tra Battiato e Laurie Anderson, in questa canzone  celebra, a fil di voce come in un delirio, l’amore, tormentato e straziante, che entra nelle vene come materia incandescente, amore che divora, “un amore che si mangia”, una preghiera palpitante, tagliente, emozionante, in un dialetto, quello napoletano, “sacra madre-lingua delle passioni”

Provo a tradurre…ma è naturale che la lingua originale è un elemento imprescindibile dalla performance

Amore amaro, passione che toglie il respiro, anima gravida di carboni ardenti che partorisce diavoli e canzoni appassionate Amore amaro larva appiccicosa mi hai cucinato lentamente anima e cuore,brodo ardente dentro le vene che bevi a sorsi e non ti importa delle canzoni…Amore mio vattene, io non mi muovo, tu vai io resto a dormire, senza che me ne accorgessi è passato un altro anno un altro ne passerà. Madonna della neve, sei indifferente(di marmo ghiacciato) perché hai voluto graziarmi? perché non mi fai morire?Sta cambiando il tempo e porta tempesta, sento già il freddo nelle ossa, porta bufera, fratello, nella notte intera. I miei occhi piovono lacrime lucenti Amore amaro amore mi hai sfondato le reni senza nessuna preoccupazione del mio dolore, compagno mio stai con me notte e giorno e sai che se non te ne vai sarò costretto ad andarmene io..Amore mio vattene via, io ho paura, tu vai io potrò dormire…….Madonna bugiarda tu mi hai abbondonato con te mi hai preso per farmi morire..

Specismo? no, stupidità, semplicemente.

Le mie grondaie  sono invase dai piccioni, con le conseguenze che si possono facilmente immaginare! Mi sono informata su possibili  rimedi:  ci sarebbero delle strisce metalliche di aculei da applicare alle  grondaie stesse o addirittura  “dissuasori elettrici” per tenerli lontani. Li ho visti su un sito specializzato ma mi sembrano una crudeltà. D’altra parte  penso che questi  animaletti troverebbero sicuramente un sistema alternativo per lasciare le loro tracce. Chissà perché  non sono un problema in montagna, laddove l’uomo si vede poco e la specie si autoregolamenta in maniera naturale, ed invece, nelle città e in  pianura, dove  evidentemente è la presenza umana ad infestare l’ambiente, i piccioni abbondano.  Io non sono antispecista, penso semplicemente che l’uomo debba farsi carico di tutti i guasti  all’ambiente che lui stesso ha provocato.  Perciò, io  tifo per i piccioni,  certa umanità si meriterebbe proprio  qualche “pensierino”  depositato  sulla testa, per esempio,  l’assessore alla provincia di Como che ha arruolato ottanta cecchini ottanta, per liberare la città dai proliferi animaletti.

Einstein  diceva che due cose sono  infinite: l’universo e la stupidità umana, qualche dubbio lo aveva solo riguardo all’universo.

Domani andrò a comprare  delle girandole da mettere sulle ringhiere !

Sulla porta tu, due magnolie profumate nel taschino, ciliegie rosse in fondo a un foglio di giornale, il nome mio arrotolato intorno alle tue labbra. La tua anima è ancora qui. Iraida

These Foolish Things

….profumo di gardenia su un cuscino
fragoline selvatiche a sette franchi al chilo….

…. il singhiozzo del treno di mezzanotte in una stazione vuota
calze di seta gettate là, inviti al ballo….

….il profumo di foglie che bruciano, la sirena dei battelli a vapore
due innamorati per strada che passeggiano come sognatori
il tuo spirito è ancora qui

queste strane cose
mi ricordano te

E noi lo guarderemo!!

Lo sappiamo tutti che la rete macina ogni cosa, emozioni, storie, banalità e fesserie ( è troppo dire “come nella vita reale”?)  Può diventare una  formidabile macchina di aggregazione sociale o un deserto di automatismi senza senso. A volte mi capita di pensare a come reagiremmo nella  realtà,  se un tizio si avvicinasse e ci dicesse ”vorrei conoscerti” o se uno sconosciuto di fronte a noi  in metropolitana, mentre leggiamo un libro, ci dicesse all’improvviso che anche lui l’ha letto e che bla bla bla…. Nel  primo caso, la risposta la lascio alla fantasia di ciascuno,  nel secondo,  al massimo accenneremmo un freddo sorriso di circostanza e ritorneremmo alla lettura, magari pensando “ma che vuole questo?”

Socializzare in rete è meno impegnativo del vis a vis, per ovvi motivi. Quando si è di fronte, gli uni agli altri,  dobbiamo fare i conti con l’imbarazzo, la poca o molta autostima, l’ansia di non essere capiti, la fastidiosa impressione di non essere ascoltati, la timidezza,  la fretta,  la forma fisica. Non era anche questo il motivo dei “carteggi”?

Molti dicono che in futuro  chatteremo  e scambieremo  commenti in rete, posseduti  tutti da un’isteria collettiva o che finiremo per  comunicare con un  software e  nemmeno  lo sapremo.

Perciò, altro che “ social” network, diventeremo sempre più soli!!?!  Ora, a parte il fatto che  certe solitudini c’erano  anche prima della connessione virtuale e che, nella realtà, quante parole, vuote di alcun senso,  rimbombano nei nostri pensieri ogni momento,   al lavoro, negli uffici, sul tram,  con gli amici, con i  parenti!  si filosofeggia tutti i giorni sull’incomunicabilità dei nostri tempi e noi dovremmo pigliarcela con i social network? E poi  perché il mondo dovrebbe essere migliore senza questo strumento? Gli stessi discorsi si facevano anche per il telefono!  La solitudine è una condizione dell’essere umano, nella quale conta  la sua storia, le sue inclinazioni, le sue scelte,  è “un affare interno” di cui non si può dare la colpa a una macchina. Noi tutti siamo essere pensanti, ci piace tutto ciò che ci fa star bene ed evitiamo, per quanto è possibile, il contrario. Non so,  a me questo labirinto di pensieri  piace. Domani antropologi e sociologi ci spiegheranno perché.

Eugenio Scalfari, anni fà,  intervenendo sull’invasività dei social network,  disse “  navigate su internet, ma non dimenticate di guardare ogni tanto il cielo”

E noi lo guarderemo!

Le parole sono azioni. Ludwig Wittgenstein

Ancora dal “Dizionario affettivo della lingua italiana” di Matteo Bianchi

Coraggio

Ho pochi anni e cammino in bilico su un muretto. Mia madre si sposta di fronte a me con le braccia pronte ad afferrarmi, mi insegna le prove di coraggio. Ce ne sono molte ma questa è la mia preferita. Mi ha aiutato a salire sul muretto via via sempre più alto e ha esclamato: prova di coraggio numero uno! Poi ha lasciato le mie mani. Non so descrivere l’emozione. La produco dentro il mio piccolo corpo, la trasmetto ad ogni centimetro di pelle, la dono a mia madre in un sorriso impavido, sprezzante del rischio.

Vent’anni dopo e prima di andarsene, mia madre lascia ancora una volta le mie mani. Non sappiamo a che numero di prova siamo arrivate. C’è un vento forte che mi spinge ma non cado. Lei osserva il mio equilibrio con una certa soddisfazione. Dice: sai che la parola “coraggio” deriva da cor-cordis, ti ricordi cosa significa? Sostantivo neutro, terza declinazione, cuore. Scendo dal muretto  con un salto il più ampio del dovuto.

E’ una prova solo mia. Adesso

(Ester Armanino, autrice di “Storia naturale di una famiglia”)