Un’amica guardava la foto a sinistra sulla home del mio blog e mi ha chiesto “ma questa donna, parte o arriva dove voleva?”
Ed io “che importanza ha? tutte le strade sono uguali, sei tu a decidere se un percorso sia un arrivo piuttosto che un ritorno. Sei tu stessa il viaggio che non ha inizio né fine e qualsiasi strada non porta da nessuna parte: in fondo sei tu che parti da te stessa e l’unico punto in cui arrivi sei sempre tu”
E poi ho pensato che mi riconosco parecchio in quella donna che, bagaglio in mano, ha l’aria di riprende la sua strada. Verso dove non so ancora.
Una mattina di dicembre di due anni fa la mia vita è stata scaraventata in un” vuoto di senso” al di là del quale sono rimasti il mondo delle cose, gli altri e quello che ero. Per due anni ho cercato in un “corpo” violato ed indolente i pensieri, i ricordi e i desideri e tutti i baci di chi scandiva il ritmo dei miei giorni. Per due lunghi anni ho frugato nei suoi occhi persi e ho trovato solo il vuoto di un universo senza tempo, senza luoghi, senza rumori, un buco nero dove sono annegata io stessa con il mio sentire.
Da un mese, quella che apparentemente era una morte è diventata lo strazio del vedersi portare via anche ciò che restava di quel corpo: il viso, gli occhi, le mani, il respiro.
Non so dove andrò adesso, so solo che dovrò riprendere i passi su vecchie orme, ritornare nella terra del
” prima” e oltrepassare il confine con i miei giorni futuri. Ho letto da qualche parte che esiste un “tempo atteso” ed è quello in cui siamo capaci di alleggerirci del tempo passato per poter più agevolmente guardare al cammino che ci aspetta.
Ecco cosa dovrò fare. Ma ho bisogno di riprendere fiato e…. coraggio.


