Parlavo con un amico, ci chiedevamo : “a che serve la poesia?” “sarà vero che i poeti sono inutili?” nel senso “ se e quanto incidono su ciò che accade ” “può una poesia modificare gli eventi della storia?”. Lo stesso amico mi ha consigliato un libro di Nicanor Parra “Antipoesie”.
Poeta cileno, Parra, classe 1914, laureato in fisica quantistica e matematica e fratello di Violeta, famosa per la bellissima “Gracias a la vida” , con ironia e sarcasmo cerca di dissacrare la migliore tradizione della poesia latino-americana (Neruda, Mistral..) e, convinto che la poesia debba ripudiare i toni alti per quelli popolari e quotidiani, si sente più vicino a Eliot, Pound, Whitman. Il poeta non più “vate”o “semidio” insomma, ma individuo irriverente, anche nei confronti della morte o della religione.
La capacità di raccontare la realtà nelle sue pieghe, spesso drammatiche, con “leggerezza”, che non è superficialità o inconsapevolezza ma distacco, “disincanto” quasi, è una prerogativa della Poesia. Un mio amico poeta dice che la poesia “non può cambiare il mondo. Ma almeno può alleviare la nostra sofferenza e accrescere la nostra gioia di esser-ci” e comunque, se disegni delle linee su un vetro appannato, non ti chiedi perché, non ti importa a che serve, il dito scivola inseguendo un pensiero e questo ti rende felice per il tempo che impiega quel segno ad evaporare.
Padre nostro
Padre nostro che sei nei cieli
pieno di ogni genere di problemi
con l’espressione corrucciata
come se fossi una persona qualunque
non pensare più a noi.
Capiamo che tu soffra
perché non riesci a mettere le cose a posto.
Sappiamo che il Demonio non ti lascia tranquillo
distruggendo tutto quel che costruisci.
Lui ride di te
ma noi piangiamo con te.
Padre nostro che sei dove sei,
circondato da angeli sleali,
sinceramente
non soffrire oltre per noi.
Devi capire
che gli dei non sono infallibili
e che noi sappiamo perdonare tutto.
Nicanor Parra
