Il profumo della vita.

Viviamo le nostre vite, facciamo qualunque cosa e poi dormiamo – è così semplice e ordinario. Pochi saltano dalle finestre o si annegano o prendono pillole; più persone muoiono per un incidente; e la maggior parte di noi, la grande maggioranza, muore divorata lentamente da qualche malattia o, se è molto fortunata, dal tempo stesso. C’è solo questo come consolazione: un’ora qui o lì, quando le nostre vite sembrano, contro ogni probabilità e aspettativa, aprirsi completamente e darci tutto quello che abbiamo immaginato, anche se tutti tranne i bambini (e forse anche loro) sanno che queste ore saranno inevitabilmente seguite da altre molto più cupe e difficili. E comunque amiamo la città, il mattino; più di ogni altra cosa speriamo di averne ancora.   Solo il cielo sa perché lo amiamo tanto.

Michael Cunningham, Le ore.

 

“Tu non troverai i confini dell’anima, tanto profonda è la sua ragione. (Eraclito)

Siamo gli unici esseri sulla faccia della terra ad avere coscienza della nostra  morte e, tuttavia, non  sapremo mai  farcene una ragione.

Dio! Non chiedermi di elencare le tue meraviglie.

Ti riconosco le stelle e i soli

e i mondi innumerevoli.

Ma ho misurato le loro distanze

e li ho pesati e ho scoperto la loro materia.

Ho inventato ali per l’ aria,

e chiglie per l’ acqua,

e cavalli di ferro per la terra.

Ho accresciuto milioni di volte la vista che tu mi desti,

e l’ udito che mi desti, milioni di volte;

ho valicato lo spazio con la parola,

e preso dall’ aria il fuoco per farne luce.

Ho costruito grandi città e perforato colline,

e gettato ponti su acque maestose.

Ho scritto l’ Iliade e l’ Amleto;

ho esplorato i tuoi misteri,

e ti ho cercato senza posa,

e ti ho ritrovato dopo averti perduto

in ore di stanchezza –

e ti chiedo:

ti piacerebbe creare un sole

e l’ indomani avere i vermi

che ti brulicano in mezzo alle dita?

Da Antologia di Spoon River

                       Edgar Lee Master