Di Nicanor Parra e dell’”antipoesia” mi è già capitato di scriverne qui http://iraida2.wordpress.com/tag/nicanor-parra/
Ironico, dissacratore dell’idea di poeta “vate”, anche nei versi che seguono non sembra prendersi sul serio mentre si interroga sul concetto più relativo ed opinabile che esista al mondo, il tempo e la percezione che ne ha l’essere umano. Beffardo e sarcastico, ho l’impressione che voglia ridicolizzare la poetica tradizionale che su questo argomento ha versato fiumi di inchiostro.
Il suo ragionamento, ad ogni modo, non fa una grinza ma quanti di noi sono d’accordo?
Ultimo brindisi
Che lo vogliamo o no
abbiamo solo tre alternative:
ieri, il presente, e domani.
E neppure poi tre
perché come dice il filosofo
ieri è ieri
ci appartiene solo nel ricordo:
alla rosa che ha perso le foglie
non puoi levarle un altro petalo.
Le carte da giocare
sono solo due:
il presente e il giorno di domani.
E neppure due
perché è un fatto ben stabilito
che il presente non esiste
se non nella misura in cui si fa passato
e già passò…
come la gioventù.
Riassumendo
ci resta solo il domani:
io sollevo la mia coppa
per questo giorno che non arriva mai
che però è l’unico
di cui realmente disponiamo. (Nicanor Parra)

