Sulla porta tu, due magnolie profumate nel taschino, ciliegie rosse in fondo a un foglio di giornale, il nome mio arrotolato intorno alle tue labbra. La tua anima è ancora qui. Iraida

These Foolish Things

….profumo di gardenia su un cuscino
fragoline selvatiche a sette franchi al chilo….

…. il singhiozzo del treno di mezzanotte in una stazione vuota
calze di seta gettate là, inviti al ballo….

….il profumo di foglie che bruciano, la sirena dei battelli a vapore
due innamorati per strada che passeggiano come sognatori
il tuo spirito è ancora qui

queste strane cose
mi ricordano te

Le peonie di Honfleur

Apro un cassetto, un altro ancora,  poi un armadio.  Per la miseria! non c’è un filo di  spazio.

Mi dico “dovresti buttar via un po’ di roba” ma proprio non riesco a disfarmi di niente, o  meglio, è insopportabile per me  fare a meno di tutto quello che ho desiderato,  che ho  dimenticato e poi cercato, che ha fatto parte dei miei giorni, della mia vita. La sindrome dell’abbandono è una condizione che ho  vissuto nel momento stesso in cui sono venuta al mondo e, come un imprinting, è rimasto  stampato  per sempre nella mia memoria affettiva.  Deve essere per questo che  vivo nel terrore  di poter essere separata per sempre, per un motivo o per un altro,  da quello a cui sono più attaccata, fosse anche un oggetto sprofondato e dimenticato  nel più remoto angolo della mia casa.
E dire che  il destino, una mattina,  stabilisce tuo malgrado,  che puoi fare a meno  di chi  ti ha accompagnato il primo giorno a scuola  e  per un lungo tratto della vita.  Da un giorno all’altro,  fai a meno di chi,  con la sua voce,  ha scandito il ritmo dei tuoi giorni ed era, ogni mattina,  la sostanza di un altro giorno insieme. E allora?

E allora  si può vivere anche senza il servizio spaiato da thè della  bisnonna , dei vecchi libri del liceo,  messaggeri d’amore inconsapevoli, tra l’ora di storia e quella di latino. Puoi fare a meno delle carte stradali di mezza Europa e  dei disegni sbiaditi di un’estate a Salisburgo. Vivrai lo stesso anche senza  il  vecchio scialle in cui ogni tanto affondi il viso e  che ha perso ormai  l’odore della pelle di tua madre. Vivrai,  comunque,  senza  le peonie di seta che  comprasti al mercato di Honfleur,  un mattino d’agosto che intorno c’era una luce che abbagliava i tuoi occhi e la tua vita. E  tu fosti tanto  sciocca da  pensare che quell’attimo fosse l’eternità.