
Si può dire che la giornata, per me, sia iniziata stanotte. Il solito incubo, io di fronte a qualcosa di spaventoso ed indefinibile che dovrei fare se voglio mettere fine al caos in cui sono piombata e che, tuttavia, è umanamente impossibile che io possa fare. Un senso di vertigine che mi sconvolge, che mi tiene in bilico su un baratro fino al risveglio. E’ dall’adolescenza che quest’altra me, quella che si aggira nella mia vita di notte, non si decide a viverla fino in fondo questa sua ossessione. Al contrario, me la rimanda di giorno sotto forma di inquietudine, un incomprensibile stato di turbamento ed alterazione che mi rende irritabile oltremodo.
La mattinata a scuola, tra una versione di latino, disertata dall’intera quarta C, e una lezione sulla “signoria bannale” in seconda A, interrotta dal solito cellulare tenuto acceso. Non c’è che dire, è l’ideale, in una calda giornata di maggio, parlare del Capitolare di Quierzy , mentre fuori c’è il sole e un profumo di gelsomino entra dalla finestra, la stessa dove, dall’inizio dell’ora, si sta specchiando dal terzo banco, lei, la Del Grauso e, già che c’è, si dà anche una passata di lucidalabbra, oramai la campanella è prossima a suonare l’intervallo ! All’una e un quarto il mio orario di lezione è terminato, scendo le scale, metto nel cassetto il mio registro, saluto di corsa qualche collega e mi avvio verso la macchina. E intanto penso al pomeriggio. Dovrò tornare a scuola per la riunione di dipartimento, sai che spasso! Alle diciannove il dentista, un salto al centro commerciale e poi, traffico permettendo, a casa non prima delle nove. Devo sbrigarmi. Sto per salire in macchina, alzo lo sguardo. Oltre il cancello del parcheggio, l’insegna del bar di fronte, con i suoi colori sgargianti, invade i miei occhi. Nessuna esitazione, richiudo la portiera.
“Un magnum al cioccolato, per favore”. Il ragazzo me lo porge. Nello spazio antistante c’è un bel fresco, sotto il tendone bianco. Poltroncina o dondolo? Dondolo! Con le dita stacco i pezzi dello strato di cioccolato e lascio che si sciolgano in bocca mentre, ad occhi chiusi, sono fermamente convinta, che finire il mio gelato è tutto ciò che mi resta da fare… nella vita.