Anni sprecati?


Oggi leggevo questi versi e,  guardandomi indietro, mi chiedevo quali anni della mia vita potevo ritenere sicuramente “sprecati” . Sì, tempo perduto che avrei potuto impiegare proficuamente, se avessi avuto un pò più di coraggio a fare una scelta piuttosto che un’altra,  a tacere o parlare a seconda della convenienza, a chiudere o aprire una porta, indovinandone il momento… Certo qualche errore si poteva evitare ma, nonostante mi sforzi, non penso  sia possibile  definire “sprecato” ogni tempo trascorso.  Ciò che è stato è qui, adesso, nel  presente  che continua a svolgersi anche grazie al passato, nonostante gli errrori commessi. Iraida

Anni sprecati  di Titos Patrìkios

Venti anni perduti(ma cosa significa averli guadagnati?) F.Pessoa

Tutti noi abbiamo alcuni anni sprecati
chi tre, chi sette, chi di più
ma venti sono un bel cerchio
possiamo avvolgerci il passato
senza il panico che viene
con gli anni perduti di una vita intera.
E poi, cosa significa aver guadagnato
vent’anni che si spostano
ogni volta che guardo indietro?
Progressi regolari secondo il progetto
produttività costante, rendimento aumentato
riconoscimento al momento opportuno e onori del caso.
Ebbene, venti futili anni sprecati
che hanno fornito occasioni
per il sogno di una vita piena di possibilità
che mai sono state realizzate,
per il godimento acquisito dall’identificazione
con la persona che non sono mai diventato,
per la gioia e il senso di colpa per l’interminabile
adeguamento degli obiettivi,
per le accettazioni senza riserve,
per gli spaventati rifiuti.
Venti anni sprecati
sono sempre necessari
per un ambizioso presente.

Le voci dei bambini impollinano il tempo….

In questi giorni sono lontana da casa. In quel di Scandiano faccio la tata a tempo pieno a mia nipote  Asia, tre anni e le idee già ben chiare: da grande vuole fare la “pinpipessa” e la ballerina.

Da quando è nata, quando la guardo,  è come se ogni volta, qualcosa di prodigioso avvenisse sotto i miei occhi.

Che regalo stupendo ci fanno i nostri figli!

Ieri non si dava pace, aveva perso un giochino e girava dentro casa, ripetendo “dov’è naccotto nonna? “

Mi è venuto da pensare, in quel momento,  alle tante cose che  dovrà cercare nella vita,  per essere felice, e a una poesia che parla di questo  gioco che dura tutta la vita.

C’è qui – mentre le voci dei bambini
impollinano il tempo – come una nostalgia
simile a quella che del corpo hanno i morti.
Acqua acqua fuoco fuoco – giocano
a chi trova ciò che è nascosto
un gioco che durerà ancora,
a lungo.

Lucianna  Argentino

La poesia è tratta da  http://www.vicoacitillo.it/

…io sollevo la mia coppa.

Di Nicanor Parra e dell’”antipoesia” mi è già capitato di scriverne  qui  http://iraida2.wordpress.com/tag/nicanor-parra/

Ironico, dissacratore dell’idea di poeta “vate”, anche nei versi che seguono non sembra prendersi sul serio mentre si interroga sul concetto più relativo ed opinabile che esista  al mondo, il tempo e la percezione che ne ha l’essere umano.  Beffardo e sarcastico, ho l’impressione che voglia ridicolizzare la  poetica tradizionale che su questo argomento ha versato fiumi di inchiostro.

Il suo ragionamento, ad ogni modo,  non fa una grinza  ma quanti di noi sono d’accordo?

Ultimo brindisi

Che lo vogliamo o no
abbiamo solo tre alternative:
ieri, il presente, e domani.

E neppure poi tre
perché come dice il filosofo
ieri è ieri
ci appartiene solo nel ricordo:
alla rosa che ha perso le foglie
non puoi levarle un altro petalo.

Le carte da giocare
sono solo due:
il presente e il giorno di domani.

E neppure due
perché è un fatto ben stabilito
che il presente non esiste
se non nella misura in cui si fa passato
e già passò…
come la gioventù.

Riassumendo
ci resta solo il domani:
io sollevo la mia coppa
per questo giorno che non arriva mai
che però è l’unico
di cui realmente disponiamo. (Nicanor Parra)

E’ stata bella, no? la vita.

Quanti pensieri  in questi  giorni! Ciò che è stato  ed è lontano nel tempo, i volti di quelli che ho amato e mi hanno amato e che non ci sono più. Le bandiere rosse dei miei diciotto anni.  Le risate sonore dei  figli bambini, le parole d’amore sussurrate all’orecchio al mattino.
Chi ha detto  “i ricordi sono un modo di incontrarsi ancora”?

NULLA

La vita
dovresti poterla
ricordare
come un viaggio all’estero
e con amici o con amiche
parlarne poi
e dire
è stata bella, no?
la vita,
e vedere frammenti di donne, segreti
e paesaggi
e lasciarsi poi ricadere soddisfatti
ma i morti non possono lasciarsi ricadere.
E nemmeno nient’altro possono fare.

(Cees Nooteboom)

…dovrò diventare io stessa il fischio di un treno…

Questa poesia mi riporta a una lettura degli anni dell’ università “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati. Il tenente Drogo in cima alla torre della fortezza scruta l’orizzonte,  aggrappato all’attesa di un qualcosa che dia senso alla sua vita. Ma consumerà il suo tempo e la sua stessa vita, senza che nulla accada, in un’attesa che equivale a una rinuncia e perciò a una sconfitta.

Gli ultimi versi della Dimitrova, invece, si aprono alla fiducia  e alla speranza: il tempo dell’attesa ha una scadenza e solo noi possiamo infrangere con il coraggio quell’ “aria inchiodata” che si impossessa dei nostri giorni. Solo noi.

SALA D’ASPETTO     Blaga Dimitrova

L’intero spazio della mia vita
fu una sala d’aspetto da soglia a soglia,
racchiusa da vetri con aria in cornici d’acciaio
sotto le picche incrociate
di lancette d’orologio.

Stare in ascolto. Sussurrare. Trattenere il respiro.
Attendere un qualche segnale.
Ritardo. E di nuovo.
Ancora un poco. Già domani. Ancora
un attimo di pazienza infinita.

Se sbattevo l’ala contro l’aria vitrea,
invece di infrangerla,
era l’aria a spezzare la mia ala.

Sono già trascorsi i miei secondi.

Non saprò aspettare. Ma confuso
come in un sogno apparve
attraverso i vetri sporchi,
quasi in uno specchio nella nebbia,
il mio volto riflesso.

Era il volto stesso dell’attesa,
giunto al punto di pietrificazione.

E ho capito, all’improvviso:
c’è sempre un’ultima scadenza
per infrangerlo col naso -
per smuovere quest’aria inchiodata.

Non arriverà più un treno da altri luoghi.
Non più.

Dovrò io stessa diventare
il fischio di un treno lontano,
e un ritmo affannoso
sempre più veloce, sempre più vicino,
sempre più qui!

L’infinito istante


Dyer Jeoff dice che chiunque scatti una fotografia, ferma il tempo e in un istante ci racconta storie che tuttavia vivono oltre l’immagine. Il tempo,  perciò,  si dilata, diventa infinito : un infinito istante. Questo lato, quasi letterario, della fotografia mi ha sempre affascinato

Quella nella foto in alto è  la prima macchina fotografica di  mio padre, una Coronet  Deluxe del 1933. La comprò durante la guerra da un inglese  e la portò con sé in Africa. Là fece  più di un centinaio  di foto bellissime che da sempre ha custodito gelosamente in una grande borsa marrone.  Ho qui, davanti ai miei occhi adesso,  le immagini in bianco e nero di hangars e di  un’interminabile serie di mono e biplani. Ma quelle che preferivo, fin da bambina,  erano  le foto degli accampamenti dei nomadi nel deserto,  i cammelli, le dune altissime,   quella gente tanto diversa da me che  mi metteva quasi  paura, poi però papà mi mostrava le immagini di lui insieme a loro attorno al fuoco, a bere tè caldo senza zucchero, e questo un po’ mi rassicurava . Oggi  mio padre  non c’è più,  quegli scatti  rimandano  alla mia mente  immagini di lui,  giovane, forte,  bellissimo.  Una fotografia, in fin dei conti,  rende presente non solo quello che l’obiettivo rappresenta   ma anche chi c’è dietro l’obiettivo e questo ha qualcosa di misterioso.   Ho sotto gli occhi la fotografia  di un gruppo di donne berbere che trasportano acqua  e penso: i miei occhi  guardano adesso  quell’attimo decisivo e irripetibile che i suoi occhi hanno guardato e scelto di fissare per sempre settant’anni fà  : che magìa!

C’è differenza tra chi scatta una foto e chi scrive dei versi ?

foto Piergiorgio Branzi

E’  il tempo a passare o, come dice il poeta,
“..il tempo  è fermo
e noi lo attraversiamo
come il fischio del treno nella notte”‘?
E se ha ragione il poeta,  perchè tanta fretta?

Iraida

I versi citati sono del poeta Emilio Piccolo e tratti dal sito http://www.vicoacitillo.it/pg/archivio/09052004.pdf