Succederà

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Quando anima e spirito

e corpo sapranno,

e la luna sarà bella perché io la amai

ed il mondo sarà appeso al filo

della memoria e

sanguinerà la luce dietro

il bagno della sua grazia,

obbligheremo il futuro

a ritornare ancora. Allora

tutti gli occhi saranno uno

e la parola tornerà a parolare 

contro le sue creature.

Avrà termine l’eternità e questa poesia

cercherà ancora il suo

equipaggio e ciò

che non seppe nominare, tanto lontano.

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Mondessere”

 traduzione di Laura Branchini

 

 

Juan Gelman, poeta, scrittore e giornalista argentino, è vissuto a lungo in esilio, perchè impegnato nella lotta legale contro il regime di Videla, che negli anni 70, gli uccise il figlio Marcelo e la nuora. Quest’ultima, prima di essere giustiziata, aveva partorito una bambina, che fu data subito in adozione. Gelman iniziò quindi una lunga e difficile ricerca che finì nel 2000, quando il poeta riuscì a rintracciarla in Uruguay. Insieme a lei ha continuato a battersi, per il riconoscimento dei diritti dei familiari dei desaparesidos, fino alla fine. Gran parte della sua poesia trae spunto dalla vicenda biografica e politica che ha attraversato tragicamente la sua storia. Il suo stile è caratterizzato da una originale libertà idiomatica , neologismi,  inversioni sintattiche e semantiche…


L’Arcano Quntzeros

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 …………………………………
Eccezionale America!
America l’Eccezione
ora chiede di essere regola
e righello
calato sul palmo aperto del genere umano
che trionfò sui sovietici
in una masturbazione lunga 36 anni,
comprendente lo stupro del Vietnam,
gli snuff del Guatemala,
l’ammassarsi di mucchi di denaro
sui comodini di Nicaragua,
El Salvador, Haiti per proteggere
la bordellizzazione di questi tempi.
Impero? Noi siamo la malavita
del mondo, guidati da una banda
di criminali ben vestiti, un Congresso
folle di lucro di codardi la cui
incallita indifferenza e esternazioni
di stronzate per il passaggio di leggi
di estorsione e banalità hanno assicurato
che a un uomo o una donna ci vorrà
tutta la vita per diventare
un semplice essere umano.
Impero davvero!
Tu gigantesca indegnità!
Tu immenso fallimento sul palcoscenico del mondo!
Solo quando, fra appena qualche anno, spaccone,
quel “mostro” (per usare il nome
 guerrafondaio con cui già la definisci), ti avrà
sorpassato in ogni campo del progresso
umano e di umanità, e quella gente
sia più vecchia che più giovane di te,
un miliardo, dirà:
“Noi non vogliamo che tu faccia la guerra
mai più da nessuna parte sulla terra.
Se lo farai fermeremo te e le tue
armi di distruzione di massa
senza che si spari neanche un colpo.
Noi siamo la maggioranza. Tu sei un ragazzino indisciplinato.
Vai nell’angolo e impara la lezione” –
allora, America, finalmente sarai libera.

Jack Hirschman. New York, 13 dicembre 1933

da “12 arcani”

traduzione Raffaella Marzano”


Attesa

 

 

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Esci dalla statale a sinistra e

scendi giù dal colle. Arrivato

in fondo, gira ancora a sinistra.

Continua sempre a sinistra. La strada

arriva a un bivio. Ancora a sinistra.

C’è un torrente, sulla sinistra.

Prosegui. Poco prima

della fine della strada incroci

un’altra strada. Prendi quella

e nessun’altra. Altrimenti

ti rovinerai la vita

per sempre. C’è una casa di tronchi

con il tetto di tavole, a sinistra.

Non è quella che cerchi. È quella

appresso, subito dopo

una salita. La casa

dove gli alberi sono carichi

di frutta. Dove flox, forsizia e calendula

crescono rigogliose. È quella

la casa dove, in piedi sulla soglia,

c’è una donna

con il sole nei capelli. Quella

che è rimasta in attesa

fino ad ora.

La donna che ti ama.

L’unica che può dirti:

“Come mai ci hai messo tanto?”

 

Raymond Carver

 


Il viaggiatore insonne

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La sera verso l’imbrunire vado

in direzione opposta della folla

che allegra e svelta sorte dalla stadio.

Io non guardo nessuno e guardo tutti.

Un sorriso raccolgo ogni tanto.

Più raramente un festoso saluto.

 

Ed io non mi ricordo più chi sono.

Allora di morire mi dispiace.

Di morire mi pare troppo ingiusto.

Anche se non ricordo più chi sono.

 

Sandro Penna

Perugia 12  6   1906 – Roma 21   1  1977

da “Il viaggiatore insonne”


Nessun problema!

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E allora mostra a tuo figlio un tramonto

                                    prima che non ce ne siano più
                 consigliò un vecchio sinistroide
                                    esibendo la solita paranoia
                                                                         della
Sinistra
                 che adesso si è riversata sugli
                                                                ecologisti
                                                  e altri della stessa specie
sempre a farneticare sul
       buco dell’ ozono e
                il cancro e il fumo e
                         la popolazione della terra
                                 che raddoppierà di nuovo
                                         entro il duemilaventi
e su come la terra
                   si stia avviando a un’improvvisa
                                      brutta fine
Mentre sappiamo tutti che i media e
                  i cartelli del petrolio e
                                   le compagnie del tabacco e
                                                 gli scienziati dell’industria e
                  il perplesso industriale in generale
                                            ci raccontano un mucchio di
stronzate
                                            e nient’altro che stronzate
            Quindi non c’è bisogno di preoccuparsi
                              “Nessun problema”
                                                    come dicono giù in città

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “Beatitudini della baia”


Un giorno o l’altro ti lascio…

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Un giorno o l’altro ti lascio, un giorno

dopo l’altro ti lascio, anima mia.

Per gelosia di vecchio, per paura

di perderti – o perché

avrò smesso di vivere, soltanto.

Però sto fermo, intanto,

come sta fermo un ramo

su cui sta fermo un passero, m’incanto…

 

Giovanni Raboni

Milano, 22 gennaio 1932 – Fontanellato, 16 settembre 2004


Oggi pensavo…. non ci mette niente la vita a diventare solo una fotografia

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Nella fotografia non avevo più di tre

anni, ne sono certo. Vestivi un Principe

di Galles di buona fattura, capelli

lucidi, pettinati all’indietro, alla moda

di allora e dietro, nella posa, mi

sostenevi appena, leggermente,

porgendo soltanto due dita al mio

iniziale equilibrio. S’intuivano il senso

dei gesti e dei modi dell’epoca,

l’artifizio di luci voluto dal fotografo.

Ancora oggi siamo fermi a quell’epoca,

e continui a guardarmi.

 

Marco Fregni

da “Dialoghi con il padre”

 

 


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