I sentimenti

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[…] I sentimenti si dileguano, a volte

si rifugiano in covi d’amore,

ma quando escono all’aria chiusa o aperta danno colore al mondo,

non all’universo irraggiungibile ma al mondo piccolo,

l’orizzonte privato entro cui ci muoviamo.

Grazie a loro, ai sentimenti, diventiamo consapevoli

di non essere altri, di essere noi stessi.

I sentimenti ci consegnano un nome,

e con quel nome siamo quello che siamo.


Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


….occorre lavorare la vita

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S’impara a vivere e a mettere radici.

E conviene che piova sul bagnato,

calpestare la superficie dei fiumi

fino ad essere tranquilli,

fino all’acqua tiepida alla cintura,

con l’orologio ad ore più quiete,

dove sia il ricordo a chiamare il presente

e il futuro sia un minuto perfetto

ogni volta più nostro e più stretto,

perché il vento si calma con carezze

come i cavalli nei giorni di tempesta.

S’impara a vivere,

ad essere corpo ed anima negli occhi che guardano,

nella voce che domanda,

nelle dita che esplorano senza fretta

la pelle dei saluti.

Occorre lavorare la vita.

La collera del tempo si calma con le mani.

Luis García Montero, Granada 1958

da Un inverno mio

traduzione di Gabriele Morelli


Acquaforte

donne
intente a cesellare paragoni a dividere le pietruzze dalla terra a scambiarle per conchiglie
a sentirci anche il mare
donne dentro tracce di perimetri scoscesi antri panorami
di civiltà passate eppure bombardate
e ci sono io che trascino lo sgabello vuoto
il guscio di lumaca
tutto quello che ora voglio
essere stata.

Paola Febbraro
Marsciano, 9 1 1956 – Roma, 22 5 2008
da “Stellezze”


Un fiume di gerani

Andrew Wyeth - Wind from the Sea, 1947

Andrew Wyeth – Wind from the Sea, 1947

Tu credi per davvero d’esser solo
in mezzo a una finestra il 15 agosto, nudo.
Ti affacci sulla terra che pare dorma sempre
attendi che una foglia si stacchi e annunci autunno.
Ma è presto, lo dovresti sapere, e non sei solo
hai mille occhi d’esseri umani proprio addosso
chi dalle tapparelle scucite, chi dal viale;
sia pure finga altre occupazioni. E non t’importa
perché vorresti in cambio il favore, o meglio, grazia
di averne un po’ anche tu di quei corpi bianchi e tesi.
Così sollevi un poco la testa ai piani alti:
c’è un fiume di gerani tra le sue gambe snelle
un refolo di vento tra il pelo. Adesso è giorno
il sole ha già tagliato i suoi polsi, scopa forte
e dal balcone vipere morte miste a sabbia
si levano in due stormi distinti. Adesso è giorno
il fiume di gerani ha la sete delle bestie.
Mi tiro un po’ la tenda sul sesso, è mia intenzione
lasciare che il momento sia puro.
Anche lei soffre.

Massimo Botturi

Quando la poesia la leggi e senti che qualcosa ti graffia dentro.


Indossa un cappello….

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Indossa un cappello
e stai fermo a
guardare le
cose accadere
come se, dopotutto,
il mondo fosse
davvero
come sembra

 

Consuelo Tomàs Fitzgerald, Panama 30 8 1957

Da “Confesso queste tenerezze e queste furie”

traduzione mia


Alla fine del semestre

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Saltare sulla bicicletta di uno
che dà brividi alla pelle di nuovo viva,
essere riportato nella nuova casa
ormai vecchia di qualche stagione,
dimenticare il cellulare nel parco
la settimana prima di partire perdere tutto,


senza numeri senza foto né ricordi
pian piano sbiadiranno i volti e i nomi
e aspettare che vengano a prenderti
e di nuovo essere
riportato nella vecchia casa,
sapere che è breve il tempo della vita.

 

Francesco Ottonello

 


De Senectute

La rivista  spagnola EL PERIÓDICO  rende omaggio alle vittime del  covid-19  con una poesia di  Joan Margarit . Il poeta catalano, ultimo  premio Cervantes, ha consegnato al giornale la poesia “De Senectute”,  in memoria di coloro che sono morti durante la pandemia.

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L’amore dei giovani non pensa all’oblio.

Comanda il futuro, nonostante soltanto brilli,

nel profondo del cervello come una pozzanghera.

Il dolore porta ordine, suona come avvertimento:

è il corno del rimorchiatore

che ci trascina fino a lasciare il porto.

Si pagano a caro prezzo i tentativi

di distruggere il dolore, perché anche

lì vi è amore.

Intelligenza significa salvare tutto.

Che i nostri occhi attenti brillino

di quella splendida inutilità.

Senza il dolore,

non avremmo mai potuto amare così.

 

 

Joan Margarit

traduzione di Stefania Di Leo

 

 


Io sono Tiresia….

Baron Adolf de Meyer

 

….Ho veduto quel che ho veduto
E ho patito quel che ho patito.
A consultarmi nella caligine fosca
vennero ombre nell’inferno
e io ripieno di sapienza più degli uomini in carne,
ma l’ombra nell’ombra è il sapere….

 

Ezra Pound.  Usa, 30 10 1885 – Venezia, 1º  11 1972

dai Cantos


Il segreto

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Ora io ho capito che gli uomini in gran parte
Credevano di conoscere il desiderio
La felicità e anche il piacere

E che tutti erano pazzi, sbandati e in balia di se
stessi

Ora io ho capito che pensavo di conoscere
che cos’era la fortuna di vivere
di viaggiare nel cielo, d’essere ebbro
(un contrasto tra il disordine e il dovere)

Ora io ho capito che credevo di capire!…
Vincere il vizio e la virtù
Rivestito di folgori
Ingiallire al sole arido e bruciare tra la cenere

Ora ho capito che fra le tue braccia di sale
Di miele, di pepe, d’ombra e d’ambra
Che io partecipavo al dramma universale!

Il dramma della speranza d’essere solitario
che pensa di non essere mai solo
E che confonde il suo sudario
Con questo panno macchiato di polle della terra

Con questa felicità casta, indecente, sconosciuta
Di quasi tutti i nostri fratelli d’arme
Con questo mischiare le lacrime
Al polline d’amore schizzato dai membri nudi.

 

 

Jean Cocteau

Maisons-Laffitte, 5 luglio 1889 – Milly-la-Forêt, 11 ottobre 1963

trad. Natanaele Menalca


Emilio Piccolo – Ulisse

Letture/Lecturas

Emilio Piccolo (Acerra, 1951 -2012)
Ulisse

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Pat Metheny – Don’t Forget

  • immagini dal web di proprietà degli Autori

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Ulisse

Io non sono mai partito da Itaca né ad Itaca sono mai tornato.
Non ho visto Priamo piangere sul corpo del figlio, né odorato
il profumo del legno con cui erano fatte le assi del cavallo
da cui sbucarono a notte i guerrieri che avrebbero distrutto
una città e fondato l’impero di una civiltà. Non ho rubato le armi
di Aiace né mai ho convinto Circe o Calipso a donarmi
per amore il corpo o la giovinezza, l’estasi o l’oblio.
A casa non ho mai avuto Penelope ad attendermi né Telemaco
ha mai cercato il padre che non sono mai stato. Sono arrivato qui per caso,
qui dove non fioriscono gli ulivi e le mandorle non hanno il sapore
dell’estate e della sete. Ho visto…

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