non sei le cose, falle andare

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le cose non vanno come dovrebbero
come vorresti, piuttosto, dillo
non sei le cose

falle andare, resta amato un attimo
la stria di catrame degli stradini
roventi di sole al calore

la striscia di sangue, peonia su gambe
le cose la cosa che dici
che parli che ignori, non vedi
la tocchi

partirono in tanti, arrivano in molti
ricambio dell’aria al riciclo
gli affetti, silenzi che abbracciano
culle, risate nei grappoli
beata lussuria di buio e di acqua,
le aringhe
sul Baltico, il freddo, corrente
il geyser e la lava, l’hai vista?
l’hai detta?

che spreco di suoni, stramazzo
noi oche
le cose non vanno, si fermano,
splendono
e piangono

 

Viola Amarelli

da”Il cadavere felice”

 

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“tu non riuscivi a credere che ero più della tua eco”

La scultura di Rodin rappresenta plasticamente  il senso della particolare rilettura del mito di Orfeo ed Euridice della poeta Margaret Atwood.
Euridice parla ed esprime chiaramente il suo punto di vista”ritornare al tempo non era mia scelta ” non ha alcuna nostalgia della vita e neanche di Orfeo che è ritornato con le sue “vecchie catene” e con l’ immutato egoismo di chi non l’ha mai vista come persona ma come semplice proiezione del suo canto, niente più che un fantasma “interiore“. Alla fine Orfeo è incredulo difronte alla donna che, rinunciando alla vita, afferma la sua individualità “tu non riuscivi a credere che ero più della tua eco”

 

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Tu camminavi davanti a me
mi trascinavi di nuovo fuori
alla luce verde che un giorno
aveva messo zanne per uccidermi.
Io ero obbediente, ma
torpida, come un braccio
indolenzito; ritornare al tempo
non era mia scelta.
Ormai abituata al silenzio
come una cosa tesa tra noi
un sussurro, una fune:
il mio nome precedente,
ben tirato.
Tu avevi le tue vecchie catene
con te, amore potresti chiamarle,
e la tua voce di carne
davanti agli occhi tenevi fissa
l’immagine di come volevi
mutarmi: viva di nuovo.
Era quella tua speranza che mi spingeva a seguirti.
io ero la tua allucinazione, in ascolto
e fiorita, e tu mi cantavi:
già nuova pelle si stava formando su di me
dentro il luminoso sudario di nebbia
dell’altro mio corpo; già
si riformava polvere sulle mie mani e avevo sete.
Io riuscivo a distinguere solo i contorni
della tua testa e delle spalle,
nere contro la bocca della caverna,
quindi non ho potuto vedere affatto
il tuo viso, quando ti sei voltato
e mi hai chiamato perché già mi avevi
perduta. Ultima cosa
di te, un ovale scuro.
Pur sapendo quanto ti avrebbe ferito
questo fallimento, ho dovuto
chiudermi come falena grigia e cadere.
tu non riuscivi a credere che ero più della tua eco.

 

Margaret Atwood, Ottawa 1939.

traduzione di Maria Luisa Vezzali

 


I viaggi delle donne

Nel caos del nostro mondo, non ci sono più penelopi che aspettano ulisse.  In viaggio loro stesse,  le donne oggi tessono  trame di altri addii,  altri ritorni, altri esìli….

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46.
Tramonteranno i regni
elene sprovvedute rifletteranno la storia
il trucco di legno avrà doti di uccello
si perderanno le bussole e il mare
non perderà l’abitudine di trattenere
e di colpire Ulisse

Soltanto tu non darai un punto cieco
quando tesserai le linee della morte
Penelope:
renderai conto alle costellazioni?

Lascia il tessuto da una parte
e fai un sorriso al tempo.

 

 

Juana Rosa Pita, L’Avana 1939
da “I viaggi di Penelope” 1980

 

[…] La mitica figura di Penelope ha riflesso, in quasi tutto il pensiero occidentale, l’archetipo dell’eroina, secondo la visione maschile della donna perfetta: sposata, fedele, immersa nella sua abnegazione…ha riflesso questa immagine di donna anche nella letteratura….Penelope come metafora ed immagine statica della protagonista femminile… Nelle poesie di Juana Rosa Pita, raccolte nel volume “I viaggi di Penelope” la protagonista, attraverso il viaggio simbolico che essa compie tessendo e disfacendo la tela nell’attesa di Ulisse….riesce a delineare la trama dei suoi viaggi, della sua odissea che rappresenta l’odissea di tutte le donne alla ricerca della propria identità…. è necessario capire i contrasti tra il viaggio maschile e quello femminile…..i viaggi femminili hanno una struttura che esprime questi contrasti perchè le donne, a differenza degli uomini, lottano per definire il senso dell’esperienza umana come coscienza invece di conquista […] da (I viaggi di Penelope. L’Odissea delle donne) di Brigidina Gentile


Amnesie

Anche oggi a parlare di donne è una donna! e lo fa tra il serio e l’arrabbiato ma soprattutto con ironia. Eh sì,  nessuno meglio delle donne  sa  ridere di se stesso e dei propri guai!!

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Cazzo, abbiamo studiato, letto saggi e tesine,

scritto dissertazioni, zeppe di citazioni e
d’ironia edotte viaggiando in lungo e in largo

abbiamo anche lottato per un posto in palestra
per un look più adatto, fissati i punti g
pianificati ombretti, prese tutte le pillole

si è persino deciso: sedurre, quanto basta,
abbandonando spesso, senza metterci il cuore
senza il becco di un soldo, senza il lusso di figli,

tutto per essere, insomma, una persona, cazzo,
quello che sognavamo, anni di allenamento
a diventare neutre, fidando noi in noi stesse

mentre per tutti quelli intorno/addosso/sopra
rimanevamo donne, nel cuore del problema
che resta, ci hanno detto, se darla,
a quale prezzo.

Viola Amarelli

da Le nudecrude cose e altre faccende 2011


Nacqui

 Da quando i media con la delicatezza di un branco di elefanti in corsa, hanno cominciato a raccontare la vicenda delle molestie, partita con il caso Weinstein, ho deciso di pubblicare ogni giorno la Poesia di donne che si sono ispirate alla loro condizione culturale, sociale, familiare… Continuo. E’ di una poeta guatemalteca questa poesia coraggiosa e sovversiva se si considera il contesto in cui è nata. La storia del Guatemala è segnata da  un susseguirsi di regimi dittatoriali, genocidi, feroce sfruttamento del lavoro,  massacri nei confronti  di chiunque, negli anni, si sia opposto ai regimi maschilisti e patriarcali. Tutto ciò fino ai giorni nostri, quando ancora si registrano gravissime violazioni ai diritti umani. Ma il coraggio delle donne è più forte di ogni paura!

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Domenica 12 settembre 1937
alle due del mattino, nacqui
Da allora le mie abitudini notturne
e l’amore nei fine settimana.
Mi classificarono, bimba? rosa.
Buttai il rosa molto tempo fa
e scelsi il colore che piu’ mi piace
cioé tutti.
Mi fanno compagnia tre figlie e due cani
quello che mi resta di due matrimoni.
Ho studiato perche’ non c’era rimedio
fortunatamente ho dimenticato quasi tutto.

Ho fegato, stomaco, due ovaie,
un utero, cuore e cervello, piu’ accessori
Tutto funziona in ordine, pertanto,
rído, grido, insulto, piango e faccio l’amore.
Siamo fatti di ricordi
……………..
Assumiamo le pose delle vergini
Cosi’
ci vogliono loro.
Fornichiamo mentalmente,
lievi, molto lievi,
con la pelle di qualche fantasma.
Sorridiamo
femminili
innocenti
………………..
Non siamo creature
che vivono di sospiri.
Non sorridiamo piu’
non piu’ false vergini
né martiri che aspettano nel letto
lo sputo occasionale del maschio.
…………………………
Adesso
io qui, frustrata,
senza permesso per esserlo
debbo aspettare
e accendere il fuoco
e pulire i mobili
e riempire il pane di burro.
Tu comprerai con sudicie banconote
il tuo capriccio
passeggero

io ne ho abbastanza in tutto questo
dove non sono più un essere umano
e mi trasformo in un ferro vecchio.

 

Ana Maria Rodas. Citta’ del Guatemala 12 9 1937

dal sito Centro cultural Tina Modotti Caracas

 


Le donne

E’ di una poeta irlandese,  Eavan Boland, questa poesia  tratta da una raccolta che affronta temi femminili quali il ruolo della donna nella cultura, nella società, nel mito, nella storia ma anche temi domestici come il matrimonio, la famiglia, le tensioni quotidiane legate all’identità, alla violenza, al dolore, il tutto però, senza forzature, senza la rabbia storica di certo femminismo.
La pacatezza della narrazione  sembra il modo per elaborare alienazioni e violazioni, in un  racconto della verità umana e poetica delle donne. 
“…ora potevo raccontare la mia storia/ Era diversa dalla storia che si raccontava su di me.”

 

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E’ questa l’ora che amo: l’ora intermedia
né di qui né di là della sera.
L’aria in giardino ha il colore del tè.
…………………………………
E’ questo il momento in cui lavoro meglio,
salgo le scale in due stati d’animo,
in due mondi, portando stoffa o vetro,
lasciando giù qualcosa,
prendendo con me qualcosa che avrei dovuto lasciare giù.

L’ora del cambiamento, della metamorfosi,
delle instabilità che mutano forma.
Il mio momento del sesto senso e della seconda vista
quando nelle parole che scelgo, nei versi che scrivo,
loro mi appaiono davanti come visioni:

donne di lavoro, di piacere, della notte,
vestite di seta del color della stufa, di pizzo, di nulla,
con aghi da ricamo, con libri, con gambe spalancate



Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
da “The Journey”” in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti


…è tempo ancora per le donne di ricucirsi la pelle

In un momento così  doloroso, controverso  e complicato per le donne,  ancora una volta si dà addosso alla vittima piuttosto che al carnefice. Ancora prevale il pregiudizio, ancora viene naturale  offendere e mettere  in dubbio la  parola di una  donna, ancora  si cerca di stemperare l’orrore della molestia sessuale  in esercizi e distinguo verbali. E invece,  lo capisce anche un bambino che chiunque, per motivi culturali, familiari, ambientali, eserciti un potere e una forza che non ha chi gli sta di fronte,  col  ricatto e l’umiliazione, è un prevaricatore.  E’ un molestatore  . Ed è per questo che nel blog,  ancorché  molto presente la voce  femminile, pubblicherò la Poesia di donne che si sono ispirate e si ispirano alla presa di coscienza femminista, non trascurando la ricerca di  un nuovo linguaggio in cui l’io femminile possa specchiarsi e riconoscersi. Inizio con  una delle grandi voci della poesia moderna americana, militante femminista e pacifista, Adrienne Rich. Per tutta la vita, si ribellò allo stereotipo della donna “inesistente” inghiottita da doveri e restrizioni quotidiane e a quelle che definiva “vite rinchiuse” di donne prigioniere di  regole imposte, costrette a “ricucirsi” la pelle  da tante ferite. Lei pensò per tutta la vita  a una donna presente e partecipe della Storia, coraggiosa e con la giusta indignazione di fronte a ingiustizia e oppressione.

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Luce a una finestra. Una donna è sveglia
in quest’ora immobile.
Noi che lavoriamo così abbiamo lavorato spesso
in solitudine. Ho dovuto immaginarla
intenta a ricucirsi la pelle come io ricucio la mia
anche se
con un punto
diverso.
Alba dopo alba, questa mia vicina
si consuma come una candela
trascina il copriletto per la casa buia
fino al suo letto buio
la sua testa
piena di rune, sillabe, ritornelli
questa sognatrice precisa
sonnambula in cucina
come una falena bianca,
un elefante, una colpa.
Qualcuno ha tentato di tenerla
tranquilla sotto una coperta afgana
intessuta di lane color erba e sangue
ma si è levata. La sua lampada
lambisce i vetri gelati
e si scioglie nell’alba.
Non la fermeranno mai
quelli che dormono il sonno di pietra del passato,
il sonno dei drogati.
In un attimo di cristallo, io lampeggio
un occhio attraverso il freddo
un aprirsi di luce fra noi
nel suo occhio che incide il buio
– questo è tutto. L’alba è la prova, l’agonia
ma dovevamo contemplarla:
dopo di che potremo forse dormire, sorella mia,
mentre le fiamme si alzano sempre più alte,
possiamo dormire.

 

Adrienne Rich
Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012
da “Cartografie del silenzio


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