Ciascuno porta il proprio tempo tra le ciglia

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Ciascuno 

porta un ricordo palpabile,

un sasso, una libellula disseccata,

un pezzo di legno di una nave

naufragata da tempo.

Ciascuno

porta il proprio tempo

tra le ciglia,

un dolore accumulato

tra le cornici dell’esistenza.

 

 

Carmen Yanez,  Santiago del Cile 1952

da “Latitudine dei sogni”

traduzione Roberta Bovaia

 

 

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nulla, pro-prio nulla

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Fra cinquant’anni, salvo miracoli genetici,

non ci saremo più.

Di questo bailamme di sensi, di super-io in crisi

e discussioni se ad essere felici

occorra obbedire o trasgredire

non resterà nulla, pro-prio nulla.

Ad altri toccherà soffrire,

ad altri gioire, forse.

Ci sarà il vento, e la pioggia,

e le settimane saranno sempre di sette giorni,

ci sarà qualcuno che crederà che credere

ne valga tutto sommato la pena

e gli altri che faranno di tutto per convincerlo

del contrario, e per impedirglielo.

Tutto sarà esattamente come ora.

Solo che noi non ci saremo più.

Come la donna che stamattina è entrata nel bar.

ha preso il caffé, un bicchiere d’acqua,

ha detto buongiorno ed è andata via.

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


….è tempo di levare l’ancora e cercare porti e radure dove dolce ci sia l’insensatezza inesorabile del vivere

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se un giorno tu mi confessassi

che in sette giorni che è poi il tempo necessario

a dio per fare il mondo e riposare

non è possibile vivere vent’anni

per poi farne a meno

quasi fossero la rosa di una notte di aprile

da abbandonare

all’acqua livida della laguna

perché rimanga nel cuore e nella memoria

perché ci confermi

che troppo abbiamo letto

e non sappiamo fare a meno

della  letteratura

e questo proprio quando non c’è più bisogno di  poesia

 e la bellezza ha smesso di mediare

tra il cuore e il cervello

perché ce l’abbiamo tra le mani

perché ormai i nostri occhi

vedono la sostanza delle cose

le intuiscono quasi fossero attributi di un dio

che è finalmente buono

e ci concede la saggezza di capire

che a guardarla venezia è solo un pretesto

un pezzo provvisorio del mondo

su cui esercitarsi

mettere alla prova gusto e olfatto e tatto

 il cuore il cervello

una sensibilità, amore, che non sa più

cosa farsene

dell’assoluto e del relativo

del tempo che saltella tra passato e futuro

della memoria in cui abbandonare o fissare

le cose che ami

degli oroscopi dei vaticini dei tarocchi

dove ad essere impiccato è sempre l’impiccato

una sensibilità, insomma, che s’appende

all’ultimo faro della notte

e al primo battello che passa

per andare là dove tutte le cose vanno

nel buco nero del vivere

a partire dal quale

 tutto

anche non amarsi più

ha un senso

bene, se questo giorno venisse

senza chiedere permessi e con lucida follìa

io ti direi per l’ultima volta

ti amo.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

 

 


Il tuo passaggio rimase nei miei giorni

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[……] 

Il tuo passaggio rimase nei miei giorni,

come profumo sta attaccato ad un abito,

che inconsapevolmente lo accoglie solo

per  portarlo sempre addosso.

 

Gertrud Kolmar, pseudonimo di Gertrud Chodziesner

Berlino  10 dicembre 1894 – Auschwitz 2 marzo 1943

ultimi versi de “L’abbandonata”

traduzione di Sotera Fornaro

 

 

 


Le difficoltà di un poeta

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da un margine all’altro

per evitare un tradimento

c’è il dimenticarsi della memoria.

Inesauribile è solo l’albero che pianta e nutre

radici di acqua e vento.

Ci sono queste cose scomparse, senza seme:

una vita andata, la morte del basilico sul balcone;

la coda di una lucertola,

una parete ridipinta, una poesia in transito, e qualche

posto di confine per fortuna abbattuto.

Ma non tutto scompare.

È così blu il cielo sopra l’asfalto

che brilla lo zucchero filato nella pioggia.

La strada che porta in chiesa è tutta in discesa

all’entrata attende un’altra acqua:

una donna pallida e confusa

l’usuraio

il violinista pazzo

e, mano nella mano, un medico abortista e il farmacista.

Solo un cane, con tutti i suoi sogni, non può entrare.

È la legge, dice.

Con una bilancia pesiamo le parole

prima dei due punti:

progetti per la bellezza,

variazioni del cuore:

pressione delle galassie,

quei nomi vecchi con cui prima si chiamavano i ricordi

la prima volta.

L’elenco dei congiuntivi

la primavera

l’estate

– guardare in faccia il sole

E accorgersi che non tutto muore –

 

 

Carmine Vitale, Salerno 1965

da “Alcune cose”

 


Caro Faber, tu non ci sei più ma restano gli emarginati, i pregiudizi, i diversi, restano l’ignoranza, l’arroganza, il potere, l’indifferenza.… (don Gallo)

 

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Signore, perseguita gli adoratori del serpente lascivo!

Fa che tutti concepiscano il mio corpo come una fonte

inesauribile della tua infamia.

Signore, secca i pozzi che stanno in mezzo al mare dove i

pesci copulano senza riuscire a riprodursi.

Lava i cortili delle caserme e vigila sui neri peccati della

sentinella. Genera, Signore, nei cavalli l’ira delle tue

parole e il dolore di vecchie donne senza pietà.

Smembra le bambole.

Illumina la stanza del pagliaccio. Oh Signore!

Perché infondi quell’impudico sorriso di piacere nella

sfinge di stracci che predica nella sala d’aspetto?

Perché hai tolto ai ciechi il bastone con cui laceravano la

densa felpa del desiderio che li assedia e li sorprende

nelle tenebre?

Perché impedisci alla selva di entrare nei giardini e di

divorare i sentieri di sabbia percorsi nelle sere di festa

dagli incestuosi, dagli amanti attardati?

Con la tua barba da assiro e le tue mani callose, presiedi,

Oh fecondissimo! la benedizione delle piscine

pubbliche e il conseguente bagno degli adolescenti

senza peccato.

Oh signore! accogli le preghiere di questo scrutatore

 supplicante e concedigli la grazia di morire avvolto

 nella polvere delle città, addossato alle gradinate di

 una casa infame e illuminato da tutte le stelle del

 firmamento.

Ricorda Signore, che il tuo servo ha osservato pazientemente

le leggi del branco. Non dimenticare il suo volto.

Amen.

 

Álvaro Mutis 

Bogotá, 25 agosto 1923 – Città del Messico, 22 settembre 2013

da “Summa di Maqroll il Gabbiere” 

traduzione di Fabio Rodriguez Amaya

 

 

Questa poesia  ispirò quel capolavoro  di Fabrizio De André  dal titolo”Smisurata preghiera”. In un concerto lo stesso De André presentò così la canzone

Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi … dire: siamo 600 milioni, un miliardo e 200 milioni… e, approfittando del fatto di essere così numerose, pensano di poter essere in grado, di avere il diritto, soprattutto, di vessare, di umiliare le minoranze.
La preghiera, l’invocazione, si chiama “smisurata” proprio perchè fuori misura e quindi probabilmente non sarà ascoltata da nessuno, ma noi ci proviamo lo stesso”

 

In ricordo di Fabrizio De André che, diciannove anni oggi, intraprese il suo viaggio più lungo.


a titolo di risarcimento

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a titolo di risarcimento
ritroverò la felicità
e un progetto di dialogo
da insegnare al cuore
dovrò aprirgli le vene
per riabilitarlo al sentimento
alla forza dei Santi
e se occorre alla mia voce

 

Michele Caccamo, Taurianova 1959

da “La meccanica del pane”


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