l’ora in cui…..

 
 
 
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Anche se non sei qui
anche se sei un’ombra lontana anni,
ti amo all’improvviso
alle tre del pomeriggio,
l’ora in cui i pazzi
sognano di essere spaventapasseri vestiti da marinai
mentre spaventano nuvole in campi di grano.
———-
Jorge Teillier
Lautaro (Cile) 24 giugno 1935 – Viña del Mar (Cile) 22 aprile 1996
frammento di “Senza segni di vita” in “I sentieri infiniti”
da me liberamente tradotta

Il destino di Saffo

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Non conosco la strada, 
la bella terra che la

luce  mi avrebbe promessa. 
Forse i miei giorni
diventeranno
la bellezza vinta di questo corpo 
la memoria  sospesa nel piacere incandescente 
delle ombre.

Non conosco il ritorno. 
Inutile ricordare quello che ero, 
dov’ero, 
le donne che amavo, gli uomini 
per i quali la pazzia mi baciava ogni notte, 
io ero una statua bruciante 
del mio stesso desiderio, 
presenza del suo tocco sui miei fianchi.

Nessuno mi parli quando 
lascerò la costa alle spalle. 
Nessuno pianga il  luogo lasciato 
dove io ero la bella passione della tristezza.

Nient’altro potrei sentire 
io sono Saffo, dai capelli scuri come la notte 
e dalla carnagione cenere come la memoria. 
Nient’altro potrei sentire. 
Sono la bandita lesbo mentre  abbandona il suo amore, 
il suo tardivo e dolce amore, 
nella grazia che l’ha fatta donna e  rovina 
abitata nel petto felice di quelli che amò  
e non la riconoscono.

Marta López Vilar, Madrid  1 – 2 – 1978

 da “La palabra esperada” in”En otra tierra”

traduzione di Stefania Di Leo


Ho visto….ho visto….

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credo di aver già visto

tutto ciò che un uomo può vedere.

Ho visto tre arcobaleni insieme nel cielo.

Ho visto un padre piangere sul piatto di zuppa.

Ho visto Venezia.

Ho visto un uomo chinarsi su un altro uomo

con un fulmine tra le mani , colpendolo.

Ho visto Rulfo, che si è appoggiato al mio braccio.

Ho visto una bella donna

con le braccia alzate raccogliersi i capelli.

Ho visto la crudeltà per noia

e l’eroismo per orgoglio.

Ho visto la morte passarmi accanto senza che mi riconoscesse

E ho visto mio fratello infiammare i cuori

Una notte ho visto quello che non avrei dovuto vedere.

Ho visto la Terra girare nello spazio e ho sentito il suo rumore.

Ho visto il Paradiso, ma mi hanno cacciato.

Ho visto una madre che giocava con la farina.

Ho visto un gatto cadere dall’alto e ammazzarsi.

Ho visto un uomo alto con le mani di un orologiaio

e ho visto le donne silenziose di Vermeer.

Ho visto anche Dio, un pomeriggio, in una cella,

ma se ne andò, e non c’era niente.  

Mario Paoletti

Buenos Aires 29 6 1940  –  Toledo in Spagna 14 11 2020


….certe anime sono come le vecchie case di campagna…

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Nelle vecchie case di campagna
quando i mobili erano un lusso inutile
si usava mettere dei chiodi tra una pietra e l’altra
a quei chiodi si attaccavano gli utensili da lavoro
se erano vicino alla porta
pentole, tegami e mestoli di vario genere
o aromi e trecce di aglio e peperoncini
se i chiodi erano accanto ai fornelli
cappelli, giacche, scialli e camicie da lavoro
se i chiodi erano nei pressi del letto.
d’estate i muri delle case raccontavano
come bancarelle colorate
la vita di quegli abitanti semplici e senza pretese
ogni giorno appendeva a un chiodo un po’ di tempo.

d’inverno le vecchie case di campagna si svuotavano
restavano i chiodi tra le pietre dei muri freddi e silenziosi
spesso rigati di brevi rigoli di ruggine come piccole ferite.

a volte, certe anime,
sono come le vecchie case di campagna
nei grigi giorni d’inverno
con i muri freddi
e i chiodi arrugginiti
ti viene voglia di appenderci qualcosa
un cappello di paglia
un ombrello azzurro
una tazza rossa
un mazzetto di lavanda a testa in giù

Maria Carmela Micciche’

dal sito FB  Il caffè  di Marek 


Momento

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Gli uccelli alla finestra, le persiane
socchiuse: un’aria d’infanzia e d’estate
che mi consola. Veramente ho gli anni
che so di avere? O solo dieci? A cosa
mai mi ha servito l’esperienza? A vivere
pago a piccole cose onde vivevo
inquieto un tempo.

Umberto Saba, 

Trieste, 9  3 1883 – Gorizia, 25 8 1957

da “Il Canzoniere”


Ho visto le cavalle notturne…

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Ho visto le cavalle notturne galoppare tra i vigneti

e in cerca dei miei sogni. Erano superbe, alte

alcune avevano macchie blu

e il dorso luccicava proprio come la notte

e le mattine morivano

sotto i loro zoccoli infuocati

.

Le ho viste risucchiare l’uva che pendeva

e le loro labbra erano nere  rugiadose.

Tutte  insieme, scalpitavano.

.

Ho visto le cavalle di notte tra le macerie

del paesaggio che sono stata. Ho visto ombre, elfi e inganni

legami di pietra e paglia mentre avanzavo.

E vasto, un pozzo che ingoiava il mio nome e il mio ritratto.

.

Le ho viste impetuose. Fortissime.

E in una di esse, insonne, ho visto me stessa.

.

.

Hilda Hilst

San Paolo del Brasile 21 4 1930 – 4 2 2004

da ′′ Del Desiderio “


URLO-
5 aprile 1997 muore il più trasgressivo, il più visionario tra i poeti della beat generation e della controcultura americana in generale.
…] sì, sì,
è questo che
volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
ritornare
al corpo
in cui sono nato.
Allen Ginsberg
Newark, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997
da “Jukebox all’idrogeno” a cura di Fernanda Pivano
Sono gli ultimi versi della poesia “Canzone”. La Pivano, la prima a tradurlo e a farlo conoscere in Italia, nella lunga prefazione del libro, racconta che durante un reading, Ginsberg incominciò a spogliarsi. A uno che gli chiedeva cosa intendesse dimostrare, l’autore di “Urlo” rispose “la nudità e cioè la verità” la manifestazione di libertà contro ogni censura del linguaggio che è soprattutto censura della coscienza dell’uomo.
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Lamento di Manrique

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Quel gran figlio di puttana
lo ha sempre saputo,
anche se non l’ha mai detto.
I fiumi non sono la vita perché vanno verso il mare,
ma perché sono sporchi e profondi.
E non tornano mai indietro.

Antonio Praena

Da Historia de un alma

Granada 1973

Trad. Alessio Brandolini


Per la giornata mondiale della poesia, un poeta maledetto, provocatorio e fragile.

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I poeti animali parlanti
sciagurano in bellezza versi
profumati – nessuno li legge,
nessuno li ascolta. Gridano
nel deserto la loro legge di gravità.
Dario Bellezza
Roma 5 settembre 1944, Roma 31 marzo 1996

Per capire

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Ha la voce chiara, il giorno,
quando parla
e insegna senza distrazioni
quello che c’è da sapere.
Pensare a quante volte,
quante davvero,
ho avuto la sensazione
che non fosse mia
la strada che stavo percorrendo.
e ho attribuito il presente a una svista,
alla disattenzione
alle condizioni metereologiche sfavorevoli
come quando si sbaglia
l’uscita in autostrada
e si maledice la nebbia,
la pioggia fitta
e guidando ci domandiamo
dove diavolo stiamo andando.

Bisogna vivere abbastanza,
attendere che il pesco
fiorisca in inverno,
per capire 
che avevamo scelto tutto,
persino di sbagliare strada.

Anna Spissu

Chiavari 1959


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