Il riflesso dell’Islam

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RONDA *

L’Islam che fu spade

che desolarono il ponente e l’aurora

e strepito di eserciti sulla terra

e una rivelazione e una disciplina

e la distruzione degli idoli

e la conversione di tutte le cose

in un terribile Dio, che sta solo,

e la rosa e il vino dei sufi

e la rimata prosa del Corano

e i fiumi che rispecchiano minareti

e il linguaggio infinito della sabbia

e quell’altro linguaggio, l’algebra,

e il lungo giardino delle Mille e Una Notte,

e uomini che commentarono Aristotele

e dinastie che sono ora nomi della polvere

e Tamerlano e Omar, i distruttori,

qui, a Ronda,

nella delicata penombra della cecità,

è un concavo silenzio di cortili,

un ozio del gelsomino

e un tenue fruscio di acqua che esorcizzava

memorie di deserti.

 

Jorge Luis Borges

da “La cifra” in I Meridiani di Borges  tomo II

traduzione di Domenico Porzio

 

* Ronda è  è una città moresca dell’Andalusia. In questa, che è una delle ultime composizioni di Borges, il poeta  disegna un mondo, quello arabo. Le sue tracce sono presenti in uno sperduto paesino della Spagna e così,  al di là di geografiche geometrie, non ci sono solo le storie dei popoli ma un’unica Storia, quella del genere umano.

Le immagini le ho prese da un libro di Folco Quilici  “Il riflesso dell’Islam” 1983, regalo di un amico nei lontani anni 80. Ricordo che fu  una lettura piacevole e inconsueta per i tempi. Quel mondo, i rapporti con l’occidente, le guerre, la fame, il petrolio,  gli evidenti influssi sulla nostra civiltà, mi sembrarono  così remoti e lontani. Oggi  che la  globalizzazione ha accorciato distanze e cancellato confini,  paradossalmente la follia umana ha  innalzato muri di irreparabile incomunicabilità che forse solo la memoria e la conoscenza della Storia potranno abbattere. 

Annamaria Sessa


Ancora

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Mentre m’inzuppava la pioggia e il vento si intrecciava alla mia anima,

e fino al mio cuore saliva il fango;

mentre perso era altro,

continuo a vederti ancora.

Intuisco il tuo volto in mezzo alla pioggia.

Mi asciugo il volto con le tue mani.

Ti sento dire

“Ti porto per mano come un bambino”……

 

Virgilio Piñera Llera  Cardenas , Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Poesie scomparse” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi


In un giorno cosi’ perfino io avrei scritto poesie…..

 

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“In un giorno cosi’ dice “perfino io

avrei scritto poesie: ricco di chiaroscuri

e nell’ ideale temperatura di tredici gradi,

mentre si svolge in tutta la magnificenza

del film in bianco e nero: colore che si addice

perfettamente alle umane passioni. E dunque una poesia,

sobria e definitiva come una radiografia,

per le promesse e i giuramenti

che abbiamo calpestato, per quanti sono partiti da noi,

per quanti non abbiamo permesso che ci avvicinassero.

Per la comprensione, la compassione, i doni

che nessuno ha offerto e nessuno ha ricevuto.

Una poesia per tutti noi indistintamente

che camminiamo orfani e superbi,

ognuno avvolto nel suo trasparente mito,

un giorno come questo,  e ci perdona ogni cosa

il mese di novembre!’

 

Sotirios Pastakas,  Larissa (Tessaglia) 1954

“L’apprendimento del respiro”

traduzione di Crescenzio Sangiglio

 


Nel caso in cui…

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Nel caso in cui fossimo eterni

tirerei fuori dall’armadio il vestito

di quella festa, di trecento anni fa,

ed eternamente, seduti nel portico a prendere il fresco,

parleremo del passato.

Le nostre dita – sempre rosate – toccano ora

la vivida rappresentazione.

Se otteniamo un istante di eternità,

romperemo il sortilegio della morte.

 

Virgilio Piñera Llera  Cardenas , Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Uno scherzo colossale” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi

 

 


Verranno le dolci piogge…

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Verranno le dolci piogge e si diffonderà il profumo della terra,

e le rondini voleranno in cerchio stridendo;

e canteranno le rane negli stagni a notte alta,

e i pruni selvatici biancheggeranno tremuli;

i pettirossi si vestiranno di penne di fuoco,

fischiando le loro ariette sugli steccati;

e nessuno saprà della guerra, nessuno

si curerà infine quando tutto sarà compiuto,

a nessuno importerà,

né albero, né uccello

farà caso all’umanità morente;

e la stessa primavera, quando si leva all’alba

appena s’accorgerà che ce ne siamo andati.

 

 

Sara Teasdale.  St.Louis,  8 8 1884 – St.Louis, 29 1 1933

da “Fiamma e ombre” 1929

 

Questa poesia ispirò un racconto breve fantascientifico ,  che porta lo stesso titolo, di  Ray Bradbury.  La storia è ambientata nel 2026:  una casa robotica svolge le normali attività quotidiane, dopo che i suoi abitanti sono tutti morti per una guerra nucleare.


Il sole della tua gioventù

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Se fissi bene i tuoi occhi,

se li stringi

ancora potrai scrutare

il sole della tua gioventù.

Stupore? Ti ricordi?

Occupava la metà del cielo.

Potrai guardarlo in faccia.

Stupore? Se era così naturale.

Aveva un colore, una danza,

aveva un desiderio,

una felicità straordinaria,

ti amava.

Tutto quel che a volte nel mezzo della tua età,

correndo nel treno

lungo il bosco al mattino,

credesti di immaginare in te stesso.

 

E’ nel cuore dove si schierano i vecchi soli

Perché da lì non si è mosso il tuo……

 

 

Virgilio Piñera Llera, Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Diciamo che abbiamo vissuto” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi


Alzati a volo….

 

 

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Alzati a volo fin che puoi, raggiungilo

qualunque sia il tuo apice d’ascesa

e d’altitudine, discendi

poi nella profondità dell’aria

e nella tenebra del mare

non però a capofitto, attento!

 evita i gorghi

d’oscurità  da cui è difficile riemergere

e di essi dire ti è negato-  lo sappiamo.

 

Sta’ nei limiti tuoi, usa

la calma, la perseveranza,

l’attenzione dei sensi,

della mente – questo dicono

esperti consiglieri alla mia insufficienza

non sapendo che il patto è già concluso

tra ansia e finitudine

e c’è pace terrena e ultraterrena, c’è.

Di te molto, mia terra,

mi è inciso

nell’anima e nel viso,

mi è scritto nelle carni,

ma tu di me rechi pure qualche traccia,

ti prego, non polverizzarla

del tutto, finché tutto sia compiuto.

 

Mario Luzi
Castello di Firenze, 20 10 1914 – Firenze, 28 2 2005


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