ascolta

 

 

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ascolta

 

se ti dico ho voglia di ascoltare il canto della terra, stanotte,

 e di piangere tra le tue mani significa che a volte

la vita è di una tenerezza così semplice che fa male

e che domani saremo da soli tu

e io a reggere il mondo

come un rametto di basilico

 saremo ombre

 uccelli

bottiglie gettate nelle onde

incenso e alghe e papiro

e avremo pensieri curiosi

e storie di amore estremo e trasparente

come l’aria antica di lisbona

e crudeli come gli occhi dei figli

che non ci perdonano

d’esser vecchi

 

 ascolta

 

è l’ora che la notte se ne va

l’ora che si è soli come una puttana che rincasa

 l’ora che ad amarti e perderti

è come essere all’angolo della strada

tra amici che parlano della fine del mondo….

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

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Topografie

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Ci sono luoghi che, 
a forza di sognarli, 
poco a poco si spostano, 
fino al giorno in cui 
appaiono altrove nello spazio. 

Così il desiderio – questo topografo zoppo – 
disegna le sue mappe nell’oscurità 
quando le case dormono, 
e in ogni letto del mondo 
lascia una croce con il suo nome, 
affinché sempre resteremo lì 
dove un altro ci sogna, 
e mai qui 
dove nessuno ci nomina.

 

Alfonso Brezmes, Madrid 1966

da “Ultramor”

Traduzione  di Mirta Amanda Barbonetti


L’uomo che annodava le stelle alle parole

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Mi piacerebbe scrivere
Come cantare come ballare 
Come salire e scendere
Una scala qualunque
Di una qualunque città 
Mi piacerebbe scrivere
Come dormire come giocare
Nondimeno non scrivo io
Bensì l’altro colui che veramente
Canta e balla sale e scende
Una qualunque scala
Di una città qualunque
Sempre avvolto nella schiuma
Tra palpitanti oggetti rosa
Che singhiozzano e gioiscono
Sempre fornito di penna
Di un foglio di carta immacolata
Misera creatura
Che sembra di carne e ossa
Perché respira tossisce si dispera
Scrive versi cupi
Senza ragione né senso
Vetusti aggettivi e verbi
Che nessuno ormai addotta
Che migliaia di anni fa
Erano forse stelle
Divenuti ormai parole
Battiti virgole e punti 
Forse poesia

 

Jorge Eduardo Eielson. Lima, 13  4 1 924 – Milano, 8 3 2006

da “De materia verbalis”

Traduzione di Martha Canfield


Parlavi di cose che non vedevano e loro ridevano

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Parlavi di cose che non vedevano
e loro ridevano.

Ma tu rema sul fiume oscuro
controcorrente;
va’ per la via sconosciuta
alla cieca, ostinato,
e cerca parole radicate
come il nodoso ulivo –
lascia che ridano.
Desidera che dimori l’altro mondo
nella soffocante solitudine odierna
in questo presente smemorato –
lasciali pure.

Il vento marino e la rugiada dell’alba
esistono senza che alcuno li cerchi.

 

Ghiorgios Seferis – Turchia 13  3 1900,  Grecia  20 settembre 1971

da Vico Acitillo


l’importanza che hanno poeti e bandiere nella tua vita….

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Esistono momenti in cui lasciamo
le parole d’amore ed i silenzi
per parlar di poesia.
Tu riposi la voce nel passato
e ricordi il titolo di un libro,
la storia di certi versi,
la notte giovanile di alcuni cantautori,
l’importanza che hanno
poeti e bandiere nella tua vita.
Io ti parlo di virgole e maiuscole,
d’immagini che eccedono o che mancano,
della necessità di ottenere un ritmo
che sostenga la storia,
come con le mani si sostengono
l’umidità e le mura d’un castello di sabbia.

E ricordo anche alcuni versi
in notti dove virgole e maiuscole,
metafore e ritmi,
riscaldarono casa mia,
mi fecero compagnia,
seppero convincermi
col tuo stesso potere seduttivo…
……………………………..

 

Luis García Montero, Granada 1958
da “Completamente venerdì”
traduzione di Alessandro Ghignoli


…una sera come tutte le altre

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Era una sera come tutte le altre.

Uscii e mi fermai sulla soglia.

Il quartiere era avvolto

 

in una primavera precoce e le cime piatte

e i gialli slavati dei narcisi

sfidavano l’imbrunire. E crochi e bucaneve.

 

Rimasi là e provai la malinconia

di invecchiare in una stagione così,

quando tutto ciò di cui potevo essere certa era solo

 

che in questo tempo di fragranza e di ritorno,

qualunque altra cosa avrebbe potuto rifiorire prima del frutto,

e rinnovarsi, io no, non avrei potuto. Non più. […]

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti

 

 


Ultimamente

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I giorni vengono 
e vanno
e questo è tutto quello che fanno

come pagine di un romanzo 
che dimentichi 
quando passi al seguente

o quando vai 
in  treno 

guardando fuori dal finestrino 
e ti interessa appena
il paesaggio.

 

Karmelo C. Iribarren, San Sebastián 1959

 


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