Ci chiamano Prof. e…..

A settembre erano due anni che mancavo da scuola.  Già nell’atrio pensai  “sono a casa”, tutto così familiare,  la sala professori, il registro nel cassetto, la finestra difettosa nell’aula della quinta A…
Quelli che seguono sono i miei pensieri quel giorno.
Nell’entrare ,  l’odore  di legno stagionato  e il tanfo di libri vecchi  è predominante ma la cosa che più mi colpisce , proprio  in questo momento dell’anno scolastico,  è  il silenzio .
Tutto sembra in attesa :   il distributore delle bibite, il corrimano lungo le scale,  le porte chiuse dei bagni e quelle dei laboratori, persino i bidelli  ai diversi piani, pare che aspettino  da un momento all’altro la marea  di  facce e di voci che invaderà ogni dove.
Attraverso i corridoi  deserti  e non mi so  trattenere.  Sbircio nelle aule,  vuote,  immerse in  una dimensione  surreale,  i banchi allineati, le lavagne intonse, i cestini al loro posto.
E poi sono gli anni  (ahimè tanti!)  trascorsi  in queste  stanze,  la suggestione…. chi c’è !?!?
..huc mens deducta tua..scelestae, vae te, …cui labella….. Nooo, non è possibile, sento le voci !!!  E’  Luca al terzo banco …ma insomma chi era sto Catullo?   Uno sfigato!!  ..ah ah ah ..  E Daniela, lei è una sognatrice.. sei il solito idiota!  Ma come non capisci, Catullo è la passione, è il poeta dell’amore,   tenero e  sublime,  inquieto e dannato che ci prende, ci passa da parte a parte e noi … noi non possiamo fare niente… ma che vuoi capire tu, grezzo che non sei altro!   …. ah ah ah ah ah….
Luigi , delicato e sensibile,  scrive poesie  ….Telamone che a un passo dalla morte/prega lento il cielo/per la sua amara sorte….
E Fabio?  Lui  sta componendo  addirittura un trattato  “De nulla utilitate scolae”,  ha “scoperto” che  il saggio breve è una tipologia di scrittura che sente nelle sue corde . Fabio che  non sopporta i programmi e vorrebbe leggere, leggere ma quello che gli pare!
Michele invece,  ha la passione del cinema, nel suo ultimo editoriale del  giornale scolastico, trova illuminanti, se riferite alla scuola,  le parole di Red nel film “Le ali della libertà…io dico che queste mura sono strane, prima le odi poi ci fai l’abitudine e se passa del tempo, non riesci più a farne a meno: sei istituzionalizzato….    Solo che Red si riferiva  alle mura del carcere di Shawshank . Però,  che bell’esercizio di ironia!
Un refolo di vento mi riporta le risate, aperte, piene, quelle  che ti mettono di buonumore anche quando sai che sarà una giornata pesante, di  quelle in cui c’è l’assemblea di classe, per esempio,  e tu  dovrai discutere per ore con i più scalmanati, cercando di farli ragionare  …oh, dobbiamo dirlo chiaro e tondo alla prof. , non ci stanno bene due verifiche scritte in un mese e poi , il pagellino, vogliamo parlare del pagellino? un vero e proprio “avviso di garanzia” e che ca..o!
…. E i vetri appannati nelle fredde giornate invernali,  i  volti assonnati  e l’irruenza della loro età nei gesti e negli occhi  a parlare  di  guerra e di poesia, di  omosessualità e letteratura, di migranti  e di Voltaire

Intelligenti e curiosi,  intolleranti  difronte a qualsiasi  barriera imposta,  intransigenti e puntigliosi nel cogliere un’ ingiustizia e però pronti a chiedere comprensione e clemenza  se  sfuggenti ed approssimativi . Timidi e sfrontati, garbati e irriverenti, con gli entusiasmi, le curiosità, le passioni,  le paure e le fragilità dei loro anni.

Ci chiamano Prof, dai loro banchi  ci osservano, ci studiano e poi… ci amano o ci odiano. Loro sono così e….. mi mancano .


14 responses to “Ci chiamano Prof. e…..

  • philomela997

    Sono commossa e invidiosa 🙂

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  • germogliare

    Dovrebbero vederli in molti come li vedi tu.
    Sono certa che il sentimento che provi è reciproco.

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  • iraida2

    Ti assicuro che siamo in tanti, nonostante ciò che si dice di noi.

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  • lupus.sine.fabula

    Intelligenti e curiosi, intolleranti difronte a qualsiasi barriera imposta, intransigenti e puntigliosi nel cogliere un’ ingiustizia e però pronti a chiedere comprensione e clemenza se sfuggenti ed approssimativi . Timidi e sfrontati, garbati e irriverenti, con gli entusiasmi, le curiosità, le passioni, le paure e le fragilità dei loro anni.

    E’ proprio così, ogni giorno. Cercano di diventare adulti nelle mille difficoltèà di un corpo che cambia, di una mente che si apre a nuovi orizzonti, dei sentimenti che iniziano a farsi sferzanti e impazienti, nel mondo che sembra loro estraneo perchè non lasciaspazio ai loro sogni…
    Descrizione perfetta di un’età bellissima, che noi profe abbiamo l’onere e l’onore di incanalare anche dove la famiglia non c’è verso la pienezza della maturità.
    ci chiamano profe (con astio, con amore, con timore, con irriverenza a volte) ma forse un giorno ci ricorderanno come persone che ci han messo il cuore.

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  • iraida2

    Già tra i banchi si accorgono di chi ci tiene a loro, di chi fidarsi. In tanti anni ho capito che, solo in un rapporto di fiducia reciproca, si costruisce qualcosa.

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  • iraida2

    La tragedia di mio marito mi ha tenuta lontana per ben due anni da quello che da trentasei anni ritengo sia un lavoro bello e complicato. Lo stupore, la curiosità, l’energia dei ragazzi è contagiosa e rigenerante. Ma credo tu possa immaginare anche quante incomprensioni, arrabbiature e delusioni!! come in ogni altro lavoro, solo che qui c’è un convolgimento emotivo del quale devi tenere e dare conto.
    Sei sempre molto generosa con i tuoi complimenti per me. Ti ringrazio, Anna, ti auguro ore belle e serene.

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  • pado11769

    c’è grande passione nelle tue parole … di quella che disarma e rende felici! … ciao prof!

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  • iraida2

    Che bel complimento! avere passione, e non importa l’avanzare degli anni, vuol dire credere ancora, sperare in questo mondo e non averne mai abbastanza.
    Ti ringrazio davvero.

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  • parolesenzasuono

    essere insegnanti credo debba essere sentito come una missione…
    riuscire a suscitare entusiasmo per le proprie materie e più in generale verso la conoscenza…
    non è da tutti, il tuo affezionarti ai tuoi allievi è indice del fatto che sai coniugare professionalità ed umanità
    buon per te e buon per loro

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  • iraida2

    Permettimi di essere in disaccordo sul fatto che fare l’insegnante debba essere una missione. Non è così, non l’ho mai pensato. Per fare il mio lavoro c’è bisogno di professionalità che è la somma di competenza, attenzione, continuità. In tanti anni io sono una che ancora prepara la lezione il giorno prima. Leggo, mi aggiorno, sperimento per essere più aderente al linguaggio e allo stile cognitivo dei miei studenti. Da me hanno ascolto, fiducia e comprensione ma sanno che, in egual misura, mi aspetto da loro disciplina e rigore.
    Da tutto questo dipende la credibilità del mio lavoro.
    E d’altra parte, non dovrebbe essere così per qualsiasi altro lavoro?

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    • parolesenzasuono

      anche io sono in disaccordo con te
      vedi, io faccio un lavoro in cui eventuali mie trascuratezze / errori avrebbero una ricaduta minima su stati d’animo, asprazioni , motivazioni di altri

      tu no

      la differenza tra me e te, da questo punto di vista, è che nel tuo caso i tuoi stati d’animo e l’entusiasmo con il quale affronti al giornata hanno una influenza diretta sui tuoi allievi
      mentre nel mio caso una lettera commerciale piuttosto che una trasmissione di note tecniche è molto più “neutra”

      vedi?

      questo intendevo dirti

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