Quella sera, quando partii senza bagaglio.1

Il destino con lei si era impegnato parecchio per farla sentire “estranea” alla vita che viveva da 58 anni. Piccolissima, era stata adottata e una parte della sua esistenza, sia pure breve, le era sconosciuta. Sul suo certificato di nascita compariva un nome di battesimo che era quello dei documenti ufficiali ma  l’avevano poi chiamata, per tutta la vita, con un nome diverso. Si portava  addosso una sensazione strana,  si sentiva un’intrusa o meglio, le pareva di vivere la vita di un’altra . E così certe volte aveva la sensazione di essere spettatrice di una storia che scorreva suo malgrado.

La curiosità di sapere da dove veniva non l’aveva mai avuta,  solo una volta chiese all’anagrafe l’estratto di nascita. Lo lesse per strada come si leggono le analisi del sangue dopo che le hai ritirate in laboratorio, con la  paura  di  scoprirvi qualcosa di grave. Lesse e rilesse per giorni quel pezzo di carta,  il mese, il giorno, l’ora, la via, la levatrice, i testimoni . Pensò, sarà stata una sera piovosa in uno di quei vicoli stretti del quartiere San Lorenzo. Nella stanza appena illuminata, bocche mute. Strani parenti le girano intorno, ignorando il suo pianto. Mani frettolose avvolgono un insieme grinzoso di carne e di nervi. Un viso  si gira  altrove, non c’è tempo per fare conoscenza. Qualcun altro chiederà “Nome della madre?” “Nessuno”.

Non aveva mai saputo niente di lei ma  per tutta la vita si era chiesta come portasse i capelli, se le piaceva ballare, se si specchiava nelle vetrine quando camminava per strada, se sulla guancia destra le comparisse una fossetta ogni volta che sorrideva. Nient’altro.

Iraida

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11 responses to “Quella sera, quando partii senza bagaglio.1

  • annavercors

    Cara piccola!
    Sei rimasta così nel cuore!
    E’ una delle ferite che non si rimarginano, ma c’è uno che ti ama così come sei e un giorno lo potrai vedere in faccia e abbracciarlo perché risponderà a tutte le tue domande e a tutti i tuoi desideri più grandi!

    Ti abbraccio

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  • Lois

    Quella bimbetta avrà avuto difficoltà a riconoscere il suo sangue. Forse continuerà nel tempo a riconoscere in qualche volto quella fossetta che l’accompagna nei pensieri, probabilmente non troverà mai quella che ha cercato davvero pur sapendo che non l’avrebbe mai incontrata. Ma quella bimbetta è oggi una donna che conserva un sogno. Un sogno d’amore al quale non potrà rinunciare. E ogni volta che vi arriverà coi pensieri, sul suo viso una fossetta le inarcherà le labbra in un tiepido sorriso. Tiepido si, ma d’amore.

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  • germogliare

    Sai, conosco donne che si sono sentite bambine estranee alla propria famiglia, e speravano che un giorno qualcuno dicesse loro che erano state adottate, così da poter credere nell’esistenza di un affetto sicuro.
    Lo dici nel titolo, è così, nasciamo tutti senza bagaglio, qualcuno lo trova già pronto e magari glielo portano pure, altri devono procurarselo da soli, e poi è un andare per tutti.
    (non per consolarti, ma solo per condivisione)
    un sorriso vero

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  • stefano massa

    assolutramente bella 😉

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  • philomela997

    Ma che bello! Mi stona solo un po’ quel “fottuta” che stacca molto rispetto al tono lieve del testo :))
    La tua scrittura ha molta grazia

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  • cKlimt

    Il tono lieve su sensazioni che invece lievi non sono.
    .
    Quando si affronta il tema dell’appartenenza, del proprio posto nel mondo, è raro riuscire a mantenere un tono leggero.
    .
    Si termina di leggere e arriva un pensiero:
    mio Dio, quante volte ci capita di sentirci estranei a noi stessi, alla vita che conduciamo.
    Quante volte accade di essere spettatori di una vita che non agiamo noi. Quante volte ci toccherà, smarriti, cercare tutt’intorno lo sguardo di quel Regista che ha immaginato proprio quella scena, quella battuta, quella sceneggiatura. Ma il Regista resta invisibile, di là dalla macchina da presa.

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  • Egle1967

    io mi sono sempre sentita estranea alla mia famiglia, e ho faticato molto per trovare un luogo dove poter sentire di appartenere ad esso , ora mi sembra di averlo trovato, ma non posso farmi cullare troppo, non riesco piu’ a farlo completamente…ti abbraccio…

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  • Fausto marchetti

    in quella fossetta sulla guancia destra scoprì di essere madre di se stessa.

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  • m0ra

    Ognuno la sua storia, ognuno il suo bagaglio. Mi chiedo quale sia stato quello di chi ha voltato il capo dall’altra parte. Spero sempre cocciutamente che le fratture abbiano il potere di sanarsi, anche con quelle domande apparentemente lievi.

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    • annavercors

      Mmmm… temo che le fratture, specie quelle del cuore, non si rimarginino mai. Tuttalpiù si può implorare di capire perché di certe scelte, invocando una risposta che DEVE esserci . Ma mai censurare questo dolore anche se lacerante, perché se lo si ignora, può esplodere in modo violento e incontrolalbile…
      Perché quelle domande “apparentemente lievi” finiscono per fagocitare tutto il nostro cuore, talvolta, in modo devastante.

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  • m0ra

    Apparentemente, appunto. Quello di alleggerire è un bisogno che serve al galleggiamento. E’ proprio quella lievità che mi ha mosso ad una enorme tenerezza verso quella bambina. Tu sapessi, Iraida, potrei dirti di essermi trovata, una volta – seppure in modo molto differente – nel ruolo di chi ha voltato il capo e voleva tapparsi le orecchie il cuore.

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