1° maggio 1970, avevo 18 anni.



Come una scorreggia
Si è dissolta la Grande Madre Russia
Come una scorreggia

Arrivederci bandiera rossa
Eri metà sorella metà nemica
Eri i nostri vent’anni
Felici di essere traditi e calunniati
Eri l’altra faccia della luna
Il corpo della specie che dolora
L’urlo
La tenerezza che abbiamo dimenticato
La durezza che abbiamo conservato
Troppi morti troppi
Ecco perché adesso lacrime non ci sono da detergere
Né giustifiche da cercare
Arrivederci  bandiera rossa
A Lima giocando a pallone qualcuno ancora muore
A Lima a qualcuno ancora hanno tagliato la testa
Troppi morti troppi
Ecco perché adesso lacrime non ci sono da detergere
Ma nascere di nuovo dobbiamo
Anche se nascere di nuovo è ancora più pesante
Giace la nostra bandiera nel grande bazar della storia
La smerciano per dollari, alla meglio
Non ho preso il palazzo d’inverno
Non ho mai amato Stalin o Gorbaciov
Non sono stato mai iscritto al partito comunista
Ma guardo la bandiera e piango.

Emilio Piccolo (Acerra, 13/05/51)

dal sito http://www.vicoacitillo.it/

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14 responses to “1° maggio 1970, avevo 18 anni.

  • Fausto marchetti

    il primo maggio del 1970 avevo 17 anni e portavo i capelli come il ragazzo nella foto, avrei voluto saper suonare la chitarra ma imparai vent’anni dopo, non ero comunista e non lo sono diventato, non ho mai partecipato a cortei e non ho mai sventolato bandiere, non ci ho mai creduto, mi commuovevo e a volte piangevo per come andava il mondo, ma a quell’età sembra tutto più facile anche se non hai esperienza, ora un po’ di esperienza me la sono fatta, ci sono ancora le stesse bandiere e gli stessi cortei ma non è cambiato nulla, certo ho fatto poco non sono mai stato in prima linea, sono uno di quelli che stringono i denti e cercano di resistere, appartengo a quelli che chiamano i perdenti eppure son convinto che è proprio grazie a quelli come noi che la vita va ancora avanti

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  • iraida2

    Il primo maggio del 1970, ero in piazza Plebiscito a Napoli. Per il terzo anno consecutivo, partecipavo per ricordare le lotte e le morti di tanti lavoratori che si erano battuti per i propri diritti e per quelli delle generazioni future ( ma si sa, abbiamo tutti una memoria corta)
    Il colore delle bandiere può essere un dettaglio, io, come tanti altri miei coetanei eravamo contro le guerre, credevamo che fosse possibile abbattere le disuguaglianze, credevamo che tutti dovessero avere una possibilità, credevamo nella giustizia sociale. Avevamo un grande sogno, pensavamo di poter cambiare il mondo.
    Non ci siamo riusciti, ma noi almeno, ci abbiamo provato.

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    • falconieredelbosco

      era anche il mio sogno, ma ero consapevole che non servivano a niente le manifestazioni di una mezza giornata, soprattutto perché (e avviene ancora oggi) la maggior parte delle persone ci vanno solo per provare emozioni o per dire un giorno -c’ero anch’io-. Finita, la giornata ritornano nei loro ranghi e continuano la vita come prima, non cambiando linea al loro comportamento. Ho visto troppa gente scavalcare le barricate e passare dall’altra parte nell’arco di poco tempo. La resistenza si combatte ogni giorno io ci ho provato allora e continuo a fare la mia parte perché nonostante tutto credo ancora nel futuro perché il futuro è per i nostri figli e per le generazioni che verranno dopo di loro.

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      • iraida2

        Molte cose che pensi su questo argomento sono giuste, non tutte. Manifestare puoi considerarlo un rito collettivo dove dar sfogo alla rabbia o dove vuole far sentire la propria voce chi non è d’accordo con il potere, ma non è mai stato inutile , se non per quelli che ci vanno per vanità. Cosa credi, anch’io mi accorgo che certi partiti o certi sindacati non si meritano i consensi che hanno, non sono mica nata ieri ma, ti posso assicurare che ogni volta che ho avuto bisogno di aiuto per motivi di lavoro o altro, l’unica entità a cui mi sono potuta rivolgere è stato il sindacato. Faccio fatica ad ammetterlo, ma è l’unica risorsa che ci è rimasta per far sentire il nostro dissenso. Poi, naturalmente, anche lì c’è corruzione e schifo vario (Bertinotti docet).
        E’ sicuramente vero che ognuno di noi, col proprio impegno quotidiano manda avanti questo paese ma, piuttosto che non averceli certi organi di garanzia, io preferisco che ci siano.

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  • lois

    In quell’anno non c’ero ancora ma mi sarebbe piaciuto condivedere le emozioni dei ragazzi in piazza Plebiscito. Allora (è non è la preistoria), si credeva ancora nel futuro!

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    • iraida2

      E non bisogna smettere di crederci, a maggior ragione oggi. Viviamo una crisi epocale, proprio ieri nella nostra città c’è stato un altro suicidio, la storia drammatica di un uomo che, a breve, avrebbe perso il lavoro, quello che gli consentiva, se non altro, di sopportare le tante avversità di una vita già difficile per problemi familiari ed esistenziali. Dal gennaio 2012 i casi di suicidio, legati a problematiche lavorative, sono stati 25. E che dire di tanti giovani che, dopo anni passati a studiare e a prepararsi, non vedono neanche lontanamente e col cannocchiale la possibilità di un lavoro? Mio figlio è un esempio, laureato in ingegneria civile, vecchio ordinamento, anni e anni sui libri e non può realizzare nemmeno uno dei suoi progetti. Ma io gli dico che non deve rassegnarsi, anzi, non deve mollare e deve combattere. Un secolo fa le battaglie per i diritti dei lavoratori sembravano utopia, oggi il lavoro stesso è diventato un miraggio ma oggi i giovani hanno a disposizione mezzi potentissimi per veicolare messaggi di speranza e di lotta, perchè” insieme” è possibile trovare il coraggio di reagire e di riprendersi il futuro che gli hanno scippato.
      Per me, in tutto questo trova ancora un senso la festa del 1° maggio.

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      • lois

        Cara Iraida, cobdivido il tuo pensiero, e soprattutto non posso che restare turbato dellr morti di questi giorni, dove la disperazione prevale su ogni volontà di rinascita. Il momento che stiamo vivendo non è affatto bello e ci sta conducendo verso un deragliamento delle certezze e l’incertezza del nostro futuro che si offusca ombroso e sempre meno speranzoso.
        Io, nonostante una laurea(che a niente mi è servita ai fini lavorativi) mi sono dovuto inventare un lavoro che mi costa tempo e sacrifici, ma non mi lamento e mi sento un privilegiato. Ciononostante giusto per, alle difficoltà comuni a tanti, la settimana scorsa sono stato finanche minacciato da un mio cliente che non solo è debitore nei miei confronti, ma ha ritenuto che la mia richiesta di recupero non doveva essere formulata! Poi a queste miserie umane che si rafforzano sempre più, metti che noi non vedremo mai la pensione, che noi non potremo crearci una famiglia con questi chiari di luna…
        Abbiamo voglia di rinascere e crescere, ma i nostri sforzi, e i nostri umori per ora nulla possono… Mi dispiace, ma le nostre buone motivazioni cominciano a cedere e ci lasciano senza forza…

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  • iraida2

    Ti capisco, e come se ti capisco! ma a noi non resta che incoraggiarvi a non perdere a speranza.
    Buona fortuna e un abbraccio.

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  • eglepiediscalzi

    Cara Iraida, credo che più che le regole del gioco stia cambiando il gioco stesso. Preparare i nostri figli non è certo uno scherzo, anche perchè la partita che si sta giocando è nuova anche per noi.
    egle

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  • iraida2

    E’ così, è saltato tutto, le carte, le regole e lo stesso tavolo da gioco!!

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  • Mr.loto

    Non o mai simpatizzato per la politica e non ho mai creduto alle promesse che dai suoi rappresentanti, con sorrisi invitanti, venivano dispensate come se fossero doni; penso però che a Gorbaciov vada riconosciuto il merito dell’onestà e della nobiltà d’animo, cosa questa piuttosto rara ai nostri tempi.

    Un saluto

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  • iraida2

    Anch’io sono alquanto frastornata e delusa per tutto ciò che accade nel mondo politico del nostro paese. Ma, vedi, io continuo a credere che solo la politica possa dare risposte ai problemi di una comunità di persone che si riconoscono in uno Stato. Ho fiducia nei giovani, io dico che sapranno riprendersi ciò che è stato tolto loro.
    Un saluto a te.

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