“E allora impara a vivere. Tagliati una bella porzione di torta con le posate d’argento….e lascia che la vita accada” Diari, S.Plath.



Si può dire che la giornata, per me,  sia iniziata stanotte. Il solito incubo, io di fronte a qualcosa di spaventoso ed indefinibile che dovrei  fare se voglio mettere fine al caos in cui sono piombata e che, tuttavia, è umanamente impossibile che io possa fare. Un senso di vertigine che mi sconvolge,  che mi tiene in bilico su un baratro fino al risveglio. E’ dall’adolescenza che  quest’altra me,  quella che si aggira nella mia vita di notte, non si decide a viverla fino in fondo questa sua ossessione. Al contrario, me la rimanda di giorno sotto forma di  inquietudine, un incomprensibile stato di turbamento ed alterazione che mi rende irritabile oltremodo.

La mattinata a scuola, tra una versione di latino,  disertata dall’intera quarta C,  e una lezione sulla “signoria bannale” in seconda A, interrotta dal solito cellulare  tenuto acceso. Non c’è che dire, è  l’ideale, in una calda giornata di maggio, parlare del Capitolare di Quierzy , mentre fuori c’è il sole e un profumo di gelsomino entra dalla finestra, la stessa dove, dall’inizio dell’ora,  si sta specchiando dal terzo banco, lei, la  Del Grauso e, già che c’è, si dà anche una passata di lucidalabbra, oramai la campanella  è prossima a suonare l’intervallo !  All’una e un quarto il mio orario di lezione è terminato, scendo le scale, metto nel cassetto il mio registro, saluto di corsa qualche collega e mi avvio verso la macchina. E intanto penso al pomeriggio. Dovrò tornare a scuola per la riunione di dipartimento, sai che spasso!  Alle diciannove  il dentista, un salto al centro commerciale e poi, traffico permettendo, a casa non prima delle nove. Devo sbrigarmi. Sto per salire in macchina, alzo lo sguardo. Oltre il cancello del parcheggio,  l’insegna del bar di fronte, con i suoi colori sgargianti, invade i miei occhi.  Nessuna esitazione, richiudo la portiera.

“Un magnum al cioccolato, per favore”.  Il ragazzo me lo porge.  Nello spazio antistante c’è un bel fresco  sotto il tendone bianco.  Poltroncina o dondolo? Dondolo! Con le dita stacco lo strato esterno di cioccolato e lascio che si sciolga in bocca. E intanto ad occhi chiusi,  sono convinta più che mai che tutto ciò che mi resta da fare, in quel giorno e nella vita, sarà finire  il mio gelato!
Annamaria Sessa

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23 responses to ““E allora impara a vivere. Tagliati una bella porzione di torta con le posate d’argento….e lascia che la vita accada” Diari, S.Plath.

  • germogliare

    Ecchissenefrega, dici bene. Ci puoi racchiudere anche un pezzetto di felicità in quel momento. Poi si riaprono gli occhi.

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    • iraida2

      Già, si riaprono, ma che soddisfazione aver messo prima di chiunque e qualunque altra cosa, se stessi!! A noi donne non capita spesso, non trovi?

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      • germogliare

        Per tradizione non siamo abituate. Ne abbiamo fatta di strada, ma quella cosa che si chiama “sano egoismo” è difficile da apprendere, e se anche fosse, applicarla poi è cosa ardua. Però sì, si può.
        Un abbraccio

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  • annavercors

    Però!
    Il profumo dei gelsomini! era per te!
    E anche il magnum al cioccolato!
    Le gioie più piccole e nascoste sembrano soccombere davanti alle complicazioni della vita… però ci sono!

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  • marionblues

    Qualche rara volta me lo concedo anche io,a volte è un gelato, a volte un bicchiere di qualcosa particolarmente buono e lo sorseggio con una lentezza avida….così come vorrei fare a volte nella vita.

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  • lois

    Giunge un momento in cui occorre rallebtate il tempo. Far si che scorra ai nostri lati senza trascinarci nel mezzo. E come in un film, vedi intorno gli attimi che si susseguono e quella tua calma (apparente) che vive per se stessa, senza pensieri e orari da far coincidere. Se poi c’è un buon gelato o dell’altro a rendere più dolce il nostro genuino distacco.. Ben venga!

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    • iraida2

      Come dicevo prima, in fondo il gelato è una metafora del tempo, delle attenzioni che una donna dedica a se stessa. Io dico sempre che col lavoro pensavamo di emanciparci, invece ci siamo caricate di un doppio lavoro che si è aggiunto a quello di casalinga, con la conseguenza che ci dedichiamo sempre meno a ciò che ci piace, a quello che vorremmo fare….
      Eh, caro Lois, voi maschietti siete in debito, con noi, di vagonate di gelato!!

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      • lois

        Questo lo so!
        E mi sento in debito spesso nei confronti di voi donne… di cui ammiro lo spirito e la forza che rinosco, rispetto e ammiro.
        Perciò quando vuoi te ne offrirò uno buonissimo 😉

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  • eglepiediscalzi

    Interessante ” quella che si aggira di notte”.
    egle

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  • iraida2

    Non capita anche a te di chiederti che fine abbia fatto l’altra te, quando ti svegli e il sogno è finito? 🙂

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  • iraida2

    @ Lois
    🙂 e un abbraccio!

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  • lupus.sine.fabula

    Una bel Magnum… a volte è l’unica soddisfazione che la vita può dare!

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  • FrancescoRoss

    Cosa sarebbe successo se fossi salita in macchina?? e non avessi mangiato il gelato?? Stupendo brano…

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  • iraida2

    Probabilmente avrei ingranato la marcia e, fino a casa, mi sarei ripetuta all’infinito “sei un’idiota, sei un’idiota, sei …. 🙂

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  • cKlimt

    Questo brano strappa un sorriso… per empatia, per simpatia per riconoscimento oggettivo…
    Quante volte ci capita? poi magari noi tiriamo diritto per la nostra strada, risucchiati dal vortice degli impegni e delle “cose da fare”.
    Ma cosa abbiamo veramente da fare se non divorarci con lentezza e piacere quel nostro gelato?

    Io li chiamo gli attimi del “risveglio”.
    Quando riusciamo a intravedere al di là del flusso incessante del quotidiano, da cosa è davvero composto il nostro tempo. Dovremmo imparare a vedere oltre, a consolarci, a coccolarci, a dedicare a noi stessi il piacere degli attimi strappati alla banalità. Quando ci riusciamo, (pochissime volte), scopriamo che la vita può seguire un altro ritmo, regalarci una dimensione atemporale, fatta di attimi perfetti in sè stessi e perfetti per il bambino che è in noi.
    .
    Perchè i bambini hanno tutto da insegnarci in questo. Farsi assorbire completamente dal momento, riuscire a considerare il Tutto, un grandissimo e meraviglioso Gioco… in questo, loro sono nostri maestri, e noi, studenti svogliati, che non s’applicano a sufficienza, insomma… incorreggibili !
    Ma se appena ci lasciamo andare, si apre un altro regno e impariamo che esistono ben altre dimensioni e altri piaceri, del tutto alternativi rispetto allo sprecare il nostro tempo, nell’apparente “efficienza”, nel vivere finalizzato a mete del tutto secondarie, per quanto ragionevoli, appaiano.

    Il tuo Magnum lo vedo come una epifania, una illuminazione…non tanto e non solo sano egoismo, ma il modo per entrare in contatto con altre energie positive.

    Magari dovrei chiedere scusa alla tua linea, ma con tutto il cuore ti auguro, non uno, ma dieci, cento… Magnum! 🙂

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  • iraida2

    Vivremmo molto meglio se ogni tanto sapessimo concederci delle soste, deviare dal cammino tracciato per noi dagli altri e inventare un nuovo percorso, il nostro. Sarebbe più sopportabile la vita, se ogni tanto assecondassimo la nostra volontà e non quella degli altri.
    Quel giorno, quando ho richiuso la portiera, il solo pensiero che mi è venuto in mente è stato un grande “ecchissenefrega”.
    Mangerò tanti altri magnum ancora, ti auguro di fare altrettanto!
    Un abbraccio.

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  • Fausto marchetti

    un magnum sul dondolo in un pomeriggio caldo…che libidine! anch’io anch’io. la siepe la taglierò un altro giorno.

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  • iraida2

    …un magnum sul dondolo, magari accompagnato da un gran “ecchissenefrega” 🙂

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  • mauri53

    bello prendersi del tempo per noi…o buttarlo via come dicono gli altri che hanno sempre qualcosa da fare di importante ….ma non sanno quello che si perdono.
    http://10sigarette.wordpress.com/2012/03/11/il-tempo/
    un sorriso

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  • iraida2

    Concetto misterioso e affascinante, il tempo.
    Riferendomi al tuo articolo, nel libro di Qoelet, prima di quei meravigliosi versi dove l’uomo è collocato in un tempo stabilito dagli eventi della vita, c’è il Prologo che comincia così
    “Vanità delle vanità, dice Qoèlet.
    vanità delle vanità: tutto è vanità”
    e allora faremmo meglio ogni tanto a prenderci il “nostro” tempo e smetterla di ” inseguire il vento”.
    Ricambio il sorriso.

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