Ciò che poteva essere e non è…..

Ci fissiamo attraverso i vetri delle porte automatiche che, un attimo prima del suo arrivo, si sono chiuse e sulle quali ora lui tiene incollate le palme, come a trattenere il treno che inesorabilmente si muove. Inclino la testa e guardo lo sconosciuto, mentre sul marciapiede della metro fa un mezzo giro sui piedi, posa una mano su un fianco e l’altra dietro la nuca. Partito, perduto! Ancora una volta l’ha delusa. Non serviranno fiori a rimediare silenzi e assenze. Il convoglio sfreccia nel buio della galleria, a quest’ora lei avrà ormai preso l’aereo e la sua decisione. Stretto nell’impermeabile bianco, risale lungo le scale mobili, si ferma al bar per un caffè. Fuori, un ragazzo con cento piercing, percuote uno strano strumento che sembra una padella. Il suono che produce è celestiale. Tornerà a casa, mangerà un panino, penserà che nessun treno sarà lo stesso di quello che ha perduto, penserà a quello che poteva essere e non è. Ma non si chiederà se quell’angoscia nel petto che dirada, è calma ritrovata o coraggio assopito.

Annamaria Sessa

POTREBBE ESSERE ANCHE

Un bar. Di notte, è evidente.
Potrebbe essere anche un cabaret, o un teatro.
Musica di pianoforte. O un bandoneón. Chissà una chitarra.
Forse, pure, una canzone. Dipende:
un tango, un bolero, una nostalgia greca,
qualcosa di impalpabile, come un blues, irraggiungibile
come le cosce di questa ragazza di Venezia
che ti guarda dal fondo del tuo bicchiere.
Ricordare, quando uno è o sta solo, fa più male
che immaginare: questo è quello che vogliamo dimostrare.
Il microfono amplifica la vera voce, l’assenza:
si tratta del viaggio a una donna come a una città
alla quale non si giunge da invisibile, da lontano.
E se uno giungesse e stesse lì, in lei,
si tratterebbe, con questa musica, di una separazione
che sarà per sempre, come sempre.
A chi dare la colpa? Sono destino il paese
che non avesti, la donna in cui non entrasti?
Una compagnia – qualsiasi–, più o meno coniugale,
o da poco incontrata, dico più o meno duratura,
mai l’amata non cercata, mai la presentita,
distruggerebbe questa sensazione agrodolce o dolceamara
di ciò che non è, ciò che non fu, senza che importi
la voce o il volto che le appartengono,
né l’età che le sue gambe sostengono:
ciò che non può essere perché se fosse non sarebbe.
E in fondo, farebbe male che non facesse male.
Persino che non facesse male più di quanto fa male.

 

Jorge Enrique Adoum
(Ambato, Ecuador 1926)


6 responses to “Ciò che poteva essere e non è…..

  • lois

    E chissà quanti treni abbiamo perso e quanti pensieri non abbiamo potuto esprimere o quanto futuro non abbiamo avuto o quanto ne avremo avuto “diverso” se solo per pochi secondi non avremo perso quel metró.
    Ma poi alla fine credo che la vita ci riserva tante sorprese e cambia di volta in volta e ogni volta ci pone nuovi quesiti e nuove bellezze, per cui è bello pensare che per un metró perso ce ne saranno di altri migliori! Sarà forse un’illusione ma probabilmente è un modo per non disperarsi di aver perso quel treno!
    Buona serata

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  • cKlimt

    il labirinto in cui ci troviamo non appena decidiamo di vedere la nostra vita come una serie di bivi e svolte, cessa di apparirci tale non appena scegliamo di vedere in tutto questo trambusto di giorni, un grande Gioco in cui è lieto entrare, lieto partecipare, lieto stare a vedere ciò che ci accade, e infine, lieto uscire in silenzio dalla porta di servizio. Tutto può essere rimpianto e tutto può essere accettato perchè semplicemente tutto è stato esattamente così come “doveva essere”.
    .
    A noi non resta che il dubbio infinito su quale punto di vista sia più nostro, quale più consono alla nostra sensibilità. E non di rado non decidendoci su questo punto, oscilliamo in modo ricorrente e alternato fra l’una e l’altra prospettiva.
    Nel frattempo la vita vola via e… fluff… ciò che è stato, è stato, e noi ci ritroviamo come un enorme monumento alla memoria e non sappiamo a chi lasciarlo in eredità quel contenitore d’immagini ed esperienze. Talvolta allora prendiamo una penna, un computer… e facciamo quel gesto… scriviamo.
    Un carissimo saluto. Carlo

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    • iraida2

      “…tutto è stato esattamente così come “doveva essere”.
      Sono d’accordo.
      “Non rimpiangere mai di essere andato in un posto piuttosto che in un altro, di non aver fatto qualcosa che avresti potuto fare. Non è vero. Se non l’hai fatto è perché non potevi farlo…… “Sempre e ovunque” equivale esattamente a “mai e da nessuna parte.”
      Stanislav Lem (L’ospedale dei dannati)
      A presto Carlo, seguo con interesse il tuo “excursus” su Hesse.

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  • spaziocorrente

    Ciò che poteva essere è un gioco della fantasia, delle combinazioni possibili ed impossibili, dei desideri inespressi ed a volte inesprimibili. E poi a volte ciò che poteva essere, è!
    Per questo cerco di cogliere il meglio dal treno su cui sto viaggiando, anche se domani potrebbe essere una nuova stazione a farmelo cambiare.
    Serene giornate.
    Ciao

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