..non si potrà vincere mai, neanche se bari.


Qui
Qui sono stato per un tempo lungo, perfettamente salvo, come mi sono sempre immaginato. I soliti panorami, i suoni, i profumi filtrano ovunque in qualche modo. E’ difficile non darle per scontate, queste residue e spesso vaganti impressioni. Producono sempre una sorta di senso. Possono non fare clamore per attrarre attenzione, ma sono lì, rassicuranti. Potete provare a rendervene conto, a tracciarne un dipinto. Sapete che non è la storia intera, ma è ciò che c’è, ed è già qualcosa.
E’ come una mano al gioco delle carte. Ci sono impliciti disegni e sfide, anche se avete la più confusa idea delle regole. Sapete la differenza fra una mano buona e una mano cattiva, ma vi occorre la volontà di giocare al meglio che potete. Io faccio del mio meglio, ma ciò che mi arriva è sempre frustrante. Non me ne so capacitare, dopotutto.
Sì, perfettamente salvo, ma da che cosa, non ne ho idea. Non è nella mia natura essere un avventuroso in ogni caso. So soltanto che c’è motivo per avere paura, è la prima regola del gioco, e ciò significa che non si potrà vincere mai.

“Il tempo che vivi, lo rubi alla morte : è a carico suo”

JOHN FULLER, uno dei più noti poeti inglesi, si dedica da qualche tempo alla prosa poetica, di cui pubblicherà presto una raccolta.
Questo testo ne è un ‘inedito’, in anteprima.
(trad. italiana Giuliana Lucchini)
dal sito http://www.vicoacitillo.it/ianus/fuller.html


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