La poesia non si spiega.

 

 

Apriamo alla pagina

duecentoventisette.

E fuori piove

e i ragazzi guardano increduli

l’acqua che ha allagato il campetto di pallavolo,

proprio ieri era inondato di sole e di voci.

Leggi tu, Carra?

“Ecco l’ultima rosa dell’estate…..”

una stagione finisce, il tempo inesorabile la porta con sé …

” …quando gli amici partiranno

e le gemme cadranno dal cerchio brillante di luce..”

risalta il bianco della pagina intorno ai versi

e sembra lasciare spazio ai pensieri

che ogni parola suggerisce…

“Chi potrebbe abitare questo buio mondo da solo?”

L’ultimo verso.

Da un banco lì in fondo

qualcuno dice “che bella!”

E adesso?

Adesso io dovrei “spiegare”  

analizzare, smontare, vivisezionare.

Si può separare una poesia da quello che dice?

la forma dal contenuto?

analisi strutturale, metrica, sintattica, semantica…

fino a che sui banchi non resti che una rosa avvizzita e inodore?

E invece io,

io voglio che loro la leggano

ancora, ancora e ancora,

voglio che la percorrano parola per parola,

vedano i colori e sentano gli odori,

voglio che ci si perdano per incontrare ognuno,

un altro “se stesso”.

Voglio che scoprano in quanti modi

l’uomo può raccontare

il rimpianto e la nostalgia

il dolore e la speranza,

la sua vita e il suo destino.

 

Annamaria Sessa

 

 

Le citazioni sono tratte da  “L’ultima rosa d’estate” di  Thomas Moore – 

 

Ecco l’ultima rosa dell’estate

che va via sfiorendo da sola.

Tutte le sue graziose compagne

sono già appassite e scomparse.

Nessun fiore della sua famiglia,

nessun bocciolo di rosa le è vicino

a riflettere il lieve arrossire

a dare un sospiro per un sospiro.

 

Io non ti lascerò sola

mentre langui sul tuo stelo

Fino a che l’amore dorme,

va e dormi con loro.

Così gentilmente cospargo con i tuoi petali il letto

dove gli sposi del tuo giardino

giacciono senza profumo e inerti.

Possa io seguirti presto

quando gli amici partiranno

e le gemme cadranno dal cerchio brillante di luce.

Quando i veri cuori sono appassiti

e quelli affettuosi sono gonfi

Chi potrebbe abitare questo buio mondo, da solo?

 

 

 

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18 responses to “La poesia non si spiega.

  • cklimt

    Non potrò mai finire di ringraziarti per questo post di una semplicità disarmante eppure di una verità assoluta. In una poesia bisogna tuffarsi come ci si tuffa da un trampolino o da uno scoglio. Fincheè non ti getti non sai mai cosa ti aspetterà. Ma poi una volta che ti sei immerso che sei entrato in quello spazio devi ascoltare vedere sentire toccare. Devi sentire quel vento che soffia fra le sue parole e lasciare che ti asciughi gli occhi e che ti scompigli i capelli. Perchè la poesia è una esperienza sensoriale, un viaggio e una visione psichedelica. E occorre coraggio. Il coraggio di prendere su di sè ogni parola ogni sfumatura ogni proiettile che dal centro pulsante della poesia ci raggiunga. Grazie di cuore.

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    • iraida2

      Da insegnante, mi rendo conto che, come ogni forma d’arte, anche la poesia risponde a “regole” di carattere estetico. Tuttavia la poesia è prima di tutto intuizione e se esercito questa modalità di percezione e conoscenza immediata, a lungo andare imparerò da solo a scoprire gli “effetti speciali” di cui si serve il poeta ma l’avrò fatto, provando piacere e non annoiandomi con interminabili esercizi di analisi.
      Se ci pensi, noi impariamo a parlare, e questo ci piace, senza conoscere le regole della grammatica!
      Sono io, Carlo, che ringrazio te per la tua presenza sempre gradita.
      Un caro saluto e un abbraccio.

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  • lois

    È difficile vivisezionare dei versi e cercare di carpirne in assoluto il significato. Io credo che come (umilmente lo dico e non mi si fraintenda) accade per noi, anche per i grandi Poeti, la poesia nasce in un momento particolare della vita. Di fronte ad un’emozione, ad un amore, ad uno stupore o ammirazione. Per cui credo che in ogni poesia sia racchiuso un macrocosmo che solo lontanamente potremo immaginare. La poesia è bella ed è capace di farci entrare nell’intimità più profonda di una persona. Ci lascia scrutare in quello che si è veramente, al di fuori di ogni apparenza e di ogni immagine precoatituita.

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  • iraida2

    E, come un amico, in un commento a un post precedente sullo stesso argomento, metteva in evidenza, la poesia è probabilmente una delle più efficaci modalità di conoscenza.
    Un abbraccio.

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  • germogliare

    Quello che tu fai per te è vita, è un credo il tuo, mentre per altri è lavoro (punto), questa differenza tu trasmetti, e i ragazzi sono dei recettori formidabili.
    Un caro saluto

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    • iraida2

      Ti confesso una cosa: quando a scuola ero seduta nei banchi, mi annoiavo a morte, pensavo continuamente che se avessi fatto l’insegnante, non mi sarei mai dimenticata di quella spiacevole sensazione, per non infliggerla ad altri. Io faccio il mio lavoro con onestà, ci sono giorni in cui sono soddisfatta, altri in cui sono delusa, arrabbiata, stanca. Cerco di rendere piacevole ciò che i ragazzi, spesso, affrontano in maniera sbagliata perchè sentono come imposizione. E, d’altra parte, così facendo, non mi annoio.
      Buona serata!

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  • spaziocorrente

    Si può anche spiegare il colore di una poesia ma le sfumature rimarranno sempre come personali rilevazioni. Forse è questo il messaggio che deve passare. Non lo capiranno subito, ma quando avranno imparato a leggerle con gli occhi e con l’animo in ascolto.
    Un sorriso.

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  • iraida2

    E come in tutte le cose, ci vuole esercizio!
    Un carissimo saluto.

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  • robertomeister

    La poesia ci parla con la forza noetica delle immagini. Non alla ragione si rivolge, ma ad altro. Per gli antichi greci noesis voleva dire ” annusare ” e quale verbo migliore per definire il profumo che emana dai versi?
    Quell’intima emozione che ci trasporta nell’incondizionato, quello di cui Novalis andava alla ricerca nella vita… ma trovava ” solo cose “.

    Bella scoperta, grazie… tornerò con più calma a leggere.

    Roberto

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  • cklimt

    Sottoscrivo Roberto. I greci avevano colto molto più di quel che crediamo. Non solo le parole ma le immagini possono emanare profumi odori luci. Sta al centro del nostro cervello l’organo che recepisce queste sensazioni ed è il frutto di un intreccio fitto di connessioni cerebrali. Chi conosce la sinestesia percepisce la poesia come la propria lingua madre. come una Lingua di realtà che svela la realtà fenomenica secondo una modalità alternativa e infinitamente più ricca.

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  • ioviracconto

    Infatti la poesia non si spiega.
    Semmai, è lei che spiega noi.
    🙂

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  • iraida2

    Com’è vero! quante cose di noi è capace di svelarci! cose che spesso sono al di sotto della nostra coscienza e che, riportate in superficie, ci aiutano a vivere meglio.
    Ricambio il sorriso.

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  • gialloesse

    Assolutamente daccordo con cklimt. Importante la notazione di “ioviracconto” al quale sono bastate poche parole per centrare l’argomento e chiarire tutto.

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  • loltreuomo

    Ogni uomo ha il suo poeta o sente particolarmente uno stile rispetto ad un altro… Condivido in toto questo post, l’intuzione è fondamentale come mezzo per cogliere l’insieme di un’opera d’arte… Sarebbe fantastico farli incontrare, ma mi rendo conto che in una classe di almeno 20 (a naso) studenti è molto difficile…
    Dichiarazione d’amore per il tuo lavoro
    Ciao e buona serata

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  • iraida2

    Diciassette, per la precisione e vorrei che, lungo il corso della loro vita, oltre ad occuparsi di tutte le attività legate alla sopravvivenza, alle relazioni sociali e a mille altre faccende, trovassero il tempo per leggere qualche verso, perchè si sa, la poesia non cambierà certamente il mondo, ma può cambiare chi la legge.
    Buona serata anche a te.

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  • silvano toscani

    L’importanza della frase sta in chi la detta, ma chi la detta da un’importanza diversa dal lettore, per cui il lettore deve conoscere chi la scritta e poi il valore che lo scrittore ha dato alla frase.
    Appare chiaro che quando si recita una poesia a nessuno deve venire in mente di intraprendere una spiegazione, nel bel mezzo della lettura, come fanno molti poeti dialettali che mischiano prosa italiana alla solenne litania di assonanze, talmente stupide, da ricercare specialmente con l’uso del dialetto.

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