La letteratura ci salverà.


Qualche giorno fa l’Huffington Post spagnolo, a commento delle immagini crude e terribili della protesta in Spagna contro il governo, e che hanno fatto il giro del mondo, ha pubblicato un post di Pedro Almodovar. Mentre lo leggevo, mi è venuto da pensare che ciò che sta accadendo a milioni di persone oggi, avrebbe bisogno di essere raccontato dalla letteratura. Il regista spagnolo ha posto l’accento sull’importanza delle nuove tecnologie che valgono più di tante narrazioni “di parte” della barbarie che si sta compiendo in nome del profitto. E io credo che oggi manchi una rappresentazione letteraria di ciò che sta stravolgendo la vita dell’uomo contemporaneo, le dinamiche relazionali, i modi stessi di pensare a sè e al suo posto nel mondo, il senso da dare alla sua esistenza. Se la storia è la fredda cronaca delle vicende umane di ogni epoca, la letteratura è la narrazione delle illusioni, della fatica, dei desideri, del coraggio e delle speranze di uomini e donne che sono dietro a quelle vicende e ne determinano la sostanza. John Steinbeck seppe raccontare, attraverso la storia di una famiglia americana, la depressione del 1929 , la crisi, la miseria, il caro benzina, l’usura… Eh sì, è di un’attualità impressionante questo romanzo, che conosciamo col titolo italiano di “Furore” ma in quello originale è The grapes of wrath, i grappoli della rabbia, quella che sale su per il collo a intere famiglie affamate dalle banche, quelle che nel romanzo vengono definite “mostro”, opera dell’uomo stesso ma delle quali ha perso il controllo.

La letteratura è capace di cercare e trovare il significato universale dell’agire umano, attraverso il racconto del suo quotidiano ma, soprattutto, può aiutarci a capire dove stiamo andando.

Iraida

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11 responses to “La letteratura ci salverà.

  • labambinacolpalloncino

    O quanto meno è capace di far luce su quei “piccoli dettagli” di fondamentale importanza che si perdono nella “visione d’insieme” fornita dalla storia.

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    • iraida2

      Vero! oggi più che mai, la globalizzazione, che avrebbe dovuto segnare un passo avanti per l’umanità, sembra stritolare negli ingranaggi dell’egoismo e dell’interesse dei più forti, l’individuo con le sue aspettative e i suoi bisogni, diventati ormai “piccoli dettagli”.

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  • lois

    Sono in parte d’accordo con te, la “letteratura ci salverà”, ma non credi che in tutto quello (o quasi) che scriviamo oggi (tra vecchi metodi e nuove tecnologie) non possa dirsi seppur limitatamente “letteratura”?
    Nel senso che, la cronaca, internet la tv in diretta e le morti in contemporanea, ci danno l’immediatezza del momento fotografato nell’attimo stesso in cui si muta in storia, attraverso le macroaree, mentre i piccoli brani, i racconti narrano sempre più delle inquietudini contemporanee.
    “Furore” è uno spaccato “piccolo ed umano” di un periodo disumano, ma oggi non abbiamo secondo te autori in grado di farci leggere delle microstorie di vita quotidiana? (penso alla nostra Silvia Parrella, o a suo modo, alle inquietudini di Paul Auster…)

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    • iraida2

      Ma vedi, la velocità con la quale la nuova tecnologia è capace di macinare ogni cosa, la capacità stessa che stiamo sviluppando ad accumulare dati su dati, dei quali alla fine ci resta ben poco, molte volte consente una lettura solo superficiale e perciò senza significato, del mutamento epocale che stiamo attraversando.
      La letteratura, invece, non si limita a descrivere, la sua prerogativa è l’interpretazione della realtà.

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      • lois

        Sull’inafferrabilità dei testi elettronici ho letto la settimana scorsa una riflessione di Frazen su D, e diceva all’incirca questa cosa.
        Su questo non posso che condividere
        Buona serata

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  • cklimt

    sono completamente d’accordo. In questo momentoi siamo come “orfani” dello sguardo della letteratura sulle vicende di questi tremendi ultimi due decenni
    Oltre che a Steinbeck che seppe narrare magistralmente in tanti racconti e romanzi la grande Depressione il mio pensiero va a C.Dickens che non ebbe timore di piantare il suo sguardo dentro le macerie sociali che la Rivoluzione Industriale e il liberismo sfrenato avevano provocato. La letteratura ha il pregio di dare compiutezza al nostro modo di interpretare sia le dinamiche sociali che le storie individuali. La letteraturta come integrazione della storia e della cronaca ci fornisce chiavi di interpretazione e occhi più acuti per scrutare le strade che percorriamo. Buon Weekend cara Iraida.

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  • robertomeister

    Ho letto anche io, stamani, il post di Almodovar. E mi sono venute in mente le parole che disse Kracauer a proposito della condizione degli impiegati berlinesi degli anni trenta: ” la realtà può essere compresa solo a partire dai suoi estremi “. Le nuove tecnologie, se da un lato sono di ausilio, dall’altro rischiano, con la loro crescente mole, di ” standardizzare ” gli eventi, di avviare un processo di assuefazione per cui tutto sarà uguale a tutto. Senza dimenticare che l’abitudine, come diceva bene Proust a proposito del primo ingresso in una nuova casa, è una grande arredatrice.
    La fredda cronaca delle vicende umane, rischia fortemente di nascondere, nella loro stessa evidenza, il loro carattere estremo.
    Quindi, accolgo in pieno il tuo titolo, la letteratura ci salverà… a patto di guardare con i suoi occhi.
    Scusa la lungaggine…
    un caro saluto

    Roberto

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    • iraida2

      Vedo che siamo in perfetta sintonia! trovo che la tua considerazione sulle nuove tecnologie, sia un completamento d’orizzonte dell’argomento di discussione e te ne ringrazio.
      Non ho da scusarti nulla, leggerti è un piacere.
      Un saluto caro anche a te.

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  • germogliare

    Iraida, come Lois ho pensato anche io immediatamente a Paul Auster e poi a Chuck Palahniuk, Nick Hornby, assolutamente credo che ci siano scrittori veri che raccontano il nostro tempo, e bene anche. No, la tecnologia è cosa a parte, un post non sarà un documento di letteratura un giorno, almeno credo. Ma come per un opera d’arte, per considerarsi tale ha bisogno di storia, di anni, così, credo che un buon testo letterario che rappresenti bene la sua epoca ha necessità di superare l’attualità.
    Buonasettimana

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  • iraida2

    La narrazione letteraria dell’attualità diventa, quando è alta, il racconto di una verità umana. Autori come Grossman o Yeoshua, hanno raccontato, attraverso le vicende quotidiane complesse e dolorose di tante famiglie israeliane, il dramma di una nazione intera. La guerra dei sei giorni sarebbe rimasta la fredda cronaca di un evento della storia, se Grossman non ce l’avesse descrittà in tutta la sua drammaticità, attraverso gli occhi e il cuore di una madre. Ed è il dolore di quella madre, che, in un processo empatico, ci ha fatto comprendere a fondo il dolore di un intero popolo. Parlo di “A un cerbiatto somiglia il mio amore” .
    Su ciò che è “arte”, definirla credo sia difficile ma non penso che dipenda da un fatto di ordine cronologico.
    Un caro saluto!

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