I poeti scivolano nudi dentro la vita.

Così
di Luther Blissett (Emilio Piccolo)

potresti insegnarmi
a misurare la vita a cucchiaini di caffé
ma i poeti amano le stelle e i burroni, si dice,
e non sanno andare per strade e autostrade
dove c’è sempre un autogrill con ristorazione sigarette
e una toilette che, tutto sommato, non è male

potresti insegnarmi a leggere fra le tue rughe
il dolore e la stanchezza di chi dal sogno
al mondo ci ritorna come alla casa che ha abbandonato
ma i poeti, amore, hanno mille occhi e mille case
così che tornare è sempre più difficile

potresti insegnarmi
a non dire nemmeno a te la mia follìa
e a nascondermi nelle parole
come in una cassapanca da spedire al fronte
ma i poeti scivolano nudi dentro la vita
senza nemmeno chiedersi perché
e perché la vita è una cosa qualunque

potresti insegnarmi
che giovanazza e giovinezza non sono la stessa cosa
e il buon senso di chi sa fare a meno di entrambe
ma i poeti amano chi li ama e non li ama più
perché è così
così va il mondo, amore,
così va che se solo sorridi
ho voglia di strade e autostrade e autogrill
e case dove passarci i prossimi millenni
e di lasciare la follìa a chi è folle davvero
e di chiedermi solo ma che mangiamo oggi?
e di avere il buon senso che ha chi sa
che non è vero che c’è sempre tempo per tutto
e dirti addio, a mai più

ma i poeti, amore, non sanno mai
se ciò che dicono e scrivono e sentono è vero.

 

*Luther Blissett è un eteronimo di Emilio Piccolo
(Acerra, 13/05/51 – 23/07/2012)

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2 responses to “I poeti scivolano nudi dentro la vita.

  • lois

    Quindi il poeta si collocherebbe come un funambolo in grado di oltrepassare lo spazio della verità per spingersi in quello dell’invenzione? Perdendo poi di vista l’esperienza dall’immaginazione e fondendola nel reale?
    Io credo che il poeta viva uno spazio-tempo diverso, eletto, in grado di superare la soglia della tangibilità quotidiana per affiorare in quella liricità fuori da ogni schema e ricca di sensibilità. Quello stesso spazio in grado poi sostenere le sue poesie.

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    • iraida2

      Forse il poeta è uno che si muove nella realtà, alla ricerca di un senso, di un centro, che spieghi il disagio, la sensazione di inadeguatezza che prende l’uomo ogni volta che si illude di credere che il mondo è stato fatto proprio per lui. Ma quel centro, ammesso che si trovi, non è lo stesso per tutti e il mondo ci sopravvive, con tutte le sue cose, piccole e grandi, sublimi ed oscene e noi siamo come l’avventore che, appoggiato al bancone, si scola il suo bicchiere e poi scompare dalla stessa porta da cui era entrato un attimo prima. Così, agli occhi del poeta, tutto si sgretola: le convinzioni e le convenzioni, la vita, il mondo intero, in cui egli si smarrisce fino a non saper più distinguere tra realtà e finzione.

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