Nei panni di Pietro

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Modernissimo, si chiamava così la sala a due passi da via Toledo. Ci andavamo almeno una volta al mese, quando, di stare seduti per ore nei banchi, non avevamo proprio voglia. E poi il professore di storia e filosofia ci aveva detto che il cinema era, in ogni caso, una forma alternativa di conoscenza e che valeva quanto un’ora di lezione. Era il sessantotto e noi non ci sottraevamo: Un uomo da marciapiede, Zabrinski point, Il laureato, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Non si uccidono così anche i cavalli, Fahrenheit 451…..Ricordo che uscivamo dalla sala buia un po’ intontiti, le orecchie fischiavano e la luce ci accecava. In strada discutevamo del film. Mai una volta che fossimo stati d’accordo tra di noi. Poi l’età, la spensieratezza e… la fame prendevano il sopravvento. Correndo e ridendo come matti, andavamo nella friggitoria di piazza Montesanto e mangiavamo ogni cosa. Solo più tardi ho avuto la piena consapevolezza della valenza culturale del cinema.
Così, per la prima volta, vidi “Un uomo venuto dal Cremlino” tratto dal libro “The shoes of the fisherman” dello scrittore australiano Morris West (1916-1999) . L’ho rivisto diversi anni fa e non l’ho mai dimenticato per il forte impatto che ebbe su di me una scena, in particolare. Il metropolita Kiril Lakota, arcivescovo di Leopoli, viene liberato dopo vent’anni passati in un gulag in Siberia, grazie a un accordo tra Santa Sede e Unione Sovietica. Viene portato a Roma e ricevuto dal Papa che lo fa cardinale. Alla morte del pontefice, viene eletto papa in conclave, sarà papa Kiril primo. Succede che il presidente della Cina comunista, Peng, è intenzionato a fare guerra ai paesi vicini, essendo il suo popolo alla fame. Il pericolo di un conflitto nucleare è reale. A questo punto il leader sovietico Kamenev invita Papa Kiril a fare da mediatore per riportare alla ragione Peng. E qui c’è la scena di cui parlavo. Un colloquio lungo, serrato e drammatico tra il presidente della Cina e il papa Kiril. Peng, senza mezzi termini, dice che nel momento in cui lui ha deciso di accettare l’incontro col pontefice, ha messo in gioco se stesso, la sua credibilità e la vita stessa del suo popolo, di contro, il capo della Chiesa non ha nulla da perdere, può permettersi di sostenere le idee che vuole senza doverne pagare alcun prezzo. Pretende perciò di sapere cosa il pontefice sia disposto a mettere in gioco per far prevalere la sua opinione. Il papa, molto turbato dalle parole di Peng, dice che gli risponderà il giorno stesso dell’incoronazione. E quel giorno il papa, a sorpresa, annuncia al mondo intero che metterà tutti i beni della Chiesa a disposizione dei poveri.
Un colpo di scena, non verosimile neanche alla lontana alla realtà. un’utopia. Quello che, però,  trovo sconvolgente è il richiamo alla coerenza: è facile predicare il bene per chi ha il dovere di farlo, ma cosa si è disposti a rischiare, a giocarsi, a sacrificare perchè chi ascolta ci creda e si convinca?
Annamaria Sessa.(Iraida)

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4 responses to “Nei panni di Pietro

  • lois

    Io credo che la coerenza e la scelta di mettersi in gioco e di mettere in gioco il tutto per tutto è una dimensione che spesso entra in conflitto con le istituzioni verticistiche di cui si è alla guida. L’esempio tuo è calzante con la contemporaneità; con la neo-elezione pontificia e con l’imminente formazione del governo. Ciascuno, almeno in cuor suo, è disposto a promuovere e a rimettere in sesto nel binario “giusto” l’Istituzione di cui è a capo. Prendiamo il nuovo Papa (dall’aspetto rincuorante e dai primi gesti molto più vicini alla nostra idea di “chiesa” come “sostegno alla collettività”); a partire dal nome che si è dato, tutto lascia ben sperare e immaginare la direzione verso la quale vorrà traghettare il nuovo corso religioso. Ma rispetto a tutta la struttura che si ritroverà a governare, agli interessi spirutuali e materiali, fino a dove potrà portare le sue idee senza entrare in conflitto con un “partito” che necessita di determinate funzioni e ruoli (sempre più estranee all’Idea primigenia della Chiesa di Pietro)?
    Ecco io credo che il finale del film resterà utopia, anche se mai come questa volta la persona potrebbe essere quella giusta.

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  • Nei panni di Pietro | miglieruolo

    […] panni di Pietro di IRADIA, dal blog CONTROVENTO https://iraida2.wordpress.com/2013/03/14/nei-panni-di-pietro/ *** Nota: Bellissimo pezzo, molto ben costruito e abbastanza breve da soddisfare le esigenze anche […]

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