Banco dei pegni

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Altre donne
scendevano dai quartieri vicini,
si fermavano davanti alle teche di vetro degli usurai,
scambiavano due parole
con qualche esitazione, come avessero un fuoco nelle
tasche.
Lasciavano sul cristallo
certi grandi gioielli di famiglia, offuscati dal tempo,
chilometri di catenine d’oro, orologi guasti a tre casse,
fibbie, braccialetti, anelli. Ne ricavavano poco o nulla
e se ne andavano in fretta verso il mercato del pesce.
Non tornavano mai a riprenderseli;
sapevano già che la vita, con tutti i suoi spaghi, le carte da
imballaggio, le scatole di cartone, le immagini,
è più ricca del proprio ricordo.

da “Il funambolo e la luna”
Ghiannis Ritsos (Monemvasìa 1909 – Atene 1990)


2 responses to “Banco dei pegni

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