C’era una volta….

03-0045
Lungo la strada di campagna che una ventina di anni fa percorrevo ogni giorno per andare a scuola, c’era un grande albero. Imponente e frondoso, avrà avuto cent’anni. Era in mezzo ad un bivio, me lo trovavo ogni mattina di fronte e poi sulla mia destra quando gli passavo accanto. Quel settembre del 1994, tra tanta vegetazione mi aveva colpito perché, alla base del suo tronco, gli girava tutt’intorno un alone rosso scuro ed intenso. Un albero che sanguina!??! Il giono dopo mi fermai a guardare. Era un gelso nero, l’anello rosso bruno ai suoi piedi erano i frutti ormai maturi che cadevano dai rami.
La nostra fu una conoscenza per gradi: incominciai col girargli intorno, poi a toccare il tronco, ad appoggiarmici col corpo quando, nelle giornate ventose, il rumore delle foglie era assordante. Nei dieci anni successivi, mi aspettava ogni mattina dietro la curva. In inverno mi limitavo a guardare dalla macchina i suoi rami spogli che assomigliavano a mazzetti di spilli da sarta. In primavera, nelle belle giornate di sole, mi fermavo spesso a godermi lo spettacolo delle migliaia di fiori bianchi, pronti a lasciare dietro di loro i piccioli dei frutti. In giugno e quando ero in commissione d’esame anche in luglio, lasciavo che il succo dei suoi frutti si sciogliesse nella mia bocca e mi facesse sentire tutta la sua dolcezza. Non ho mai raccolto più di quello che riuscivo a mangiare sotto la sua ombra, ne avrei potuto portare a casa ma non mi è mai andato di farlo.
Poi cambiai scuola: una sede più comoda, il liceo della mia città. Venti anni e non ero passata più di lì, fino a qualche giorno fa.
Il gelso non c’era più, al suo posto era stata costruita una bretella stradale che, pare, accorci di qualche centinaia di metri il percorso precedente.
D‘un tratto un fastidio, una specie di inquietudine: insomma, non era solo il gelso nero a mancare, dov’era finito tutto quello che un tempo ero stata? ho pensato a ciò che di noi si disperde nei giorni, negli anni e, in quel momento, ho sentito vivo il dolore del tempo che passa.
Iraida

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16 responses to “C’era una volta….

  • poetella

    tutto quello che è stato, cha abbiamo avuto, vissuto, amato…resta in noi.
    Anche sparendo.

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  • iraida2

    Sì, e comunque ci manca.
    Buona serata Lucia.

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  • Anonimo

    Ah.. la maturità. Porta con sé il suo giusto peso di ricordi. Dolore e piacere, questo scatenano i ricordi. Ecco che la fotografia come memoria a volte aiuta a riconciliarsi.

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  • lois

    È col tempo che assistiamo ad una devastazione che ci colpisce nel profondo. Oggi l’albero, domani la strada, dopodomani chissà cosa… ed in ognuno di quei luoghi abbiamo lasciato un pezzo di noi, sensazioni, emozioni, ricordi che ci hanno aiutato ad essere quello che oggi gli altri vedono. Ma poi è la vita nel bello e nel brutto (sempre più propende verso il brutto che tangibile si insedia intorno a noi come un assedio) e quegli alberi tagliati sono poi dei pezzi che ci avranno tolto e che potranno resistere solo se ci poniamo con lo sguardo verso il futuro, arricchito dai tesori del nostro vissuto. Un abbraccio e tanti altri altri gelsi da ritrovare e riconoscere laddove li hai lasciati.

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    • iraida2

      C’è una bella poesia di Hugo von Hofmannsthal, la posterò domani, che in buona sostanza dice che passiamo la maggior parte della nostra vita e non ci accorgiamo del tempo che passa. Poi, ad un tratto non sentiamo che lui, dentro e intorno a noi.
      Un abbraccio anche a te.
      p.s.
      io aspetto sempre che tu organizzi quel famoso incontro tra i tanti blogger che seguono i tuoi articoli sull’arte, e, chissà magari l’occasione potrebbe essere una mostra! 🙂

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  • cKlimt

    in noi rimangono ricordi, scie luminose… ma nulla resta…tutto scorre e a noi non rimane che assorbire quella fluidità del Tutto. Essere barca sull’onda della realtà… Poi è anche vero che i ricordi sono un materiale prezioso col quale tessiamo reti di sensi e significati, coi quali edifichiamo la nostra storia o riusciamo talvolta perfino a fare arte e letteratura.
    Però che tutto cambi e ci muti nel profondo è indubitabile.

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    • iraida2

      Con gli anni, i ricordi possono diventare ingombranti. C’è una citazione che spesso rileggo, è illuminante:
      “La memoria è un mostro: tu dimentichi, essa no. Archivia le cose, ecco tutto. Le conserva per te, o te le nasconde e le richiama, per fartele ricordare, a sua volontà. Credi di avere una memoria. Ma è la memoria che ha te.” – J. Irving

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  • russell1981

    Un post malinconico e nostalgico come pochi. I miei complimenti.

    Russ

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  • iraida2

    Pensa, vorrei scrivere e riuscire ad essere brillante e divertente!
    Grazie, comunque. 🙂

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  • Patrizia

    Sembrano inezie queste, nel frastuono della vita e invece, quando ci capitano, la sensazione è che qualcuno, forse quella stessa vita che passa, quel tempo che non quasi non vediamo, ci abbia rubato le emozioni. Ci sentiamo defraudati di qualcosa che ci apparteneva. Per me almeno, è così…
    Ciao

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  • iraida2

    Hai colto ed espresso, benissimo, proprio quello che volevo rimarcare con il racconto di questo mio ricordo lontano.
    Un saluto a te!

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