Si deve avere una consapevolezza lucida, implacabile e dolente di tutto ciò che ti è mancato o ti è stato sottratto, e dei ritorni non più possibili, per parlare, con queste parole, di sé e della propria ferita. Iraida

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… papà

c’era una volta un tizio
sotto il mio stesso tetto;
mi si diceva di chiamarlo babbo
così, un giorno dopo l’altro,
come un occhio strabico,
come un piede piatto,
ho finito per accettarlo

il cranio duro come una bietola,
l’intestino ingordo,
i sensi alla guida del cervello,
gli urli per mendicare rispetto,
fottutissimo padre padrone
seminava il terrore
scavandosi la fossa

la mediocrità è longeva
e oggi il pater familias ,
cariatide di muscoli paralizzati e neuroni atrofizzati,
si avvinghia come una pulce infetta
all’epidermide della vita

il silenzio che ci separa
mi urla di perdonare un misero vecchio
ma il cuore è sordo da anni
e lo stomaco non regge più
alla vista degli spettri

gli porto in dono la morte
che rende vittime anche i carnefici;
ne avrò in cambio rimorsi
e magari quel che mi spetta

per estinguere il mutuo della casa al mare.

da: “Arsenico e nuovi versetti”
Gabriella Montanari. Lugo di Romagna 1971

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5 responses to “Si deve avere una consapevolezza lucida, implacabile e dolente di tutto ciò che ti è mancato o ti è stato sottratto, e dei ritorni non più possibili, per parlare, con queste parole, di sé e della propria ferita. Iraida

  • tramedipensieri

    eh…duretta eh…questa: intensa e molto dura….

    buon domani!
    .marta

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  • Gabriella Montanari

    Ho fatto di peggio, nella raccolta poetica precedente Arsenico (da cui è tratta Papà) e di meglio nell’ultima. Curiose? Stesso destinatario, ovviamente. Una trilogia, tutto sommato.

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  • iraida2

    La conosco questa rabbia, lo sento ogni momento nelle orecchie, l’urlo che viene su da un profondo cavo e nero e dolente, che riempi nel tempo, un giorno dopo l’altro. Oggi qualche badilata di rancore, domani un po’ di risentimento, domani l’altro, tanta frustrazione, e chiodi, tanti chiodi lunghi ed acuminati per fissarlo bene il dolore, in faccia ad un muro, e guardarlo dritto negli occhi e dirgli “non sei nessuno, guarda, non mi fai male “…fino a quando ti accorgi che sei tu stessa il tuo dolore e hai paura di sentirti per non sentire male.
    I poeti, bravi come te, hanno il privilegio di svelare a noi tutti quello che abbiamo dentro. Io non sono un poeta ma anch’io combatto i miei demoni.
    Un saluto.
    Annamaria

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  • Gabriella Montanari

    grazie annamaria, per aver colto, e per questo non serve a niente essere poeti…

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