Non essendo che uomini….

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Non essendo che uomini, camminavamo fra gli alberi,
spauriti, pronunciando sillabe sommesse
per timore di svegliare le cornacchie,
per timore di entrare
senza rumore in un mondo di ali e di stridi.

Se fossimo bambini potremmo arrampicarci,
catturare nel sonno le cornacchie, senza spezzare un rametto,
e, dopo l’agile ascesa,
cacciare la testa al di sopra dei rami
per ammirare stupiti le immancabili stelle.

Dalla confusione, come al solito,
e dallo stupore che l’uomo conosce,
dal caos verrebbe la beatitudine.

Questa, dunque, è leggiadria, dicevamo,
bambini che osservano con stupore le stelle,
è lo scopo la conclusione.

 

Dylan Thomas
Swansea, 27 ottobre 1914 – New York, 9 novembre 1953

Tutte le volte che arrivo a scuola con una nuova poesia da studiare, per prima cosa, la faccio leggere a voce alta ad ognuno dei ragazzi. Una, due, dieci, venti volte….. Chi l’ha scritta , non è per il momento fondamentale. Quello che chiedo è di sottolineare la parola o le parole che, secondo loro, contengono una densità di significato particolare o che, intenzionalmente, l’autore, ha collocato in una posizione di rilievo rispetto alle altre, e anche quelle sulle quali la voce, loro o quella dei compagni, sembra indugiare. Certe volte ne troviamo più di una, altre volte una sola: quella è la parola-chiave, quella che racchiude il senso di un intero testo.
In questa poesia di Dylan Thomas, la parola chiave è un aggettivo: “immancabili” che si riferisce a stelle. Le stelle sono là, allo stesso posto, da sempre. Appaiono, scompaiono, ritornano sempre. Eppure le uniche creature che riescono ancora a stupirsi, a sorprendersi del loro “immancabile” ritorno, sono i bambini. Gli uomini si aggirano in un labirinto di paure, non osano salire sugli alberi (…camminano tra gli alberi..) non tragrediscono le “regole”, non le vedono le stelle anche se (….dalla confusione e dallo stupore …dal caos verrebbe la beatitudine), dallo stupore prenderebbe vita la leggerezza e la gioia di esistere.
Ma gli uomini “non essendo che uomini” camminano tra gli alberi e hanno paura di “svegliare le cornacchie”
Difficilmente li raggiunge la vertigine del piacevole e beato stupore per le “immancabili stelle”.
Iraida (Annamaria Sessa)

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10 responses to “Non essendo che uomini….

  • nerodavideazzurro

    Bellissima questa di Dylan Thomas, la mia preferita delle sue assieme a “Dai sospiri”. E poi – perdonami – come non cercare un parallelismo con “Ciàula scopre la Luna” di Pirandello?
    Se solo si riuscisse a capire meglio che non è astrazione DAL reale per sentirsi meglio ma astrazione DEL reale, cercare di coglierne la piccolezza per portarlo ad un altro livello, magari migliore, di quello consumato e consumista (nichilista) attuale.
    Applausi per l’ottimo post.

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  • poetella

    io…riesco.
    ma forse, chissà…non sono “cresciuta” del tutto!
    bel post!
    Sì. Applausi

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  • iraida2

    Bisogna conservare un po’ dell’incanto dei bambini per riuscirci.
    Una che scrive poesie, vuoi che non ci riesca!!!! 🙂
    Ore serene….

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  • lois

    Lo stupore incantato e puro dei bambini è quello che ancora mi fortifica e spesso mi lascia pensare che qualcosa di buono potrà ancora esserci. È splendida questa poesia ed è bella la scoperta accompagnata da insegnanti come te ‘che escono dagli schemi’ degli antichi programmi blindati e legati solo ai soliti nomi.

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  • cKlimt

    Lettura inappuntabile di una delle migliori composizioni di Dylan Thomas. Giuro che sono invidioso di quei ragazzi che hanno il privilegio di ascoltare queste “perle”. Quando capita così, mi lascio invadere dallo stupore e perfino mi commuovo un poco, rendendomi conto di cosa potrebbe essere la “scuola”. La nostra povera, tartassata e “immancabile” scuola…

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  • iraida2

    Ma la nostra scuola ha tante qualità, credimi!!!
    Sono i nostri politici che non le hanno!

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