Cosa vuoi fare da grande?

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A mia nipote che ha quattro anni, spesso chiedo “cosa vuoi fare da grande?” e lei ogni volta, sempre più seccata, perché sa che io conosco la risposta, scandisce lentamente “la dottoressa e la ballerina”. L’ultima volta che gliel’ho chiesto, mi ha fissata con un’espressione dapprima indispettita, poi il suo sguardo è cambiato, d’un tratto è diventato tenero e…. indulgente. Mi ha sorriso e ha continuato a giocare. E’ stato un attimo, un attimo di silenzio in cui mi è sembrato di aver colto il significato nascosto del mio stare al mondo .
“…il difficile che diventa facile quando cominci ad amare”
Iraida

Non so quale felicità avremmo vissuto,
o quale guancia avremmo offerto all’offesa
se felicità c’è stata, se c’è stata offesa.
Così lo scrivo, ne faccio segno,
per capire come si spiega l’albero la potatura,
il papavero lo strappo
i bambini il tempo e lo spazio:
– dove va la notte quando è giorno?
– mezz’ora è tanto o poco?
O come si spiega il vuoto degli esseri
che ci stanno accanto come un’assenza
o il senso irsuto della vita,
il suo difficile che diventa facile
quando cominci ad amare.

Lucianna Argentino.

dalla raccolta inedita “L’ospite indocile”

la poesia è tratta da http://www.vicoacitillo.it/almanacco/argentino.html

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9 responses to “Cosa vuoi fare da grande?

  • tramedipensieri

    Hai estrapolato il cuore della poesia….…il difficile che diventa facile quando cominci ad amare”

    buona domenica
    .marta

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  • iraida2

    Anche le domande impossibili trovano una risposta!!
    Buona serata.
    Annamaria

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  • Transit

    Quando mi chiesero cosa, dissi muto: – Scriverò – dissi precipitando.

    Per chi si avvicina o sente l’ebollizione del soffio viscerale e aurorale, interiore e materiale, della poesia, credo che non si tratti e non vi sia assoluto bisogno e necessità di proporgli o ricordagli di scrivere in metrica. Tu parti da chi sei; la poesia muore e nasce dal vento; dal mare in tempesta; quando langue immortale; un animale che muore perché conosce il suo destino; il vento che brucia le speranze, la nave che affonda nel deserto dell’anima e, l’amore che rincorriamo in una corsa di trotto.

    Per questo scriverai nel dormiveglia delle mani. Nelle catastrofi delle tue emozioni tenute nel guardaroba del cuore. Nella scia della solitudine con cui giochi a carte. Nelle risacche mai sopite quando il sole fa ombra ai bambini e il mare risuona dalle caverne di Poseidone. Scriverai mentre stai mangiando. Scriverai con gli occhi pieni di lacrime perché in fondo hai ancora bisogno di piangere. Scriverai lasciandoti andare; e tu, parla alla pari con la parola e non ordinerai a nessuna di esse di vestirsi coi pantaloni stirati, né le indicherai il confino, né l’oblio, o alla parte della vita che chiamiamo morte. Prima di morire, per l’ultima volta, moriamo almeno mille di volte ed è in quelle mille volte che scriverai la tua poesia, o semplicemente, la poesia.

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  • Giuseppe69

    ho forse…… ?? lascia che sia bambina…. Zia, perché tanti grandi se pur, credono ch’io non comprenda, li sento dire con più che nostalgia…. eh, l’essere bambini, che favola….. 😉 ! Ho anche Io dei nipotini….

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