Sidone


SIDONE

Il mio bambino
il mio
labbra grasse al sole
di miele
tumore dolce benigno
di tua madre
spremuto nell’afa umida
dell’estate
e ora grumo di sangue orecchie
e denti di latte
e gli occhi dei soldati cani arrabbiati
con la schiuma alla bocca
cacciatori di agnelli
a inseguire la gente come selvaggina
finché il sangue selvatico
non gli ha spento la voglia
e dopo il ferro in gola i ferri della prigione
e nelle ferite il seme velenoso della deportazione
perché di nostro dalla pianura al mondo
non possa più crescere albero né spiga né figlio
ciao bambino mio l’eredità
è nascosta
in questa città
che brucia che brucia
nella sera che scende
e in questa grande luce di fuoco
per la tua piccola morte.

Sidone, in genovese Sidun, è la città del Libano che nel 1982 fu devastata dall’offensiva delle truppe di Ariel Sharon. De Andrè immagina la città sventrata, come un libanese che, piangente e disperato, porta tra le braccia il figlio morto durante l’attacco…”il mio bambino ora grumo di sangue..
La”piccola morte” nel finale è riferita alla morte del piccolo paese, il Libano, che una volta era conosciuto col nome di Fenicia e fu il luogo dove ebbe inizio il cammino del genere umano verso la civiltà.
*Le voci, che all’inizio del video si sentono insieme al rumore dei carrarmati, sono quelle di Sharon e Reagan.

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