Don’t

Good bye Lenin

ok, la rivoluzione non ci sarà
non staremo a piangere per questo
né per le stelle che si sono spente nel nostro cuore
non piangeremo nemmeno se una donna ci dirà
che siamo inutili come le lattine vuote di coca-cola
e non continueremo più a guardare il mondo
attraverso il telescopio della nostra insonnia
qualcuno dice questo è il mondo
io più semplicemente dico che alla mia età
si può fare a meno anche di questa verità
e rendersi conto di aver vissuto abbastanza
così, un giorno in più o un giorno in meno
e a quelli che verranno decidere se ricordarci
o far finta di essere sbucati nella storia
solo perché un mattino o una sera
il corpo di una donna ha deciso di essere madre

anche noi abbiamo avuto padri e madri
e siamo stati padri o madri
né migliori né peggiori
di quelli che prima e quelli che dopo
siamo stati assemblati per questo
un po’ di ideologia un po’ di passione
e quanta disperazione era sufficiente
per convincere gli altri
che la poesia non serve a nulla
come la rivoluzione

certo, n’è passato del tempo
e a Sesto di operai nisba
il Che sta anche sulle magliette
e se chiedi all’amico stavi dicendo?
puoi andartene a vedere come la luna muore
senza che lui s’accorga che c’è la luna

ti sento al fondo di questo abisso
non trovo parole da metterti sulle labbra
ma la tua reticenza non mi fa più male
come vedi ho imparato a soffrire
fingendo che non m’importa più nulla
della felicità

ho bisogno del tuo cinismo ora
e di un vaso di basilico per tenere lontane
le zanzare quando sarà estate un’altra volta
ho bisogno di conoscere a memoria
dove mettere le mani quando me le ritrovo
senza sigaretta e senza il tuo corpo
e di un orecchio di cane a cui rivelare i miei segreti
perché mi fissi con un po’ d’umana simpatia
tanto, la rivoluzione non ci sarà
e si è in pace con la morte
solo quando non ti fa più paura

hai fatto tutto
hai detto tutto
hai perso e avuto tutto
insomma, sei come il convitato di cui parlavano gli antichi
che è sazio e non ha più voglia di mangiare
una carta assorbente niente male
una fiamma che sta bene all’inferno

abbiamo parlato di rivoluzione, mi pare, e di qualcos’altro
di come varia il prezzo della birra
che va di pari passo con quello del dolore e della vita

abbiamo visto simboli dappertutto
non c’erano

abbiamo creduto di toccare il segreto delle cose
ma le cose non hanno più segreti

qualche volta quando eravamo ubriachi
siamo stati così bravi a fingerci sinceri
che lo siamo stati davvero

io ho visto un treno quand’ero bambino
non sapevo da dove venisse né dove andasse
vidi un volto di donna dietro un finestrino
rimasi a guardare il punto dove avevo visto quegli occhi
non c’era più nulla
solo il cielo

e poi uno muore, così, per provarsi
a fare ancora qualcosa dopo averle fatte tutte
o anche per sfidarla poi questa morte che non viene
mentre stai ancora lì a gridare fermati, attimo, sei bello!

ma io lo sapevo amore che sarebbe finita così
e non sto qui a piangere che te ne sei andata
ci vogliono molti anni per capire
che tutto è sempre ciò che deve essere
e io ho molti anni
più della pietra del deserto che mi hai donato
e non sto qui a chiedermi come si vive altrove
o se questa, questa poesia, è sempre e comunque
l’ultima che scriverò
o se questa, questa donna che tu sei, è sempre e comunque
l’ultima che il mio corpo saprà desiderare o odiare

anche questa sera ha un sapore antico
e i miei occhi bruciano per il pianto
che non sanno piangere
in tv c’è Forrest Gump e io provo un po’ d’invidia
per quelli che sanno vivere senza sapere di vivere
i tuttieguali sempreguali che ho deriso
ma è triste sentire che rien va plus
e che un nuovo millennio inizia
con lo stesso stile di quello che se n’è andato
con le stesse sere che sanno di acido e muffa
e gli stessi mattini che t’infili i pantaloni
e ti dici andiamo

ok, la rivoluzione non ci sarà
ok, questo è il mondo
ok, è ora di andare a letto
senza chiedersi più

a che punto è la notte?

 

Emilio Piccolo Acerra 13/05/51 – Acerra, 23/07/2012.
da “Oroscopi” 2002

 

 

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