E ci indossiamo stropicciati

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Non cerchi più il pulsare che batte i polsi
e la voglia che inumidisce il labbro,
ti serve solamente un tronco scorticato
per appoggiarvi il peso delle spalle,
in fondo ad un campo un po’ in discesa
e una finestra con i vetri chiusi da cui scrutare
chi risale il declivio d’un orto non diserbato
e poi attendere che il ghiaccio nella gronda
diventi acqua per la secchia, interrare
qualche seme e dare un nome nuovo al fiore.

Ma dici “ qui piove ”, quasi per troncare un discorso
che t’infastidisce. Ne prendo nota con rassegnazione,
non è diverso il mio giorno anche se fuori brilla il sole.
Sempre chiusi rimaniamo dentro quegli spazi
che sono privatamente nostri e che non vogliamo aprire,
come un armadio in cui si accumula la biancheria
lavata ma non stirata, e solo all’occorrenza
si prende a caso ciò che serve e poi s’indossa
quello che richiede l’occasione, ma
la nostra scorta di chiusure è così grande
che non basta la buona volontà per fare di noi
esseri nuovi, e alla fine ci indossiamo stropicciati.

Luigi Paraboschi
da “E ci indossiamo stropicciati”


da Imperfetta Ellisse


5 responses to “E ci indossiamo stropicciati

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