Un ricordo

I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardar.
Mi riconobbero, e— Ben torni omai —
Bisbigliaron vèr’ me co ‘l capo chino —
Perché non scendi ? Perché non ristai ?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.
Oh sièditi a le nostre ombre odorate
Ove soffia dal mare il maestrale:
Ira non ti serbiam de le sassate
Tue d’una volta: oh non facean già male!
Nidi portiamo ancor di rusignoli:
Deh perché fuggi rapido cosí ? ….
……………………………………

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Era un maggio caldo su una terrazza all’ombra.

Una bambina ripeteva ad alta voce 

“I cipressi che a Bólgheri alti e schietti………”

Tutta!  la devi imparare tutta

sennò niente ciliegie!

“Fresca è la sera e a te noto il cammino……”

e tormentava tra le dita

le  treccine nere,

che la mamma aveva fermato

con due nastri di seta bianca.

E che poteva saperne la bambina,

che tra alberi che parlano,

galli che cantano e treni ingoiati

dalla linea ingannevole dell’orizzonte,

si nascondevano  le eterne domande

di un’umanità inquieta:

perchè la fugacità del mondo?

e il destino degli uomini?

e il senso della vita?

Quel giorno di maggio su una terrazza all’ombra

tutte le risposte erano negli occhi dolci

della donna alta e bionda davanti a lei

che l’incoraggiava col sorriso.

Erano tutte lì ….

e in un cestino di ciliegie rosse

fra le mani di sua madre.

 

Annamaria Sessa

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