Viaggiando verso Bisanzio

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Questo non è un paese per vecchi. I giovani
tra di loro abbracciati, uccelli sugli alberi
stirpi moribonde – nei loro canti,
cascate di salmoni, mari invasi dagli sgombri,
pesce, carne, o caccia celebrano l’intera estate
tutto ciò che è creato, nasce e muore.
Rapiti in questa musica dei sensi tutti trascurano
i monumenti dell’intelletto senza età.

Una cosa meschina è un uomo vecchio,
una veste lacera su un bastone, a meno che l’anima
non batta le mani e canti, e più forte canti
per ogni strappo nella sua veste mortale,
e altra scuola di canto non c’è che studiare
i monumenti della propria magnificenza;
e quindi io ho navigato i mari e venni
alla città sacra di Bisanzio.

O Saggi che state nel sacro fuoco di Dio
come in un dorato mosaico del muro,
uscite dal sacro fuoco, in un vortice entrate
e diventate maestri cantori dell’anima mia.
Consumatemi il cuore, che, malato
di desiderio e avvinto a un animale morente,
non sa che cos’è; e prendetemi con voi
nell’artificio dell’eternità.

Una volta fuori di natura mai più prenderò
la mia forma corporea da qualche sostanza naturale,
ma una qualche forma quale gli orefici Greci fanno
d’oro battuto e smalto dorato
per tener desto un Imperatore sonnolento;
oppure seduto in cima a un ramo d’oro canterò
ai Signori e alle Signore di Bisanzio
di ciò che è passato, che passa, o che sarà.

William Butler Yeats
Dublino, 13 giugno 1865 – Roquebrune, 28 gennaio 1939

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