Specchio

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Sono d’argento e rigoroso. Non ho preconcetti.
Qualunque cosa io veda lo ingoio all’istante
così com’è, non velato da amore o da avversione.
Non sono crudele, sono solo veritiero—
L’occhio di un piccolo dio, quadrangolare.
Passo molto tempo a meditare sulla parete di fronte.
È rosa e macchiettata. La guardo da tanto tempo
che credo faccia parte del mio cuore. Ma c’è e non c’è.
Facce e buio si separano ripetutamente.
Ora sono un lago. Una donna si china su di me,
cercando di scoprire in me ciò che realmente è.
Poi si volge a quelle bugiarde, alle candele o alla luna.
Vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
Lei mi ricompensa con lacrime e un agitare di mani.
Sono importante per lei. Va e viene.
Ogni mattina è sua la faccia che prende il posto del buio.
In me ha annegato una ragazza e in me una vecchia
sale verso di lei giorno dopo giorno come un pesce tremendo.

Sylvia Plath
Boston 27 ottobre 1932, Londra 11 febbraio 1963

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