L’ordine delle cose

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L’albero del susino,
laggiù le gardenie a sinistra,
più in là il blù.
Il mare.
Dove, amore,
metteremo il mare?
Gli anni in quaderni gialli
e la risata dorata quando badiamo ai gatti.
In quale cofanetto dell’inverno
metteremo il temporale?
In solaio le ore della tua assenza.
Gli allori, i gerani,
la menta ai piedi
di questa promessa.
Vedrai
com’è imprevedibile la terra, amore,
se solo esisti.

Carmen Yanez
Santiago del Cile 1952

Quando ho letto questa poesia mi sono venute in mente le scatole di Cornell, opere create con la tecnica del collage, un collage scultoreo o a tre dimensioni.qui e qui le ho già citate.
Joseph Cornell, artista eclettico americano della prima metà del secolo scorso, costruisce delle scatole su misura nelle quali racchiude oggetti stravaganti ma anche ordinari, raccolti durante i suoi viaggi: fotografie, animali, copie di vecchi film, pipe, un bicchiere con un uovo, bussole, cucchiai, carte di viaggi e molto altro ancora. Alla fine ogni scatola diventa un mondo in miniatura, fatto di frammenti di una storia che l’autore ricompone attraverso le cose, le innumerevoli cose che, mute, fanno parte delle nostre vite.
E se si potesse avere una “scatola” dove conservare, per esempio, quel momento lì, sì proprio quello, che era bellissimo solo mentre lo vivevi? quel brivido lungo la schiena ? i baci di tua madre? il senso d’immortalità quando hai messo al mondo un figlio? un dolore indimenticabile e tuttavia dimenticato? un pensiero irripetibile? il riso, il pianto e le ore in cui siamo stati quello che non siamo più?

Annamaria Sessa

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5 responses to “L’ordine delle cose

  • poetella

    “il senso d’immortalità quando hai messo al mondo un figlio? ”
    m’ha colpito questa tua frase…perché è esattamente quello che ho provato quando…
    ecc ecc…
    poi è passato, però…
    😦

    Bella poesia

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  • lois

    Se solo si potessero congelare quei momenti nell’istante stesso in cui li stiamo vivendo, nella loro purezza, immagino che le nostre case sarebbero stracolme di scatole .. ma mi sa che ci tocca fare come Cornell, dei box non dei momenti nel loro compiersi ma nel loro vissuto, con la possibilità che siano già stati però già alterati, perché come scrive Barnes, la nostra vita non è altro che un insieme di storie che riscriviamo e raccontiamo ogni volta a seconda delle nostre preferenze!

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    • iraida2

      Lo so, d’altra parte chiunque racconti un fatto, un vissuto, inconsapevolmente, lo modifica. Questo perchè, nella narrazione, attribuisce maggiore o minore importanza a certi aspetti piuttosto che ad altri, a seconda della personale sensibilità, delle motivazioni, del coinvolgimento emotivo e così via. Uno stesso fatto, insomma, ha sempre molteplici chiavi di lettura.

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