Il banco d’ocra

lucciole

Tornavamo alle strade
per terre d’ombra e rampe di sangue.
Il timone dell’amore non ci sorpassava,
non ci precedeva più.
Aperta la tua mano,
me ne hai mostrato le linee:
vi sorgeva la notte.
Vi ho deposto una minuscola lucciola
affinché brillasse sul solco della vita:
anni di rinunce s’illuminarono di colpo
sotto quella lampada vivente
infatuata di noi.

René Char,
L’Isle-sur-la-Sorgue, 14 6 1907 – Parigi, 19 2 1988
da “La biblioteca è in fiamme” 1955
Trad. Francesco Marotta

Leggo, a volte, delle poesie il cui senso non subito e sempre comprendo. Eppure le sento risuonare dentro, mentre mi parlano dell’essere umano, delle sue ansie, le sue passioni, le sue speranze. E così credo che avesse ragione il poeta Antonio Gamoneda: a chi, una volta, gli aveva chiesto il significato di un certo verso di una sua poesia, rispose ”Quello che hai capito tu, quello vuol dire”

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