Esplorando il “relitto”

200508-12-2g

Dopo aver letto il libro di leggende
e caricato la macchina fotografica
e controllato il filo del coltello,
indosso
l’armatura di gomma nera
le assurde pinne
la maschera solenne e goffa.
Devo farlo
non come Cousteau con la sua
squadra assidua
a bordo del veliero inondato di sole
ma qui da sola.

C’è una scaletta.
La scaletta è sempre là
a pendere innocente
sul fianco del veliero.
Sappiamo a cosa serve
noi che l’abbiamo usata.
Altrimenti è una scoria che galleggia sul mare
solo un pezzo di attrezzatura.

Scendo.
Piolo dopo piolo e tuttavia
l’ossigeno mi immerge
la luce blu
gli atomi sottili
della nostra aria umana.
Scendo.
Le pinne mi impacciano,

striscio come un insetto giù per la scala
e non c’è nessuno a dirmi
quando comincerà
l’oceano.
All’inizio l’aria è blu e poi
un blu più intenso e poi è verde poi
nera vedo nero eppure
la mia maschera è potente
pompa il sangue con forza
il mare è un’altra cosa
il mare non è una questione di potere
devo imparare da sola
a muovere il mio corpo senza sforzo
nell’ elemento profondo.

E ora: è facile dimenticare
perché sono venuta
tra i tanti che hanno sempre
vissuto qui
agitando le loro code merlate
tra gli scogli
inoltre
quaggiù il respiro è diverso.

Sono venuta a esplorare il relitto.
Le parole sono intenzioni.
Le parole sono mappe.
Sono venuta a vedere il danno compiuto
e i tesori che persistono.
Passo il raggio della torcia
lentamente sui fianchi
di una cosa più eterna
dei pesci e delle alghe
la cosa per cui sono venuta:
il relitto e non la storia del relitto
la cosa in sé, non la leggenda
il viso affondato rivolto sempre
al sole
i segni del danno
consumati dal sale e dal rollio in questa bellezza logora
le costole della rovina
che macerano la loro protesta
tra gli intrusi esitanti.

Questo è il luogo.
E io sono qui, la sirena e le onde nere
dei suoi capelli, il tritone nella sua armatura
Giriamo in silenzio
attorno al relitto
sprofondiamo nella stiva.
Sono lei: sono lui

il cui viso affondato a occhi aperti dorme
il cui petto sopporta ancora la fatica
il cui carico d’oro, argento e rame riposa
al buio nelle casse
sprofondate mezze marce
siamo gli strumenti semidistrutti
che una volta tenevano in rotta
il giornale di bordo smangiato dall’acqua
la bussola incrostata

Siamo, sono, sei
per viltà o coraggio

l’essere che ritroviamo la via sin qui
fino a questa scena,
con un coltello, una macchina fotografica,
un libro di leggende
in cui
il nostro nome non compare.

Adrienne Rich
Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012
da “Esplorando il relitto”
traduzione di Liana Borghi

——————————-

(Dopo la lettura di “Esplorando il relitto” di Adrienne Rich)

Così mi pare di essere, a questo punto

della mia vita, una guerriera

che si arma fino ai denti per scendere,

piolo dopo piolo, ad esplorare “il relitto”

ciò che rimane di me stessa.

Sola, con il mio libro di leggende,

a constatare i danni,

a cercare i tesori rimasti incastrati

e lasciati a marcire.

Un tempo hanno orientato la mia rotta,

strumenti ormai inservibili

sono venuta per scoprire il relitto in sè,

non la leggenda del relitto

(i ricordi raccontano sempre

qualcosa che è “altro” da quello

che siamo diventati

Siamo, per viltà o coraggio l’essere che ritroviamo“).

Altre parole dovrò trovare,

per costruire mappe che orientino

un nuovo cammino.

Annamaria S.

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6 responses to “Esplorando il “relitto”

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