L’età dell’ombra

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Alcuni di questi fuochi di stelle sono di certo cenere ormai.
Mi gingillo nel cortile,
canticchiando vecchie canzoni che non dicono più niente a nessuno.
Il cappello dell’oscurità fa pendere il cielo notturno
pollice dopo pollice, piede nero dopo piede nero,
sopra Blue Ridge.

Com’era luminoso il fuoco del mondo, penso fra me e me,
prima dei capelli bianchi e la cenere dei giorni.
Scruto le costellazioni,
dimenticando qualsiasi cosa volevo dire.

Appena seduto, ho dimenticato cosa volevo dire.
Fuori il vento che irrompe fra gli alberi rigidi
come strappi nella stoffa.
Il ronzio annoiato d’una falciatrice
smorzato e inondante, cavallo immobile nel prato
vicino,
nessuna parola nell’orecchio, nessuna parola sulla punta
della lingua.
E’ laggiù, credo,
fra i fiori e appesa al vento e fra gli uccelli in volo,
e l’ho dimenticata,
foglia secca su un secco torrente.
La memoria non inganna, e si tiene rasente al suolo.

 

Charles Wright, Tennesee 25 8 1935
da “Breve storia dell’ombra”
traduzione di Antonella Francini

Wright, premio Pulitzer per la poesia nel 1998, ha tradotto in inglese La Bufera di Montale.

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