Il pianista

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Quella tastiera, lui vi ritornava ogni mattina,

era così da quando aveva creduto

di udire un suono che avrebbe cambiato la vita,

ascoltava, martellando il nulla.

*******

E così percorreva un suolo fradicio.

La musica, nient’altro che un bagliore

all’orizzonte di un cielo che restava cupo,

credeva che vi si addensasse il lampo.

*******

Invecchiò. E il temporale lo rinchiuse

nella sua casa dai vetri illuminati.

Le sue mani sulla tastiera smarrirono il sogno.

*******

E’ morto? Che si alzi, nel buio,

e socchiuda la porta, ed esca! Senza sapere

se sia il giorno che spunti o la notte che cali.

******

Yves Bonnefoy, 

Tours Francia, 24 giugno 1923

da “Cancellare oltre” in “L’ora presente” trad. Fabio Scotto

L’uomo cerca di dare anche alla musica una forma, nel tentativo di dare un senso a una realtà che, ammesso che ne abbia uno,  gli sfugge. Ma la musica, come la poesia, come la vita, non può stare nelle forme, perchè  “La musique, plus rien qu’une lueur / À l’horizon d’un ciel qui restait sombre”  ( La musica, nient’altro che un bagliore/ all’orizzonte di un cielo che restava cupo).


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