Ad ogni 1° maggio della “mia meglio gioventù”

2015-05-01 09.11.11

ricordi quando pensammo di fermare il tempo
coi palmi delle mani aperte
e parole, parole, infinite parole
una teoria di parole
come incantamenti
scorrevamo per le strade come torrenti in piena
trasformati in bandiere di noi stessi
trascinati a valle inarrestabilmente
annichiliti da una diga di sangue e violenza
dall’ottusa crudeltà di chi si volle avanguardia
d’umanità imbastardita dall’ecolalia degli slogan
ah, come fu duro il silenzio
-dopo-

Franca Figliolini

Il primo maggio del 1970, ero in piazza Plebiscito a Napoli. Per il terzo anno consecutivo, partecipavo per ricordare le lotte e le morti di tanti lavoratori che si erano battuti per i propri diritti e per quelli delle generazioni future ( ma si sa, abbiamo tutti una memoria corta)
Il colore delle bandiere era un dettaglio, io, come tanti altri miei coetanei eravamo contro le guerre, credevamo che fosse possibile abbattere le disuguaglianze, credevamo che tutti dovessero avere una possibilità. Credevamo nella giustizia sociale e avevamo un grande sogno: volevamo cambiare il mondo.
Non ci siamo riusciti, ma ci abbiamo provato.

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6 responses to “Ad ogni 1° maggio della “mia meglio gioventù”

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