La lunga catena dell’àncora

barca riflesso

 

Si dice
che delle barche appaiano nel cielo
e che di alcune
la lunga catena dell’ancora può discendere
furtiva verso la nostra terra.
L’àncora cerca sui nostri prati, in mezzo agli alberi,
il luogo in cui appigliarsi,
ma subito un desiderio di lassù l’afferra,
la barca d’altronde non è di qui,
ha il suo orizzonte dentro un altro sogno.

Accade, tuttavia,
che l’ancora sia, diremmo, straordinariamente pesante,
e quasi trascini a terra gli alberi, piegandoli.
L’avrebbero vista attaccarsi alla porta di una chiesa,
sotto l’arcata in cui è cancellata la nostra speranza,
e qualcuno di quest’altro mondo ne discendesse,
goffamente, lungo la catena tesa, violenta,
per liberare il suo cielo dalla nostra notte.
Ah, che angoscia, quando lavorò contro la volta,
afferrando con le mani la sua strana spada, perchè bisogna
che qualcosa addestri in noi lo spirito
in questa traversata che la parola
tenta, senza sapere niente, verso un’altra riva?

Yves Bonnefoy, Tours Francia, 24 giugno 1923
da La longue chaîne de l’ancre
traduzione di Blumy

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