Alloggio provvisorio

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Non ho mai conosciuto gli inquilini della mia vita.
Né ho saputo quando escono, quando entrano,
in quale ignota stazione riposano le loro miserie.
Le donne sono uscite da questo corpo sbattendo le porte
lamentandosi della mia tristezza,
in alcuni periodi si sono lamentate dell’umidità
del troppo freddo, di qualche strana muffa nell’armadio.

Gli inquilini della mia vita se ne vanno sempre senza pagare
e il patio resta di nuovo deserto
in questo hotel di passaggio dov’è sempre notte.

 

Federico Díaz-Granados, Bogotá (Colombia) 1974
da “Alloggio provvisorio”
traduzione di Alessio Brandolini

Fili d’aquilone n. 38

Alla prima lettura si ha la sensazione di un messaggio negativo, specialmente nel primo verso: gli alloggi provvisori sono le nostre esistenze, nostre ma a volte inesplorate, attraversate da sconosciuti inquilini che vanno e vengono, come le esperienze della vita: alcuni ci amarono, altri non abbiamo amato o non ci amarono e, pendolari della notte, hanno abitato una stanza della nostra anima, senza lasciarvi nulla.
Eppure, nei versi si sente scorrere la magìa del tempo: il presente, il passato e il persistere della memoria. Siamo alloggi provvisori dove restano per sempre i ricordi e alla fine anche noi siamo viaggiatori nella notte, nel tempo che è eterno.


4 responses to “Alloggio provvisorio

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