Il ventaglio di pizzo nero che mi ha dato mia madre

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Fu il primo regalo che lui le fece,
comprato per cinque franchi alle Galeries
nella Parigi anteguerra. Si soffocava.
Una siccità senza stelle rendeva le notti burrascose.

Rimasero in città per l’estate.
Si incontravano nei caffè. Lei era sempre in anticipo
Lui in ritardo. Quella sera era ancora più in ritardo.
Gli incartarono il ventaglio. Lui guardò l’orologio.

Lei guardò giù per il Boulevard des Capucines.
Ordinò un altro caffé. Si alzò.
Le strade si stavano svuotando. Il caldo era micidiale.
Le sembrò che la distanza odorasse di pioggia e lampi.

Queste sono rose selvatiche, applicate a mano sulla seta,
colte col buio, cucite con punti svelti, decisi.
Il resto è di tartaruga e ha la reticente,
distinta pazienza del suo elemento…

Il passato è la terrazza vuota di un caffé.
Un afoso crepuscolo prima del tuono. Un uomo che corre.
E non c’è un modo ora di sapere cosa accadde allora –
neanche uno – a meno che, ovviamente, non si improvvisi…

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
da “Outside History” in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti

 

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“La storia non è lo studio delle origini ma è l’analisi di tutte le mediazioni attraverso cui il passato è diventato il nostro presente” (Dalla prefazione della stessa Boland alla raccolta “Tempo e violenza”)


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