La poesia che prese il posto di una montagna

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Era là, parola per parola,
La poesia che prese il posto di una montagna.

Ne respirava l’ossigeno
Persino quando il libro stava voltato nella polvere del tavolo.

Gli ricordava come avesse avuto bisogno
Di un luogo da raggiungere nella direzione sua,

Come avesse ricomposto i pini,
Spostato le rocce e trovato un sentiero fra le nuvole,

Per arrivare al punto d’osservazione giusto.
Dove sarebbe stato completo di una completezza inspiegata:

La roccia esatta dove le sue inesattezze
Scoprissero infine la vista che erano andate guadagnando

Dove potesse coricarsi e, fissando il mare in basso,
Riconoscere la sua casa unica e solitaria.

 

Wallace Stevens
Reading, 2 ottobre 1879 – Hartford, 2 agosto 1955
in “IL mondo come meditazione”

 

La poesia può creare un mondo e il poeta non ha bisogno di sofisticati concetti o costruzioni grammaticali inconsuete. Bastano le cose che ci circondano, perchè la poesia non ha un carattere epico ed eccezionale, è una esperienza continua, quotidiana, consueta….

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3 responses to “La poesia che prese il posto di una montagna

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