Gli Ulissidi

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Alla spiaggia di uno stesso sogno

sospinti da un’ondata 

nei gorghi il capo e le braccia

e gli sguardi insondabili dei pesci

labbra e lingue fiorite d’alghe

nella striscia in cui le onde si rivolgono

animali immemori della loro natura

usando le gambe come code.

 

Con le dita immerse nella seta

dorata della sabbia, la pelle dei fiori

ci levammo asciutti di vento tepido, le gole inumidite

dalle noci di cocco

e finalmente camminammo uomini eretti

bellicosi sazi per sterminare

incorporare vincere

assoggettare schiavi spezzare lusinghe.

 

A un abisso di disperazione

ci spingeva la necessità di distruggere.

Distruggere e abbandonare e continuare la strada

con il pretesto di voler tornare

guai ad Orfeo che si attardava voltandosi indietro

Omero cieco e separato dagli altri.

Uno fra i tanti mi insegnò

a tagliare con coltello nitido

la carne vicino all’osso.

 

Valendoci di molti abili inganni per giustificare la fame

vera inquieta che ci spingeva

 

a perdere ogni volta tutto.

 

 Daniela  Bisutti, poeta milanese contemporanea


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