uno

 

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uno finisce che si sveglia un giorno

e dice ma che cazzo ci sto a fare

o qualcosa del genere qualcosa

del tipo basta lo vedi si posa

sempre la stessa polvere in soggiorno

la togli e torna e tutto ciò che pare

nuovo è solo un anello del collare

di tutta questa roba appiccicosa

che più ti muovi e più si stringe intorno

per tenerti al tuo posto nello stormo

di questa specie che ha evoluto in strame

vivificato nella terra smossa

ogni anello trascorso nella fossa

che s’incatena fino a me che dormo

e mi risveglio a me che sazio ho fame

un’altra volta e sento queste lame

ficcarsi tutte dentro per la scossa

di quella forza lenta in cui mi sformo

e che mi renderà simile a loro

……………………………………………………

uno un giorno si sveglia con l’affanno

e gli sembra ogni cosa sia finita

o se non altro che abbia perso il conto

di quante cose infinite nel raffronto

con le passate paiono un inganno

ricordi dice quando questa vita

era davvero vita e la partita

ancora tutta da giocare e pronto

al gioco il giocatore ignoto il danno

sì lo ricordo e so che quella mano

era truccata allora e che s’acquista

solo perché si spenni meglio il gonzo

………………………………………………………..

 

Gabriele Frasca, Napoli 1957

nell’antologia ” Parola plurale” Sossella editore 2005

 

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