…dici, parlami del mare

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Amica mia, dici,

parlami del mare.

 

E ti racconto della mia infanzia

che mi insegnò a guardare

la terra come terra,

come cielo il mare.

 

La valle, la montagna,

erano la realtà.

Il mare l’incertezza

il sogno, l’inquietudine.

 

E io, tu lo sai bene,

sono rimasta con il mare.

 

Un giorno vicino al molo

un vecchio pescatore,

tra le mani da bambina

mi mise una conchiglia.

 

La portai all’orecchio, ne riconobbi il suono

e iniziò a diventarmi

fugace il cuore,

come fragile barca

che porta una canzone.

 

Attraverso le mie vene che partono

da un lontano Simbad,

me ne vado, strano cammino,

a cercare un altro mare

dove un giorno mi vedranno

navigando a caso,

la distanza negli occhi,

il viso contro il vento.

 

Ancora mi bacia le labbra

il sapore del sale.

 

Amica mia, dici,

parlami del mare.

 

Meira Delmar

 Barranquilla ( Colombia) 21 4 1922 – Barranquilla, 18 3 2009

Traduzione dallo spagnolo di Giulia Spagnesi

 

 

Da sempre il mare ha rappresentato l’ignoto e il desiderio di avventura. La terra, invece,  è la concretezza, è quel “principio di realtà” che ogni volta ci ricorda i limiti umani…ma anch’io credo di avere avuto sempre la vocazione a “rimanere col mare” anche se molto spesso mi sono fatta “male”

….La valle, la montagna, /erano la realtà. /Il mare l’incertezza /il sogno, l’inquietudine.

E io, tu lo sai bene,/sono rimasta con il mare….

 

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