L’altra sponda

 

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Da questa parte della parola c’è l’uomo

con il silenzio e la solitudine del mondo,

sempre dalla parte dove invecchia l’amore

e il caso imbrunisce.

È da questa parte della parola che arde ancora per i ricordi

dove si respira l’uomo e le sue dimenticate faccende,

i suoi angeli della fame, i suoi vestiti da dopoguerra.

Qui s’intuisce l’uomo che bussa a porte che non si aprono

i mutilati segnali di non essere mai arrivato a un porto sicuro.

 

Fuori restano i volti,

le parole ammassate che rendono conto delle cose disfatte

e le immagini scolorite di città che non conosciamo.

Questa musica e l’arte di camminare parlando da soli

calpestando i resti di foglie secche.

Là ci sono le grammatiche e i falò

che ci aspettano con pazienza

per ricominciare, un’altra volta e per sempre,

la festa.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da La fretta dell’istante 2015

Traduzione di Alessio Brandolini

 

Di qua la fugacità del tempo, la certezza dell’effimero che siamo, la paura della solitudine, la sensazione di non essere mai nel punto esatto della vita: il silenzio.  Dall’altra parte la parola, che rafforza i nostri ricordi, che dà forma alla nostra quotidianità, che ci ricorda quanto sia bello e insieme terribile vivere,  ci fa amare la musica, la letteratura, l’arte. La parola che ci aspetta,  ci permette di ri-costruire noi stessi,  ogni volta. E  ripartire.

Annamaria S.

 

 

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