Emmanuel e Chinyery, quel dolore universale

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Ma che colpo al cuore quando, su un liso
cartellone… Mi avvicino, guardo il colore
già d’un altro tempo, che ha il caldo viso
ovale dell’eroina, lo squallore
eroico del povero, opaco manifesto.
Subito entro: scosso da un interno clamore,
deciso a tremare nel ricordo,
a consumare la gloria del mio gesto.
[…]
Entro nell’arena, all’ultimo spettacolo,
senza vita, con grigie persone,
parenti, amici, sparsi sulle panche,
persi nell’ombra in cerchi distinti
e biancastri, nel fresco ricettacolo…
Subito, alle prime inquadrature,
15mi travolge e rapisce… l’intermittence
du coeur. Mi trovo nelle scure
vie della memoria, nelle stanze
misteriose dove l’uomo fisicamente è altro,
e il passato lo bagna col suo pianto
[…]
Eppure, dal lungo uso fatto esperto,
non perdo i fili: ecco… la Casilina,
su cui tristemente si aprono
le porte della città di Rossellini…
Ecco l’epico paesaggio neorealista,
coi fili del telegrafo, i selciati, i pini,
i muretti scrostati, la mistica
folla perduta nel daffare quotidiano,
le tetre forme della dominazione nazista…
Quasi emblema, ormai, l’urlo della Magnani,
sotto le ciocche disordinatamente assolute,
risuona nelle disperate panoramiche,
e nelle sue occhiate vive e mute
si addensa il senso della tragedia.
è lì che si dissolve e si mutila
il presente, e assorda il canto degli aedi. 

 

Pier Paolo Pasolini

dal poemetto “La ricchezza” in “La religione del mio tempo”

 

 

Sempre mi capita, quando non capisco l’assurdità del presente, di andare a cercare negli scritti di  Pier Paolo Pasolini un senso a ciò che accade in questo mondo ma  soprattutto  nel cuore degli uomini. I versi fanno parte di un poemetto “La ricchezza” ne “La religione del mio tempo” del 1972. Pare che  in una sera come tante, passeggiando per trastevere, P.P.P. avesse visto su un muro il manifesto del film “Roma città aperta”. Una folgorazione! L’urlo della Magnani  nell’ultima sequenza è, per il poeta,  l’emblema del dolore universale, quello che non è di uno solo ma di cui è testimone e partecipe l’umanità intera.   La storia tragica di Emmanuel e Chinyery, è fuori dalla storia e degna del canto di un aedo.

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