Al mio …amico lontanissimo*

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Atardecer

 

Apreso esta tarde que se aproxima

entre el rumor vacilante de los álamos

y el latido casi humano de las casas.

Apreso el desamparo agreste de los páramos,

donde mi sombra – con pinceladas

de nieve – va dibujando temerosa

la imponderable presencia del sueño.

Apreso también, especialmente, una mirada

que desde lo aparente se derrama

en busca del más oculto hilo de silencio.

De silencio y de sentido.

Lugar donde las palabras

se acaban afirmando y donde el dolor

– ese destino ineludible y solitario –

es un “lobo devorador

que se calla (sólo) un instante

para después morder mejor” 1

 

Victor Oliveira Mateus

Lisbona 1952

de “He muerto… y he resucitado”

 

1 “lobo devorador

que se calla (sólo) un instante

para después morder mejor”

citazione dalla poesia  “Dolor” di Juan Ruiz Peña. 

 

 

*  13.000 chilometri. Lo scrivo in cifre, perché risalti meglio quanta parte di terra e di mare ci divide, Luigi Maria. Da te è primavera, qui,  al tramonto di un pomeriggio d’autunno, leggo questa poesia. Non tutte le parole mi sono chiare, ma  il ritmo della lingua racconta un paesaggio, un perdersi in esso e  l’ansia di cercare nel silenzio un senso al dolore, alla vita, a tutto…. e  noi siamo più vicini di quanto crediamo!

Dolce sera a te, amico lontanissimo!

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