La donna del poeta

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In cortile mi lavavo
Mi lavavo all’aperto ch’era notte.
Di grezze stelle ardeva il firmamento.
Il loro raggio è sale sull’accetta. La botte
colma, orli rasi, ghiaccia e si rapprende.

La porta del cortile è ben sprangata;
la terra, secondo la coscienza, è dura.
Troverai a stento più puro ordito della
verità d’una tela fresca di bucato.

Una stella si discioglie come sale nella botte,
più buia è l’acqua gelida,
più pura la morte, più salata la sventura,
ed è più vera e più terribile la terra.

 

Osip Mandel’štam, Varsavia 15 1 1891 – Vladivostok 27 12 1938.

 

da “Ottanta poesie”

a cura di A. Faccani

 

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Anche questa poesia è una delle tante che Nadezda Mandel’stam imparò a memoria, per salvarla dalla furia cieca dello stalinismo. E’dolorosa e commovente la storia di Nadezda e Osip. Il poeta russo, osteggiato e vittima del regime, incarcerato più volte, muore in un gulag siberiano. Nadezda, non fidandosi di nessuno, porta con sè a memoria le poesie del marito in esilio e, solo dopo la morte di Stalin, riuscirà a farle pubblicare anche in Russia.
Che bella storia d’amore!

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