Amo il mio corpo

fellow_sufferer_by_suzythebutcher

 

[…]  Amo questo corpo vecchio e la sostanza

della sua miseria clinica.

La dimenticanza

dissolve la materia riflessiva

davanti ai grandi vetri

della menzogna.

Ormai

tutto è risolto.

In me non c’è causa. In me non c’è

più stanchezza e

un’antica distrazione:

passare

dall’inesistenza

all’inesistenza.

È

un sogno.

Un sogno vuoto.

 

Ma succede.

Io amo

tutto quello che ho creduto

vivere in me.

Amai le mani

grandi di mia madre e

quel metallo antico

dei suoi occhi e quella

stanchezza piena di luce

e di freddo.

Disprezzo

l’eternità.

Ho vissuto

e non so perché.

Adesso

devo amare la mia propria morte

e non so morire.

                     Che sbaglio.

 

 

Antonio Gamoneda, Oviedo (Spagna) 30  5  1931

Da “Canzone erronea”

Traduzione di Alberto Pellegatta

 

 

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