Gianni Rodari, due poesie.

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Il dittatore

Un punto piccoletto,

superbioso e iracondo

“dopo di me – gridava –

verrà la fine del mondo!”

Le parole protestarono:

“Ma che grilli hai pel capo?

Si crede un Punto – e – basta,

e non è che un Punto – e – a – capo”.

Tutto solo a mezza pagina

lo piantarono in asso,

e il mondo continuò

una riga più in basso.

 

Qualcuno che la sa lunga
mi spieghi questo mistero:
il cielo è di tutti gli occhi
di ogni occhio è il cielo intero.

È mio, quando lo guardo.
È del vecchio, del bambino,
del re, dell’ortolano,
del poeta, dello spazzino.

Non c’è povero tanto povero
che non ne sia il padrone.
Il coniglio spaurito
ne ha quanto il leone.

Il cielo è di tutti gli occhi,
ed ogni occhio, se vuole,
si prende la luna intera,
le stelle comete, il sole.

Ogni occhio si prende ogni cosa
e non manca mai niente:
chi guarda il cielo per ultimo
non lo trova meno splendente.

Spiegatemi voi dunque,
in prosa od in versetti,
perché il cielo è uno solo
e la terra è tutta a pezzetti.

Gianni Rodari

Omegna 23 ottobre 1920,   Roma 14 aprile 1980

Oggi, 14 aprile, sono passati esattamente 37 anni dalla morte di Gianni Rodari,  uno tra i massimi   scrittori per ragazzi del novecento.   Rinnovò la letteratura per l’infanzia, raccontando  ai bambini, con ironia surreale, comicità  e intelligenza,  il mondo reale con le sue contraddizioni. 

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